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Piano di Sorrento, l’omelia di Don Pasquale Irolla: “La vita è imparare a fidarci di Gesù”

Piano di Sorrento. Riportiamo l’omelia di Don Pasquale Irolla pronunciata nella Basilica di San Michele Arcangelo in questa domenica 20 giugno sul brano del Vangelo di Marco:

In quel tempo, venuta la sera, Gesù disse ai suoi discepoli: «Passiamo all’altra riva». E, congedata la folla, lo presero con sé, così com’era, nella barca. C’erano anche altre barche con lui.
Ci fu una grande tempesta di vento e le onde si rovesciavano nella barca, tanto che ormai era piena. Egli se ne stava a poppa, sul cuscino, e dormiva. Allora lo svegliarono e gli dissero: «Maestro, non t’importa che siamo perduti?».
Si destò, minacciò il vento e disse al mare: «Taci, calmati!». Il vento cessò e ci fu grande bonaccia. Poi disse loro: «Perché avete paura? Non avete ancora fede?».
E furono presi da grande timore e si dicevano l’un l’altro: «Chi è dunque costui, che anche il vento e il mare gli obbediscono?».

Ecco le parole di Don Pasquale: «La bellezza di una pagina di Vangelo è che compendia in pochi versi tutta la vita e tutto il mistero di Gesù. Tutta la vita perché nella traversata notturna che Gesù invita a fare discepoli c’è in breve una foto della nostra vita, delle nostre attese, delle nostre illusioni, del panico che ci prende nelle tempeste che costellano la traversata della vita. C’è tutta una vita perché la vita è una traversata notturna dove noi abbiamo a bordo Gesù eppure sembra che non ci sia, lo abbiamo accanto ma dorme e noi andiamo nel panico e la nostra imbarcazione che sembrava essere un transatlantico si rivela un misero guscio di noce che solca l’oceano e che rischia ogni volta di affondare. Una traversata che noi molte volte cerchiamo di proteggere, di combattere, di attraversare al posto dei nostri figli, ma sappiamo molto bene che anche per loro si attendono traversate notturne, difficoltà.

Pochi versi per fotografare la vita e la fede. La vita è un grido notturno, un grido rivolto a Dio, un grido è la nostra preghiera ed in questo grido noi possiamo riassumere tutte le difficoltà che abbiamo accumulato, abbiamo attraversato, tutte le disillusioni credendo che alcune tempeste ci venissero risparmiate. E’ un grido la nostra vita che è accolto da parte di Dio. Questo è il grande miracolo: noi gridiamo. Alcuni di noi vivono la fede in questo modo, confliggendo con Gesù, inveendo contro di lui, scippandolo dalla croce e dal cielo. Altri tra noi sono più remissivi, si fidano ma non sanno. Questa è la preghiera, questa è la vita, questa è la fede.

Quel che è particolare è che i discepoli gridano a Gesù eppure Gesù, risolvendo apparentemente o immediatamente il problema, comincia a porre domande a loro. Uno scontro di domande. Noi che gridiamo a Dio: “perché dormi?”, e lui che ci chiede: “perché non hai fede?”. E questo rincalzare da parte nostra: “perché ci hai lasciati nel panico?” e lui a insistere: “perché non ti fidi di me?”. Dall’incontro di queste domande può scoccare una scintilla di fede, una nuova fede, la vera fede. Anche Dio ha delle domande da farti, anche lui ti incalza richiamandoti alla poca fede. Abbiamo il coraggio di gridare, di porre a lui delle domande anche in una maniera scomposta, ma anche di accogliere le sue domande, le sue perplessità, il suo metterci a nudo perché possa nascere davvero la fede. Questa è la vita, imparare a fidarci di Gesù che dorme ma sta a poppa, cioè sta al timone ed il nostro guscio di noce che sembra sommerso dalle onde in realtà arriverà al porto.

In questa pagina di Vangelo con poche pennellate c’è sia la nostra vita che il mistero di Dio: è accanto a noi eppure noi non ce ne accorgiamo, ci salva ma non ci risparmia le tempeste, ha a cuore la nostra salvezza ma prima o poi anche noi faremo naufragio, quel che conta è naufragare in lui e fidarci di lui. E’ restare muti davanti al mistero di Dio che si rivela in questa pagina dove anche Dio ha qualcosa da dire a noi. Non è immediatamente scontornabile, noi vorremmo controllarlo, fargli fare quello che noi vogliamo. Non è così, Dio resta un mistero. Qualcuno che sta accanto a te, che ha cuore la tua vita ma che guarda al traguardo del porto. Auguro a ciascuno di noi di reimparare a fidarsi di Dio ed allo stesso tempo trasmettere questa fiducia, questa fede. Molte volte la fede viene dalla disperazione, altre volte dall’abbandono. Sta di fatto che noi siamo invitati a continuare questa traversata sapendo di avere a bordo Gesù che dorme. Chissà che questo sonno in cui Gesù sprofonda nella sua stanchezza sia il grande invito rivolto a noi, non perché Dio sia imperturbabile, non perché non soffra della nostra sofferenza, ma forse perché il sonno di Gesù è un invito a fare come lui. Ci sono difficoltà che noi attraversiamo e che siamo invitati a continuare ad attraversare senza ragionare troppo, senza programmare troppo, senza prevedere ma fidandoci e basta, ciecamente, ad occhi chiusi. Compiere questa traversata e renderci conto di esserci riusciti non perché eravamo stati bravi a mantenere il controllo ma perché c’eravamo abbandonati. Auguro a ciascuno di noi questo abbandono irrazionale a volte anche frutto di una litigata con Dio. Un abbandono che con gli anni cresce perché diminuiscono le nostre forze, anche la capacità di ribellarci a lui, abbandono che cresce fino all’ultima traversata della vita dove avremo la grande opportunità di abbandonarci a Dio. Confessava il cardinale Martini: “mi sono pacificato al pensiero della morte quando mi sono reso conto che la morte è la grande opportunità per dire sì a Dio”. Effettivamente il nostro vero sì lo possiamo pronunciare in punto di morte e sarà il vero atto d’amore, la vera fiducia che gli consegneremo e che ci redimerà, ci salverà, ci condurrà al porto sospirato».

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