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Piano di Sorrento, il racconto del lunedì del Prof. Ciro Ferrigno: “La fiorata”

Piano di Sorrento. Riportiamo il consueto e sempre interessante racconto del lunedì del Prof. Ciro Ferrigno: «Tutte le giornate della nostra vita iniziano allo stesso modo, una campana che suona il mattutino ed il sole che, lentamente si alza ad Est. Tutte le giornate, anche quelle più belle della nostra esistenza. Quel giugno del ’79 eravamo in vacanza a Cascia, ospiti del parroco, don Elio, una persona magnifica, sempre sorridente, di grande cordialità ed umiltà infinita. Eravamo in undici, tutti del Gruppo teatrale, tutti innamorati dell’Umbria. Il parroco spesso si fermava a cena con noi, mangiando con gioia il cibo semplice che preparavamo in poco tempo, quello della bella Napoli. Amava colloquiare con noi e riusciva a capire, con precisione, la personalità di ciascuno, analizzandone attentamente la calligrafia.

Giorni belli. Eravamo nella casa parrocchiale, a cinquanta metri dal Santuario di Santa Rita, ogni giorno la messa e poi sempre in giro in visita a città e borghi, Norcia, Spoleto, Monteleone, Roccaporena e tanti altri. Ma dormivamo poco. Le nostre camerate erano attaccate al campanile della Collegiata di Santa Maria e, la mattina all’alba, con lo scampanio c’era la sveglia generale. Poi, nella casa, di tanto in tanto, si riuniva il gruppo dei fisarmonicisti per le prove e suonavano per ore, dovevano esibirsi ad una festa imminente, il prossimo 24, ma San Giovanni Battista non c’entrava niente. Don Elio ci invitò a partecipare a quella “festa”, avrebbe provveduto lui al mezzo di trasporto, un comodo pullmino. Ed il giorno 24 arrivò con le puntuali e sonore campane di Cascia e l’alba chiara d’una mattinata estiva e non sapevamo ancora che sarebbe stato uno dei giorni più belli della nostra vita! Andavamo alla festa della Fiorita, ai Piani di Castelluccio!

Seduti nel pullmino, sfilavano dinanzi ai nostri occhi le dolcezze della valle umbra che da Cascia giunge a Serravalle, poi a Norcia dove inizia la salita verso la Forca di Santa Croce e le aspre Forche Canapine. Poi, inaspettato, improvviso, esplose dinanzi a noi in tutta la sua incontenibile bellezza la veduta sul Piano Grande di Castelluccio di Norcia, a 1452 metri sul livello del mare. Chiusa tra le maestose vette dei Monti Sibillini, l’immensa pianura sfuma in direzione del Monte Vettore ed al centro si indovina, alto su un poggio, il minuscolo borgo di Castelluccio, uno dei più alti dell’Appennino, luogo di mille storie ed infinite leggende di fate, elfi e creature misteriose.

Man mano che il pullmino procedeva nel piano, cominciavamo a renderci conto di cosa volesse dire la Fiorita! Chilometri e chilometri quadrati di fiori spontanei, con le chiazze gialle delle lenticchie, mari azzurri di fiordalisi, immense distese di papaveri ed ancora fiori viola, rosso porpora, bianchi e gialli, ondeggianti nella brezza leggera, sfumati all’orizzonte come pennellate distratte di un pittore e, tutto intorno, intervalli verdi di prati erbosi e ancora distese di colore, a perdita d’occhio. I Piani di Castelluccio sono una delle sette leggendarie meraviglie del mondo, un capolavoro divino, un dono della natura all’uomo, sono la poesia scritta coi fiori ed un inno d’amore al creato ed al Creatore. E tu vedi quella Mano che semina e dispone ogni fiore al posto giusto e vedi che ogni cosa è armonia sublime che contiene il soffio vitale di Dio! Pochi giorni dura la Fiorita, pochi giorni solo, intorno alla festa di San Giovanni. Pochi per ricordarci che le bellezze e le dolcezze della vita sono effimere, breve è il grande sentimento, poco durano le gioie, ma che tutto è destinato a tornare, a rinnovarsi in un’eterna primavera. Grazie don Elio, quel giorno ci donaste una lezione di teologia ed un assaggio di paradiso!».

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