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Praiano.  “I migliori anni della nostra vita” di Rodolfo Baldassarri

A Praiano, martedi 15 giugno, in Piazza San Luca,alle ore 19.00, presentazione del nuovo libro di Rodolfo Baldassarri.

“I migliori anni della nostra vita”, è il prosieguo della trilogia “Il filo rosso del destino”. Rodolfo Baldassarri racconta, con il suo nuovo libro, la parabola di una vita, la ricerca della felicità e il cammino da percorrere per raggiungerla. Il protagonista del romanzo, Valerio, è un uomo che pur soffrendo ha la capacità caparbia di inseguire il suo destino e di ritrovare la strada del cuore.Una strada impervia che si snoda in luoghi da sogno: Amalfi, Positano, Maremma Toscana, Crete Senesi e il Tirolo con il suo Wilder Kaiser sono solo alcuni dei posti in cui Valerio vivrà il suo destino.

“Questo romanzo rappresenta per me qualcosa di particolare. Un cambiamento con il passato. Molto personale e sofferto, scritto con dolore, sangue e amore. La mia storia. Mi auguro che i lettori apprezzino il mio lavoro.” Rodolfo Baldassarri

“E poi lei,
lei che dona miele e ambrosia alle ore trascorse insieme.
Il mistero del suo corpo che si rinnova.
Quante interminabili dolci notti di primavera abbiamo assaporato.
Com’è sublime perdermi nell’infinito dei suoi occhi verdi,
verdi come l’incanto di questa isola da sogno.”
Trama
Una storia d’amore che finisce è sofferenza. Ne è conscio Valerio, che dopo la rottura della relazione con Anna è caduto in un baratro dal quale fatica a riemergere. Ma è anche opportunità: di riscoprire sé stesso, di vedere ciò che prima era offuscato da un amore tossico.

E quando sulla sua strada compare Maria, Valerio capisce che da una relazione si può tornare a vivere, di nuovo.
La cornice la forniscono luoghi da sogno come il Tirolo e il suo Wilder Kaiser, la Maremma, la Costiera Amalfitana o la bellissima Sardegna.

Rodolfo Baldassarri è nato a Nettuno il 16 Aprile 1966 e cresciuto in riva al mare di Tor San Lorenzo (Ardea). Le radici contadine della sua famiglia affondano nel lontano 1957, anno in cui la famiglia di suo nonno paterno si trasferì dalle Marche ad Ardea. Da parte di madre invece le origini sono ben radicate nel Lazio, in un piccolo paesino dei Monti Lepini: Prossedi. Durante gli studi universitari ha fondato il giornale di cultura e politica di Roma e provincia dal titolo Eureka. Dal 1993 ha prestato servizio presso la Camera dei Deputati come addetto all’ufficio stampa del Vice Presidente On. Alfredo Biondi. Dopo aver conseguito la Laurea in Scienze Politiche nel 1996 ha deciso di recarsi all’estero, in Germania, dove ha frequentato l’Università di Halle/Saale come borsista. Dopo una breve parentesi italiana, nel 2001 si è trasferito nuovamente all’estero, questa volta nel Tirolo austriaco, prima a Kufstein e ora vicino Kitzbühel dove vive e lavora. Dopo aver pubblicato oltre duecento articoli di politica, cultura e attualità, due libri di poesie e una raccolta di saggi, nel 2010 ha pubblicato il suo primo romanzo In riva al mare, seguito dal secondo due anni dopo “Infinito. Nel 2016 il terzo: Come le onde”, già tradotti anche in lingua tedesca e inglese. L’autore ha ricevuto nel 2017 il Premio Internazionale di Letteratura “Napoli Cultural Classic”, XI Edizione di in Costiera Amalfitana.

Generico giugno 2021

May be an image of 2 people, including Rodolfo Baldassarri, people standing and text that says 'ancora neir I MIGLIORI ANNI DELLA NOSTRA VIA COMUNEDI PRAIANO incostiera Amalfitana.it Martedì 15 Giugno, ore 19.30 PRAIANO Piazza San Luca Salotti letterari Rodolfo Baldassarri "I migliori anni della nostra vita" (Forever) Premi Alto Impegno Culturale Software Studio Paolo Speranza, Storico del Cinema Direttore Cinemasud Mariangela Petruzzelli, Giornalista-Autrice RAI Costantino Catena, Pianista- Yamaka Artist Vincenzo Albano, Organizzatore teatrale Distretto Turistico Costa d'Amalfi premiano Nino Melito Petrosino pronipote Petrosino, Olga Chieffi, Mariangela Fornaro, Lucia Lena Rosapepe conduce Alfonso Bottone direttore organizzativo .incostieraamalfitana.it interventi dei Segni Distintivi RODOLFO BALDASSARRI ROMANZO ..invitiamo usare la mascherina nel corso dell evento. Grazie!'

Generico giugno 2021

anteprima delle prime 10 pagine

I migliori anni della nostra vita  un romanzo di Rodolfo Baldassarri   Il sequel della trilogia il filo rosso del destino
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Prefazione
Come mai è così difficile uscire da una relazione palesemente tossica e malsana? Per quale
motivo è ancora più arduo riprendere in mano la propria vita quando tale relazione finisce?
Rodolfo Baldassarri affronta un argomento di estrema complessità da una prospettiva
inconsueta. Solitamente, infatti, il narcisista è uomo e la sua vittima è donna, ma in questo
romanzo troviamo i ruoli invertiti e scopriamo come la presa del “carnefice”, il suo abuso
psicologico e le sue manipolazioni, possano portare un uomo alla propria totale svalutazione,
dissociazione e disumanizzazione. Anche se l’uomo in questione è l’affascinante scrittore di
successo Valerio Redi, già protagonista della trilogia Il filo rosso del destino.
I migliori anni della nostra vita non è solo la storia della fine di un rapporto insano e della
devastazione che la relazione e il distacco hanno prodotto nella vittima. Questo romanzo è
anche il racconto toccante, emozionante, vibrante e vivido della nascita imprevista di un
nuovo amore, con tutte le sue incertezze ed i suoi palpiti. Un sentimento tenero e dolce che ci
fa sorridere, sperare e sognare, esattamente come avviene per il protagonista.
I migliori anni della nostra vita è al tempo stesso il resoconto di un lungo e tormentato
viaggio verso la maturità, durante il quale interrogarsi sul senso dell’esistenza, in un percorso
sia lineare che retrospettivo ed introspettivo. In tale cammino Valerio è guidato da un “Grillo
Parlante”, che lo sprona, stuzzica e incoraggia. Una figura femminile forte e a volte
spietatamente diretta, che costituisce la sua ancora di razionalità e che conferisce
un’accezione nuova e più ampia ad uno dei motti più ricorrenti nelle opere di Rodolfo
Baldassarri: “Il vero amore torna sempre indietro.”
Ci sono molti altri personaggi significativi che segnano i passi del percorso, sia nel passato
che nel presente del protagonista: alcuni hanno raggiunto la saggezza e la visione proprie di
chi ne ha viste e vissute tante, altri hanno trovato un “loro” senso della vita e della felicità
nella famiglia, nella tradizione, oppure nella passione che li ha portati a realizzare un sogno. A
volte si tratta di personaggi solitari, appagati anche se in cerca d’amore, in altri casi di persone
che vivono una relazione sentimentale di lunga data; perché la risposta alla domanda: qual è il
senso della vita? non può che essere diversa per ciascuno di noi.
Silvia Matricardi
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Capitolo I
“Nulla accade per caso”
“Altre valigie da portar giù, Cerco le chiavi di casa
Ma questa non è casa mia, Più mia. I libri
Quelli li ho portati via, Anche l’ultimo sguardo,
L’ultima fotografia.
Quella di nonna bambina”
(“Dimmelo tu cos’è?” A. Venditti)
Kufstein, Maggio 2019
“Ma come abbiamo fatto ad arrivare a questo punto? Dove abbiamo sbagliato?”
Passandosi stancamente una mano tra i capelli, Valerio non riusciva ad impedire alla sua
mente di cercare affannosamente una spiegazione, un motivo che gli consentisse di
comprendere perché si ritrovava a ricominciare da capo, col cuore a pezzi e mille domande
senza risposta.
“Come ho fatto a non accorgermi che tutto si stava sgretolando? Come ho potuto non capire
che noi eravamo solo un castello di sabbia in attesa di essere cancellato dalle onde del mare?”
Con un sonoro sbuffo ed una scrollata di capo, Valerio chiuse di scatto il dannato diario, che
non faceva che peggiorare il suo pessimo umore, e si diresse in cucina, borbottando tra sé.
“Cartoni su cartoni da aprire, una vita da reimpostare – borbottava quasi grugnendo, mentre
apriva uno dei pochi cassetti già riempiti – E i libri! Quanti libri da mettere a posto”.
La moka rossa, quella che gli aveva regalato proprio lei, Anna, sembrava quasi guardarlo con
aria strafottente: “Ma certo, ovviamente, anche il caffè mi ricorderà sempre la mia vita
romantica deludente!” Sentenziò, sfogando parte della sua frustrazione nello svitare
energicamente il diabolico strumento. Con gesti meccanici eseguì il rituale italiano di
preparazione che gli era sempre stato tanto caro, ma che in quel momento gli sembrò aver
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perso ogni sacralità. Riavvitata finalmente la moka, la mise sul fornello e attese, le mani nelle
tasche slabbrate dei vecchi pantaloni della tuta, i piedi scalzi sempre più freddi e la tempesta
negli occhi. Neanche l’allegro gorgoglio e l’aroma che riempiva l’appartamento gli furono di
conforto: il malumore non accennò ad attenuarsi.
Lo sguardo di Valerio fu lentamente attirato dalla finestra del piccolo balcone e
dall’incantevole candore delle mura della fortezza di Kufstein, di cui poteva scorgere una
suggestiva visione panoramica. “Caro vecchio appartamento, non mi ricordavo di quanto fossi
piccolo – ammise sorseggiando il caffè – ma la vista che mi hai offerto da questa finestra è
sempre stata fantastica.”
Stanco e frustrato, Valerio si lasciò quindi attrarre dal piccolo divano, dove si distese
pigramente e riuscì perfino a trovare una posizione incredibilmente comoda, a dispetto della
sua statura non certo contenuta.
Si trovò solo, e quella solitudine improvvisa lo assalì come un gelo.
A quel punto chiuse gli occhi per rilassarsi un po’, ma fu un errore, perché immediate,
incontrollabili e dolorose come una raffica di lame nel cuore, lo travolsero le immagini del
suo primo incontro con Anna, avvenuto meno di due anni prima. Anna con gli occhi di notte e
la bocca di fragola.
“Accidenti a te, e accidenti a me!” gridò alzandosi di scatto, solo per lasciarsi attrarre di
nuovo dal diario e ritrovarsi a sfogliare le pagine alla ricerca dei suoi appunti dell’epoca.
“Eccoti: vediamo… sì, 31 dicembre 2017”
Finirà quest’anno maledetto? Perché non posso semplicemente cancellarlo con un
colpo di spugna e ricominciare da capo? Basta, basta, basta! Non ne posso più.
Ho deciso: torno in Italia, mi serve una vera pausa e al Diavolo tutto e tutti.
Sono stato all’Inners, da Thomas e Niklas. Forse, dopo tutto, esce fuori qualcosa di
buono da quest’anno terribile. Ho visto un angelo stasera. Una fata. È stato un colpo
di fulmine a ciel sereno. Se davvero esiste l’anima gemella sono sicuro che è lei.
Mi sono perso in due occhi neri e profondi come la notte, Cristo mi tremavano le
gambe quando mi ha sorriso con quelle labbra carnose come fragole mature.
Le nostre anime si sono riconosciute, ne sono sicuro, ho visto in quegli occhi la stessa
magia che mi bruciava dentro, la stessa passione.
Ecco perché fino ad ora non ho avuto fortuna in amore. È bastato vederla per capirlo.
Per essere felice devi incontrare la persona giusta, l‘amore vero e finché non lo
incontri non c‘è storia sentimentale che possa funzionare: è destinata a fallire in
partenza. E io l‘ho incontrata stasera, finalmente, la mia anima gemella. E non ho
dubbi, perché non mi sono mai sentito così prima. Sono felice.
Voglio con tutto me stesso l’amore vero, quello che sconvolge le esistenze degli
uomini. Quello per cui vale la pena di rimanere e combattere e che dona un senso a
tutta la vita.
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Tutte le donne che ho amato fino ad ora, tutti i corpi che ho esplorato e posseduto,
tutti gli incavi del cuore su cui mi sono addormentato, tutte le notti trascorse in follie
d‘amore, non sono state altro che una lunga e continua preparazione a questo
incontro.
Ormai ne ho la certezza: potrei incontrare altre mille donne e viaggiare fino alla fine
del mondo, ma nessuna mi potrà mai dare tutte le promesse racchiuse in quello
sguardo di notte e in quel sorriso di fragola che stasera mi hanno fatto assaggiare la
felicità assoluta, devota, insana che cambierà per sempre la mia vita.
Kufstein, 31.12.2017
Cullato dalla dolcezza dei ricordi evocati da tali note vergate d‘impulso, ninnato dai brividi
del loro primo bacio e accarezzato dalle immagini di tante notti appassionate, tra le braccia di
Anna, Valerio s‘addormentò, con un sorriso a fior di labbra e il diario poggiato sul cuore
malconcio. E sognò di lei, di loro, di un indimenticabile giorno di luglio dell‘anno prima,
quando il fuoco della passione li divorava ed il loro “per sempre” sembrava un‘incrollabile
certezza.
Il fuoco della passione
“Così tra questa
Immensità s’annega il pensier mio:
E il naufragar m’è dolce in questo mare.”
(Infinito, Giacomo Leopardi)
Monte Argentario, luglio 2018
I giorni divampavano via come bandiere accese. Le settimane fiammeggianti erano
come una febbre piena si sogni e visioni.
Il sole splendeva alto nel cielo limpido, specchiandosi sull’infinita azzurrità del mare.
Simile ad oro fuso colava la luce sui loro corpi, spade d‘argento agitavano il mare,
chiamato a sommossa dal vento. Perle di sudore incoronavano il dolce viso di lei.
I suoi occhi scuri come la notte brillavano languidi, un riflesso verde li accendeva di
tanto in tanto di passione. Il Monte Argentario li abbracciava entrambi, vegliando
silenzioso su di loro L’acqua delle onde andava e veniva lavando via il sudore.
I seni di Anna, turgidi e pesanti, gli accarezzavano il viso mentre si spingeva
lentamente dentro di lei. Fiamme di piacere li avvolgevano e li innalzavano sempre più
verso le stelle, mentre le onde dolcemente accarezzavano i loro corpi affannati,
scandendo il ritmo dell’amplesso.
Le mani impazzite, le bocche che si cercavano e si univano, la brama di amarsi,
esplorarsi, dare e ricevere oblio. Sale, mare, luce, gemiti e sospiri. estasi che esplode in
mille colori. Le grida di piacere che coprono lo stridio dei gabbiani in volo per poi
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tuffarsi nel mare, come un segreto indicibile. E loro due abbandonati sugli scogli,
esausti, appagati, felici.
Il mondo che smette di esistere. Il cuore di Valerio batteva come impazzito sotto la
guancia di Anna, mentre la stringeva dolcemente al petto, come un tesoro prezioso da
conservare per sempre. Groviglio di gambe e braccia, come in un dipinto di Gustav
Klimt. Unici testimoni di quel momento: amore e felicità. Il silenzio appagato,
scandito dai loro respiri, abbracciato dallo sciabordio del mare
“Cristo santo!” esclamò Valerio svegliandosi di soprassalto, nel rendersi conto che era solo un
ricordo dei tanti, repressi, che lo tormentavano anche nei sogni. “È finita, fattene una ragione
– si redarguì seccamente, passando una mano tra i capelli ispidi – e datti una mossa!”
Con riluttanza si rimise al lavoro, aprì i cartoni dei libri e iniziò a sistemarli.
Nell’appartamento in cui aveva vissuto prima di raggiungere il successo internazionale, non
erano mancati mai gli spazi per riporre libri: un problema in meno a cui pensare, pensò
Valerio sorridendo. Dopo qualche ora, una fila ordinata di vuoti scatoloni di carta giallo
pallido se ne stava allineata vicino alla porta, come tanti soldatini tristi, in attesa di essere
portati via. “Avete fatto il vostro dovere e siete pronti per essere buttati via, proprio come me”
Commentò Valerio, cedendo alla tentazione di prendere il telefonino, lanciare WhatsApp,
aprire la chat con Anna, quindi scattare una foto ai muti testimoni del suo trasloco.
Aggiungi didascalia – suggerì a quel punto l’applicazione.
“Cosa scrivere a chi ha smesso di amarti?! Alla donna della tua vita, che un paio di giorni fa
ti ha mollato per una vacanza di riflessione dicendoti testualmente: “Voglio che tu te ne vada
via. Insieme a te, in questa casa, mi manca l’aria. Non ne posso più! Fai in modo di sparire
prima che io rientri.” Cosa le scrivo? Sono sparito? Ciao?”
Alla fine, decise di non aggiungere parole. Le scatole vuote avrebbero detto tutto ciò che c’era
da comunicare. Fredde come lo sguardo di lei, quando gli aveva dato il benservito, sole come
si sentiva lui, abbandonato con tutti i suoi dubbi, che col passare del tempo erano diventati
una montagna, ormai impossibile da scalare.
“Chissà se anche lei sta male quanto me? No, quanto me è impossibile. Ma almeno un po’ di
rimorso lo starà provando, per questo disagio, per questo dolore che mi infligge?” Si domandò
fissando il telefonino, in attesa di vedere se compariva o meno la doppia spunta verde, a
segnalare l’avvenuta lettura del messaggio, notando, con un certo fastidio, che Anna risultava
online ma non apriva la loro chat. “Forse sbaglio io, ad essere arrabbiato con lei, forse si
smette di essere innamorati con la stessa velocità con cui ci si innamora. Succede in un attimo
e non c’è niente che si possa fare o non fare per impedirlo. Non c’è un colpevole, non c’è un
motivo, non c’è spiegazione. L’amore c’è o non c’è, punto e basta! E quando non c’è più,
bisogna ammetterlo e chiudere la storia.”
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L’altra metà del cielo
Due giorni prima
“Non ce la faccio più a vivere così, non fai altro che scrivere davanti a quel computer, sei un
solitario. Non hai voglia di viaggiare. Non esci mai. Sei un orso. …Ecco cosa sei! I miei
amici poi, ce ne fosse uno che ti vada a genio. Io voglio di più! Lo capisci? Questo non mi
basta. Non mi basta più!”
Quell’ultima frase, con quel rifiuto netto e quella condanna senza appello, l’aveva colpito
come un uncino da macellaio, che era entrato dritto nello stomaco e si era fatto strada,
squarciando tutto fino al cuore! E il suo cuore era esploso silenziosamente in mille pezzi, che
rotolavano come tante briciole sul tappeto d’ingresso, quello con i motivi a fiori rossi e gialli.
“Adesso me ne vado – aveva aggiunto trascinando il trolley rosso fuoco, abbinato con le
décolleté Jimmy Choo col tacco a spillo vertiginoso che le aveva regalato lui – parto per
Venezia, con mio figlio, ho bisogno di una vera vacanza.”
“Hai bisogno di una vacanza da me?” Le aveva chiesto, incredulo, osservando le scarpe di lei
calpestare i frammenti del suo cuore sul tappeto.
“Una vacanza di riflessione, per me. Perché non ne posso più!” Era stata la risposta stizzita di
Anna.
“E che diavolo vuoi da me?”
“Non l’hai capito? Allora sarò più chiara: Voglio che tu te ne vada via. Insieme a te, in questa
casa, mi manca l’aria. Non ne posso più! Fai in modo di sparire prima che io rientri!”
A quel punto, mentre lei usciva dalla sua vita sculettando e sbattendosi la porta alle spalle, i
frammenti del cuore di Valerio erano rotolati anche sul parquet del soggiorno, quello prezioso
come una reliquia, che poteva graffiarsi solo ad essere guardato nel modo sbagliato. Chissà se
frammenti del suo cuore avrebbero infine rovinato il tanto prezioso e delicato parquet?
Dopo quell’ultimo litigio, Valerio si era sentito nel limbo tra ebbrezza e disperazione per ore.
Quindi con molta pazienza aveva iniziato a raccogliere i pezzi del suo cuore e a ricucirli
insieme uno dopo l’altro. Più ripensava a quelle parole, a quegli occhi scuri e freddi, con un
bagliore malvagio che mai aveva visto prima, più avvertiva ogni volta un dolore acuto, una
ferita aperta che non smetteva di sanguinare e pulsare maligna ad ogni nuovo respiro E così
aveva deciso di andarsene. In fondo non ha senso imporsi dove non si è più desiderati. No?
Detto, fatto. Aveva messo le sue cose negli scatoloni di cartone, li aveva portati via, uno dopo
l’altro, quindi, a lavoro finito, aveva rivolto un ultimo sguardo alla libreria vuota, prima di
uscire da quella casa, lasciandosi alle spalle Anna e la loro storia d’amore. “Era questo che
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volevi, no? – aveva borbottato, infilando nella cassetta della posta le chiavi, chiuse in una
busta da lettera – E allora tienitela la tua fottuta casa! E che cavolo!”
Mentre chiudeva con forza lo sportellone del portabagagli, pronto per iniziare l’ultimo
viaggio del trasloco, si udirono risuonare nell’aria le note intonate da qualcuno che suonava
abilmente l’organo degli eroi della fortezza di Kufstein, annunciando il mezzogiorno.
“Onore ai caduti – pensò Valerio con un sorriso amaro – che da oggi includono il mio cuore,
vittima non della guerra ma di una donna. Me ne farò una ragione, forse.” Aggiunse storcendo
il naso. E poi salì nell’automobile, avviandosi verso quella che sarebbe stata di nuovo la sua
casa e verso una vita tutta da ridisegnare, almeno per la parte sentimentale.
Si ritrovava di nuovo da solo. Un altro grande amore finito. Sarebbe riuscito ad accettarlo?
Sarebbe riuscito a trovare pace? Doveva farlo o sarebbe impazzito, ma non sembrava affatto
facile.
Come sopportare che qualcuno che ami con tutto te stesso e a cui hai dedicato tutti i tuoi
giorni e tutte le tue notti, i mesi e gli anni della tua esistenza, all’improvviso ti tolga il suo
amore, ti rifiuti e si voglia liberare di te? Come accettare che una storia d’amore importante,
passionale, intensa, finisca così, senza un motivo plausibile, senza una spiegazione
argomentata, senza dei segnali di preavviso, come una spina staccata dalla presa sul muro?
“No, non ce la posso fare. Non mi va giù – borbottò Valerio, inseguendo pensieri sempre più
cupi e rabbiosi – gli ho dato tutta la mia fiducia, ho investito tutto me stesso su di noi e lei mi
ripaga così? Questo è peggio di un tradimento. Questo è calpestare i sentimenti di chi ti ama,
cara Anna, è violenza gratuita, tu mi stai uccidendo, mentre uccidi la nostra storia così, come
se niente fosse. Non ti perdonerò mai!”
Infine, era giunto a destinazione, parcheggiò e scese, scaricando l’automobile. “Due anni.
Quasi due anni di sangue e sudore. Gioie, amore, felicità, progetti e sogni… e questo è tutto
quello che ne rimane: quattro cartoni, due valigie e un cuore spezzato.
Ma come siamo arrivati a questo punto? Come abbiamo fatto a non accorgercene prima? Cosa
diavolo è andato storto? Dannata maledizione, amuleti merdosi e ladri del cavolo!”
Tra Mozart e Don Giovanni
Due anni prima
Tor San Lorenzo, giugno 2017
“Allora, come stai, grande scrittore?” La calda voce di Barbara, che gli giungeva attraverso
l’apparecchio telefonico, come sempre, gli scaldava il cuore e lo induceva a sorridere. Il suo
primo grande amore, la donna che gli aveva salvato la vita, che lo aveva visto ed amato anche
nei suoi momenti peggiori.
“Mi abituo a stare senza di te” rispose Valerio sospirando, in preda alla nostalgia.
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“Non starai mai senza di me e lo sai – il rimprovero affettuoso di Barbara arrivò subito, ma
non era affatto inatteso – Non fare il bambino con me. Ci abbiamo provato, ma siamo troppo
amici per essere amanti. Ci conosciamo troppo bene. Non funziona.”
“Ha smesso di funzionare quel maledetto giorno di settembre” obiettò Valerio rabbuiandosi
nel ripensare al furto degli amuleti tanto faticosamente rinvenuti.
“Non ricominciare con questa storia della maledizione, non voglio litigare con te, voglio
sapere come stai, come stai gestendo questo successo mondiale, come ti senti dentro.”
“Sto bene, davvero.”
“Stai uscendo con qualcuno? Ti sei innamorato? Dimmi che non hai chiuso il cuore, ti prego.”
“Io sono sempre innamorato, ho iniziato con Isabelle Adjani, a cui somigli in modo
impressionante, poi Sophie Marceau, quindi Ava Gardner e naturalmente l’eterna Sophia
Loren.” Elencò Valerio, ben sapendo di farla irritare, eludendo in quel modo la sua domanda
diretta, ma non riusciva proprio a resistere alla tentazione, perché adorava la schiettezza
disarmante con cui Barbara lo investiva quando riteneva di doverlo riportare in riga. Non
sentendola rispondere, la immaginò roteare gli occhi al cielo e contare fino a dieci per
calmarsi, così decise di provocarla un altro po’: “Sono stato anche follemente innamorato di
Grace Kelly, a dispetto dei suoi capelli chiari, perché sai che amo le chiome corvine, come la
tua. E poi Edwige Fenech, Ornella Muti, Serena Grandi. Quanti sospiri e quanti sogni erotici.”
Ancora silenzio dall’altra parte, Valerio iniziava a doversi sforzare per mantenere un tono di
voce serio. “Quindi fu il turno di Pamela Prati, Sabrina Ferilli, Maria Grazia Cucinotta,
Monica Bellucci, Salma Hayek e Julia Roberts. Ma non furono niente, solo avventure da un
sogno e via, paragonate al mio grande amore per Jennifer Lopez.”
“Valerio, per favore, cerca di essere serio…” lo ammonì Barbara con una voce che non
prometteva niente di buono.
“Sono molto serio – rispose mordendosi le labbra per non ridere – tu non hai idea di quante
ore ho passato attaccato ad MTV per non perdermi neanche un suo video ed ammirare quegli
occhi d’ardesia, quelle labbra carnose, quelle gambe infinite e soprattutto quel culo perfetto!”
“Sto per attaccare il telefono se hai intenzione di proseguire a parlarmi dei tuoi sogni erotici
infantili o adolescenziali.”
“Va bene, allora ti racconterò che volevo diventare un calciatore famoso come Francesco
Totti, poi un tennista famoso e poi un giocatore di Football alla stregua del grande Quarter
Back Tom Brady.”
“Va bene – sbottò Barbara, interrompendolo – non ti va di parlare, come non detto. Ti saluto.”
“No, dai – la pregò a quel punto, ponendo fine al suo tergiversare – lo sai che mi piace
punzecchiarti, ma ti voglio bene. Non sono chiuso all’amore. Ma non c’è nessuna donna in
questo momento nella mia vita. Non escludo niente ma non mi sento pronto. Se non ha
funzionato fra noi due io dubito che riuscirò mai a sostenere una storia d’amore. E poi voglio
ritrovare quei medaglioni.”
“Non ci posso credere, sei davvero convinto che la tua vita sentimentale possa essere
influenzata da una maledizione lanciata mille anni fa?”
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“Non del tutto, ma non puoi negare almeno la coincidenza. Fino a quel giorno, fra me e te era
tutto perfetto, non me lo sono sognato. Stava funzionando, eravamo felici.”
“Valerio, stavamo provando di nuovo l’ebrezza dell’innamoramento, era un ritorno di fiamma,
meraviglioso, terapeutico per entrambi, ma non era più il grande amore di un tempo, si era
trasformato in un altro tipo di amore, che non è meno forte ma è diverso, più simile a quello
che può esistere fra fratello e sorella.”
“Diciamo amici speciali, dai, non mi far abbinare i nostri ricordi appassionati con l’idea di un
legame fraterno, potrei inorridire.”
“Amici speciali sia, allora. Sarebbe successo anche se ancora avessimo i medaglioni.”
“Questo non puoi saperlo per certo.”
“E neanche tu, testone!”
“E va bene, possiamo concordare sul fatto che non abbiamo certezze?”
“E sul fatto che il nostro legame durerà per sempre, Valerio. Potrai contare su di me in ogni
istante, per qualsiasi cosa. Io ci sarò.”
“E tu potrai sempre contare su di me. Ti amo come amo il mare, in tutte le sue espressioni, i
suoi colori, le sue stagioni, hai lo stesso suo potere di calmarmi e parlare direttamente alla mia
anima. Anche in pieno inverno, quando ho il gelo nel cuore e la tempesta nei pensieri, parlare
con te è come camminare a piedi nudi sulla battigia, mi sento accettato, accolto, rinnovato
dalla tua brezza. Mi fai respirare, mi fai stare meglio, mi restituisci la bussola che a volte
smarrisco.”
“Accidenti a te e alla tua lingua d’argento, Valerio, mi sono appena commossa e sto frignando
come una ragazzina. Ti voglio un bene dell’anima. Quando torni in Italia? Quando ti rivedo?”
“Ti ho convinto a tornare insieme? O almeno a diventare trombamici?”
“Valerio…”
“Scherzo, lo sai. Fra non molto tornerò per un breve periodo, devo fare un giro di interviste e
tappe enogastronomiche. Ti terrò aggiornata, voglio rivederti. Mi manchi.”
“Mi manchi anche tu. Io e il mare ti aspettiamo. Chissà, magari potrebbe perfino essere un
incontro a quattro…”
“Mi hai già rimpiazzato? E chi è il fortunato?”
“Ancora nessuno, ma non ho rinunciato all’amore.”
La telefonata proseguì ancora per un po’ e Valerio non avrebbe voluto mai che finisse. Quel
che le aveva detto lo sentiva davvero nel cuore, Barbara per lui era diventata un punto di
riferimento speciale quanto il suo adorato mare. Parlava con lei come aveva sempre fatto con
le onde, sapendo di avere un interlocutore sincero, un confidente, un mentore. Il mare gli
parlava in suoni, sussurri e silenzi, riflessi, profumi e sorrisi pacati, Barbara, invece, con
affetto, schiettezza e senza peli sulla lingua. Due linguaggi diversi ma con la stessa intensità.
Le alte montagne innevate dell’Austria per molto tempo avevano sopperito all’assenza del
mare, anche il silenzio della neve ha infatti una sua capacità rilassante e rassicurante, un suo
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potere di indurre all’ascolto e alla riflessione, allontanando le luci accecanti ed il rumore
assordante della nostra civiltà tecnologica. Ma Valerio non era mai riuscito a resistere a lungo
lontano dal mare. Un legame che, era certo, l’avrebbe accompagnato fino alla fine dei suoi
giorni.

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