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Positano si prepara a celebrare San Vito: alle 19 il rito del “Lucernario”

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Positano si prepara a celebrare San Vito: alle 19 il rito del “Lucernario”. Domani, martedì 15 giugno 2021, si celebra San Vito, Santo Patrono della città di Positano, la perla della Costiera Amalfitana.

Già lo scorso sabato sono cominciate le celebrazioni ed oggi, alla vigilia della festività, la città verticale si prepara a celebrare la Solennità del suo Santo Protettore con il rito del “Lucernario”, alle ore 19.00, e la celebrazione dei primi vespri della festa.

Neanche il Covid, infatti, riesce a contenere la gioia del momento, in una Positano oramai Covid free e già presa d’assalto da diversi turisti.

Non si hanno dati storicamente accertati sulla sua origine. Tuttavia la tradizione lo vuole nato in Sicilia da padre pagano . Secondo una passio del VII secolo il fanciullo siciliano Vito, rimasto orfano di madre, fu affidato alle cure della nutrice Crescenzia e dal pedagogo Modesto, che lo fecero convertire alla fede cristiana. Dopo aver operato già molti miracoli, Vito sarebbe stato fatto arrestare dal preside Valeriano su istigazione del proprio padre. Avrebbe subito torture e sarebbe stato gettato in carcere senza che però avesse rinnegato la propria fede. I tre sarebbero stati liberati miracolosamente da un angelo e si sarebbero recati in barca in Lucania per continuare il loro apostolato. La leggenda vuole che, durante il viaggio, i tre fossero nutriti da un’aquila che portava loro cibo ed acqua finché sbarcarono alla foce del Sele sulle coste del Cilento.

Acquistata sempre maggior fama di guaritore presso il popolo dei fedeli, fu condotto a Roma dove sarebbe stato perfino supplicato dall’imperatore Diocleziano di liberare il figlio dal demonio, ma, pur ottenuto il miracolo, l’imperatore li fece arrestare e li sottopose a torture; vennero immersi in calderoni pieni di pece bollente ma rimasero illesi, furono quindi gettati in pasto ai leoni ma le bestie divennero mansuete. Furono infine torturati nella carne, ma vennero liberati da degli angeli che li riportarono presso il fiume Sele, dove morirono per le sofferenze il 15 giugno dell’anno 303.

Martirio dei santi Vito, Modesto e Crescenzia, manoscritto francese del XIV secolo.
Le salme dei tre martiri Vito, Modesto e Crescenzia sarebbero state in seguito sepolte dalla pia matrona Fiorenza in un luogo chiamato Marianus. Difatti, San Vito è protagonista anche nella storia di Polignano a Mare, nella provincia di Bari. Si dice che dopo il martirio, una pia matrona, di nome Fiorenza, in balia di una tempesta nel Sele, chiese aiuto a Dio che le inviò in soccorso San Vito. La principessa per ringraziare il santo decise di dare degna sepoltura a lui e ai suoi compagni in un “locus marianus” come richiesto da San Vito stesso. Fiorenza diede ordine ai suoi uomini di fare ricerche su questo misterioso luogo, senza alcun risultato. La principessa ormai rassegnata decise di seppellire i tre corpi lì dove li aveva trovati. Dopo tempo suo fratello si ammalò e addolorata chiese di nuovo aiuto a Dio; apparsole in sogno San Vito, le disse che avrebbe guarito suo fratello se lei avesse seppellito lui, Modesto e Crescienzia nel “locus marianus”. Desta dal sonno, Fiorenza ritrovò davanti a sé un giovane medico che le chiese, in cambio della guarigione di suo fratello, di poter andare con loro nel “locus marianus” che le rivelò trovarsi in Puglia, presso il Castrum Polymnianense, attualmente San Vito (Polignano a Mare) . Organizzata la flotta, dopo 24 giorni di navigazione giunsero nel bellissimo porto dove la principessa ebbe cura di far costruire una chiesa in onore dei tre martiri e acquistati alcuni poderi in loco li donò ai monaci benedettini perché potessero adorare per sempre i Santi Martiri. La Basilica nata nel 900 d.C. fu distrutta nel 1300 dagli Ottomani e ricostruita quasi un secolo dopo dai veneziani, che furono scacciati dal feudatario del luogo. Nel 1700 la basilica fu donata all’ordine benedettino, e destinata ad abbazia; successivamente divenne del Regio Demanio. Nel 1866 fu venduta ai Marchesi La Greca, che ancora oggi sono proprietari dell’intero edificio, fatta esclusione per la chiesa, di proprietà del Fondo di Edifici di Culto del Ministero degli Interni e data in concessione alla Chiesa Matrice Santa Maria Assunta dove la domenica si celebra la messa.

Un’altra leggenda devozionale lo vede protagonista sempre in Sicilia, a Regalbuto, dove, fermatosi per riposare nel luogo dove ora sorge la chiesa dei cappuccini, avrebbe incontrato dei pastori disperati perché alcuni cani avevano sbranato un bambino; allora il Santo, richiamati i cani, si sarebbe fatto restituire da essi i resti del corpo del bambino a cui avrebbe ridonato la vita.

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