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Seid Visin , una morte che ci pesa addosso come un macigno , la lettera che scuote l’anima

Seid Visin , una morte che ci pesa addosso come un macigno Seid Visin era nato in Etiopia vent’anni fa. Aveva giocato nelle Giovanili del Milan (anche con Donnarumma) e del Benevento. Per un po’ era stato seguito anche da Mino Raiola. Poi aveva deciso di tornare a Nocera Inferiore per conseguire il diploma al liceo scientifico, abbandonando così il sogno del calcio professionistico.
Lì è stato trovato, senza vita, nella sua abitazione.  Ha colpito anche noi di Positanonews questa morte e ci vogliamo tornare con la lettera che ha pubblicato Andrea Scalzi.
Qualche mese fa aveva inviato una lettera agli amici e allo psicoterapeuta. Leggerla adesso fa malissimo, perché forse spiega la sua scomparsa. E perché di sicuro mostra un paese – il nostro – arretrato, incivile, ignorante e incarognito. Ecco le sue parole.
“Sono stato adottato da piccolo. Ricordo che tutti mi amavano. Ovunque fossi, ovunque andassi, tutti si rivolgevano a me con gioia, rispetto e curiosità. Adesso sembra che si sia capovolto tutto. Ovunque io vada, ovunque io sia, sento sulle mie spalle come un macigno il peso degli sguardi scettici, prevenuti, schifati e impauriti delle persone”.
“Ero riuscito a trovare un lavoro che ho dovuto lasciare perché troppe persone, specie anziane, si rifiutavano di farsi servire da me e, come se non mi sentissi già a disagio, mi additavano anche come responsabile perché molti giovani italiani non trovassero lavoro. Dentro di me è cambiato qualcosa. Come se mi vergognassi di essere nero”.
“Non voglio elemosinare commiserazione o pena, ma solo ricordare a me stesso che il disagio e la sofferenza che sto vivendo io sono una goccia d’acqua in confronto all’oceano di sofferenza che sta vivendo chi preferisce morire anziché condurre un’esistenza nella miseria e nell’inferno. Quelle persone che rischiano la vita, e tanti l’hanno già persa, solo per annusare, per assaggiare il sapore di quella che noi chiamiamo semplicemente “Vita”.
È una lettera che sembra scritta nel Sudafrica dell’apartheid. Nella Louisiana di due secoli fa. Invece è scritta rivolgendosi all’Italia del 2021.
Un paese così non ha speranza. Poi non stupiamoci se abbiamo i politici che abbiamo, se i social spesso sono fogne a cielo aperto e se l’unica cosa che in Italia non va mai in crisi è l’ignoranza più totale.
Siamo a fine corsa. E quella di Seid non è una fatalità: è omicidio. Il colpevole? La cattiveria di questi nostri tempi schifosi e osceni.
Tutto questo è terrificante.
Una lettera che scuote l’anima

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