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Parrocchia Sant’Agnello. Inaugura il Centro Pastorale

Martedi 15 giugno 2021, ore 19.00, ci sarà la  benedizione dei rinnovati locali del futuro centro parrocchiale nella Fondazione Conservatorio dei Sette Dolori, dopo la  celebrazione eucaristica del Vescovo Alfano.  Il centro parrocchiale sarà intitolato a Don Onorio Rocca, la lapide attestante sarà apposta successivamente. Ogni salone prenderà il nome di  un prete beneamato , il salone principale sarà intestato a Domenico Castellano che donò la struttura nel settecento, ed è lo stesso che  Sulla balaustra in marmo nella Chiesa Parrocchiale di Sant’Agnello  vi è l’iscrizione R.D.O. DOMINJCUS CASTELLANUS- PARS ET RECTOR U. J.D. ET S. T. C. AD. 1733, che ricorda il nome del parroco Don Domenico Castellano e l’anno di costruzione. Fu parroco dal 1726 al 1742.

Quelli della mia generazione sono particolarmente compiaciuti della scelta di titolare il centro parrocchiale a Don Onorio Rocca, chi  ha avuto modo di conoscerlo e partecipare a quei sabato a villa Crawford, sa quanto si preoccupasse dei giovani e quale era la qualità del suo spirito. La portata della sua eredità la leggiamo nello stemma vescovile di Don Arturo Aiello, ove si vede la torre-fortezza di Villa Crawford.

I lavori eseguiti sono relativi all’impiantistica elettrica e idraulica, predisposizioni per ascensore, rifacimento pareti, impermeabilizzazione dei tetti e ripavimentazione,  la Ditta Ciampa di Piano, lo strutturista Staiano Nicola, l’elettricista Giuseppe Pane di Sant’Agnello, infissi ditta Geall , direttore Lucia Castellano, l’ing. Francesco de Angelis vicepresidente dell’Ente e incaricato dal Sindaco Piergiorgio Sagristani, ha vigilato in tutti i passi del restauro

LA CHIESA DEI SETTE DOLORI  ( dal libro  di Gargiulo Le chiese e le Cappelle del territorio di Sant’Agnello in Penisola Sorrentina )
La storia della chiesa ha inizio il 25 settembre 1739, allorché il parroco
di Sant’Agnello, Don Domenico Castellano, con testamento destinò i
suoi beni alla chiesa dei Santi Prisco ed Agnello, designando ad amministrarli
il Rettore pro-tempore, il Maestro Cassiere ed il” Ragioniere Procuratore.
Successivamente, per esaudire un volere di suo fratello Giovanni,
il quale, morendo, aveva disposto che la metà dei suoi beni fossero utilizzati
per la fondazione di un Conservatorio per accogliervi povere e orfane
figliuole, con atto del 25 marzo l 7 40, modificò il documento. Con questa
seconda disposizione sottrasse una parte dei beni che voleva lasciare alla
chiesa, cioè “due possedimenti, la casa dov’egli abitava col giardino ed un pezzo
del suolo annesso” e questi, con altri acquisti di rendite fatti da lui dal dì del
testamento sino ad allora, donava alle sorelle Agnese, Caterina e Orsola,
che lo avevano assistito nell’ultima sua malattia, per godersene fino alla
loro morte, ed essere poi destinati alla fondazione e al mantenimento di
un conservatorio per accogliervi 33 povere ed orfane figliuole, dichiarando
espressamente “dover essere vergini, ed escluderne le maritate”. Disponeva,
altresì, la costruzione di una cappella a uso del Conservatorio, indicando
le famiglie di Andrea, Giuseppe e Nicola Castellano e la famiglia Paturzo
di Iommella Grande, le cui figlie, una per ogni famiglia, voleva che
avessero preferenza d’alloggiamento sulle altre: così nacque la chiesa. Lo
stesso sacerdote redasse le regole e le condizioni del novello istituto. La
struttura fu ul timata nel 1771.
Nel 1902, nel Conservatorio annesso alla chiesa furono trasferite le
fanciulle os pitate nella casa delle Serve dei Poveri a Migliaro, che si
avviava a divenire l’attuale Ospizio per gli anzian i. L’istituzione cessò
la propria attività alla fine degli anni ’50. Oggi il Conservatorio, dopo
lavori di ristrutturazione, è stato trasformato in ostello. La chiesa era
fornita di grate per permettere alle suore, dalla clausura, di assistere alle
funzioni re ligiose.
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Avvicinandoci alla chiesa, provenendo dalla strada intitolata all’archeologa
Paola Zancani Montuoro, è possibile ammirare il medaglione recante
un Cuore trafitto, posto sulla facciata, sul timpano di coronamento
superiore dalle flessuose linee; il medaglione è sormontato da una Croce
che troneggia sul pinnacolo. La facciata, in stile roccocò presenta due
ordini sovrapposti, separati da un cornicione scanalato. Nel prospetto
sono inseriti motivi neoclassici come lesene terminanti con capitelli ionici,
finestre trilobate a piano terra, volute nei paramenti murari laterali del
cornicione. Una· fàscia in piperno orna il portone con lesene che sfioriscono
in brani tronchi di cimasa tondeggiante. Un finestrone con vetrata
colorata illumina l’interno e pone in equilibrio la tendenza verticale della
facciata,”ristrutturata nel 1968 e successivamente.
L’interno a una sola navata, con la volta arricchita con fregi di stucco,
dopo i lavori di ristrutturazione, è accogliente; al centro della cupola si
ammira una Colomba, simbolo dello Spirito Santò.
Sulla cantoria vi è l’antico organo. Don Francesco Maresca favorì la costruzione
del trono in marmi policromi dalla linea elegante, dove spiccano
le colonne in marmo rosso e nero. La pala dell’altare raffigura la Madonna
Addolorata; l’area presbiterale è delimitata da una balaustra marmorea.
Sulla parete a destra dell’altare maggiore vi è una lapide che recita:
QYAELIBET ALTARIA HVJVSCE
ECCLESIAE SYNT QVOTIDIE
ET IN PERPETVVM PRlYILEGlATA PRO
QYOLIBET DEFVNCTO TAM CONSANGVINEO QYAM
AFFINI DESCENOENTI EX FAMILIA FVNDATORIS
VT EX BREVI 23 APRJLIS 1755
ET REGIO PLACITO 16 JVN1J 1755
Sugli altari laterali, a sini stra ammiriamo un dipinto del l 7 46
raffigurante La Madonna tra i Santi Giuseppe e Domenico intercedenti per
le anime del Purgatorio; la tela collocata sull ‘altare opposto raffigura una
scena della vita di San Francesco Sa11erio . Nella cappella a destra della
porta d’ingresso vi è l’altare in marmi policromi che conserva la tela
della Madonna di Pompei, opera di G. Mazzotta; l’altare è stato eretto nel
1952 da Aniello Gargiulo meccanico, come si legge su una iscrizione.
Molto bella è la statua di Sant’Anna che si venera nella stessa cappella.
Sul lato opposto si apre la sacrestia, comunicante con altri locali interni.
Le acquasantiere sono in marmo bianco; quella collocata sul lato
destro è arricchita dalla statua della Madonna di Lourdes, offerta da
Giuseppe Russo nel 1935; l’acquasantiera posta sul lato sinistro è
sormontata dalla scultura raffigurante il Battesimo di Gesù; alla base vi è
la scritta: Antoninus et H ersilia Ciuffi-è deiparae perdo/enti PR. – 1938.

May be an image of outdoors and text that says 'PARROCCHIA SANTI PRISCO E AGNELLO Fondazione Conservatorio dei Sette Dolori Sant'Agnello Inaugurazione Centro Pastorale 이 MARTEDİ 15 GIUGNO 2021 CAMPO DEI SETTE DOLORI Ore 19:00 Celebrazione Eucaristica presieduta dal nostro vescovo mons. Francesco Alfano. Al termine benedizione dei locali al primo piano che diventeranno il nostro centro parrocchiale'

LA DEVOZIONE ALLA VERGINE ADDOLORATA   ( dal libro La passione del volto di donna)
È questa la devozione più coinvolgente del popolo cristiano,
perché evoca emozioni e sentimenti che tutti sentiamo
vibrare. Ognuno di noi nella sua vita è stato ferito dalla
sofferenza. Il popolo sente l’Addolorata vicina ai propri
travagli e s’identifica con lei.
I Vangeli presentano la Vergine intimamente commessa al
destino di passione e sofferenza del Figlio.
La sua vita è segnata dal dolore: vive poveramente,
partorisce in una squallida grotta, deve fuggire in esilio,
vive a Nazareth dedita al lavoro nascosto.
I Vangeli poi danno spazio a tre episodi che esplicitano il
dolore di Maria: la profezia di Simeone, lo smarrimento di
Gesù nel tempio, la presenza ai piedi della Croce.
I Padri della Chiesa sono attratti dal mistero di questa
sofferenza, quelli del II secolo non vi accennano
direttamente ma collegano la Verginità di Maria con la
Passione di Cristo: Maria per essi non è un’Addolorata
chiusa in sé stessa, ma una madre in piena comunione col
Figlio.
Dal IV secolo in poi si hanno invece le più antiche
testimonianze scritte sulla spada e l’angoscia di Maria.
Sempre i Padri colgono l’atteggiamento interiore di
Maria presso la croce e la portata del testamento di Gesù
identificando il dolore di Maria con la spada di Simeone.
Sant’Anselmo, nel secolo XI, contribuisce alla diffusione
del culto all’Addolorata ed è quindi considerato all’origine
di questa devozione che verso la fine del medioevo prese il
nome di “Compassio Virginis”. Tale culto si afferma anche ad opera di Guerrico di Igny e
Bernardo di Chiaravalle.
Le espressioni di profonda partecipazione al dolore di
Maria sono racchiuse nello Stabat Mater che nel 1 727
Papa Benedetto XIII inserirà nella Liturgia.
Nel XIV secolo si codificano i dolori di Maria in numero
di sette e sono riferiti a sette momenti dei racconti
evangelici:
– la Prqfezia di Simeone;
– la Fuga in Egitto;
– lo Smarrimento di Gesù;
– l’Incontro di Maria e Gesù lungo la via della croce;
– la Presenza di Maria sotto la croce;
– la Deposizione o pietà;
– la Sepoltura di Gesù.
Da questi ha origine la duplice iconografia dell’Addolorata,
una spada nel petto riferita alla profezia di Simeone o sette
spade a simbolo dei sette dolori.
Nel XV secolo si moltiplicano i pii esercizi e le testimonianze
iconografiche dell’Addolorata.
Nel 1423 durante il Concilio Provinciale di Colonia viene
istituita una festa in onore dei dolori di Maria.
Alla fine del XV secolo nasce nelle Fiandre la Confraternita
dei Sette Dolori, poi approvata nel 1495 da Alessandro VI
e nel 151 7 arricchita anche di molte indulgenze.
Dal XVII secolo fino ai nostri giorni c’è un vero e proprio
incremento della devozione all’Addolorata, grazie anche
all’opera intensa svolta dai Servi di Maria: nel 1628
Urbano VIII permette ai Serviti di erigere la Compagnia
dell’abito dedicata al culto dell’Addolorata.

Nel 1668 i serviti ottengono dal Papa di celebrare nella
terza domenica di settembre la festa dei sette dolori; nel
167 5 la Compagnia cieli’ Abito diventa “Confraternita dei
Sette Dolori”; nel 1814 Pio VII a ricordo delle sofferenze
subite sotto Napoleone estende la festa dell’Addolorata a
tutta la Chiesa.
Nel 1913 Pio X fissa la festa al 15 di settembre, tra il
XVIII e il XIX secolo si assiste alla nascita di innumerevoli
pii esercizi tra cui la Corona cieli’ Addolorata, le
Litanie cieli’ Addolorata, la Via Ma tris e i Sette Venerdì
cieli’ Addolorata.
La fede e la pietà della Chiesa hanno espresso in molti
modi la venerazione tenera e forte a Santa Maria donna
del dolore.
L’Oriente ama cantare con pluralità di motivi la
Theotokos, agnella immacolata trafitta dal dolore ma
intrepida nella fede.
L’Occidente vede in Maria la donna dei dolori che
piange il Figlio ucciso; la pietà che lo accoglie straziata
nel grembo una Vergine umana quindi carica di pathos
vicina al dolore umano capace di capire ogni intima pena
dell’uomo.

Francesco Ercolano Don Onorio Rocca : straordinario esempio di Sacerdote della penisola sorrentina

1. Introduzione
Questo libretto ha lo scopo di far rivivere, in coloro che lo hanno conosciuto, il
ricordo di Don Onorio, luminosa figura di Sacerdote e di uomo di Dio, e di farlo
conoscere agli abitanti della penisola sorrentina e dintorni, perché possa essere
invocato ai fini di ottenerne grazie con la sua intercessione presso Dio.
Certamente Don Onorio non è stato dimenticato. Come si fa a dimenticare una
persona come Don Onorio? Il suo ricordo è sempre vivo in chi, come me, lo ha
conosciuto e ne ha apprezzato le sue qualità di umanità, il carattere severo ed allo
stesso tempo paterno, la sua saggezza, la sua bontà, la sua autenticità. Quelli che
lo hanno avvicinato, certamente, gli sono riconoscenti per i suoi insegnamenti, la
sua rigorosità nei principi irrinunciabili per un cristiano, la sua coerenza, il suo spirito
di sacrificio, il suo distacco dalle cose terrene, la sua imparzialità, il suo darsi
tutto a tutti, sull’esempio di San Paolo.
Auspico che questo opuscolo, che vuole essere una ulteriore testimonianza sulla
persona di Don Onorio Rocca, possa contribuire a farlo meglio conoscere, anche
in vista di un inizio del suo processo di beatificazione.
2. La nascita in una famiglia benestante ed aristocratica
Don Onorio nacque il 16 maggio 1911 a Sant’Agnello (Pro,1. di Napoli), ridente cittadina,
sviluppatasi sulla terrazza della penisola sorrentina ed affacciantesi sul
meraviglioso mare del Golfo di Napoli, di un colore che non ha pari al mondo.

La madre, Contessa Eleonora Crawford, figlia del famoso e facoltoso scrittore americano
Francis Marion Crawford, aveva sposato il Conte Pietro Rocca, di famiglia
aristocratica, originaria di Genova. La nonna materna, Elizabeth Berdan, apparteneva
ad una ricca famiglia statunitense, ben collegata al mondo della politica e
della finanza d’oltreoceano. La solida posizione economica della famiglia materna
non fu di ostacolo allo sviluppo di una fede profonda nella Contessa Eleonora, fède
che trasmise, insieme alle altre virtù cristiane, ai suoi due figli Leone ed Onorio.
Il primo divenne religioso della Compagnia di Gesù, mentre l’altro, al quale è dedicato
questo libretto, fu Sacerdote diocesano.

Dopo una intensa preparazione teologica e spirituale nel periodo vissuto de laico,
il 15 agosto 1948, giorno dell’Assunzione di Maria Santissima, nella Chiesa dei
Servi di Maria a Sorrento, Don Onorio celebrò la sua prima Messa. Non immaginando
i disegni del Signore su quello che sarebbe stato uno splendido esempio di
Sacerdote per l’allora Arcidiocesi di Sorrento, qualcuno tra la folla dei presenti si
chiedeva se il celebrante fosse nel pieno delle sue facoltà mentali, non essendo comprensibile,
per chi non ha avuto uno sviluppo spirituale, la rinuncia di Don Onorio
a quanto la vita gli offriva per seguire la chiamata del Signore.
3. Il suo Ministero Sacerdotale
Don Onorio rispettò la volontà del padre, che non lo voleva sacerdote, avendo il
Conte Pietro immaginato per il figlio un avvenire più brillante. Ciò spiega il perché
Don Onorio, pur avendo sviluppato la sua vocazione all’età giusta, ricevette l’ordinazione
sacerdotale in tarda età rispetto alla prassi del tempo. Egli accettò come
volontà di Dio l’opposizione paterna. Fu ordinato Sacerdote poco dopo la scomparsa
del padre e fu dispensato dall’andare in Seminario per la formazione sacerdotale
dal suo Arcivescovo del tempo, il quale disse che nel Seminario Don Onorio
non avrebbe potuto ricevere di più di quanto avesse già appreso da sua madre,
donna colma di virtù cristiane e di spiritualità profonda. Egli ricevette la preparazione
teologica a casa. Nel Ministero pastorale Don Onorio si distingueva come
predicatore, mentre come confessore si awaleva del suo modo di saper ascoltare e
parlare, che era il più evidente ed incisivo dei doni del Signore.

il problema dei giovani era il tema dominante della sua
attività sacerdotale. I giovani si aprivano a lui, perché
si sentivano compresi. Don Onorio non si limitava a dare consigli derivanti dalla
sua esperienza, ma seguiva i suoi giovani, oltre la necessità del momento, sforzandosi
di comprendere le loro aspirazioni e indirizzandoli verso ideali nobili. Per spronarli
a fare di più soleva dire che “Dio non si lascia vincere in generosità. Egli restituisce
il centuplo di quello che Gli si dà”.
Non era Gesuita, come il fratello Leone, che, ostacolato dal padre nella sua vocazione,
aveva abbandonato la famiglia per entrare nell’Ordine religioso fondato da
Sant’Ignazio di Loyola. Sulla vocazione del fratello maggiore, ricordo che una volta
Don Onorio mi disse che Leone, dalla Villa Crawford, guardando un tramonto sorrentino
vide all’orizzonte una croce. Questo segno rafforzò in lui il convincimento
di quale dovesse essere la sua scelta di vita e non indugiò oltre, anche se il padre,
sia per farlo riprendere da quella che, secondo lui, era un’infatuazione, sia per
tenerlo vicino, acconsentì a che fosse ordinato Sacerdote, non religioso della
Compagnia di Gesù ma Sacerdote diocesano. Leone, nonostante ciò fu molto
determinato e lasciò la famiglia. Anni più tardi però, chiamato al capezzale del
padre, si riconciliò con lui, al quale, essendo in fin di vita, somministrò l’estrema
unzi0ne.
Avendo un concetto altissimo della missione Sacerdotale, Don Onorio riuscì ad
incarnare in sé tutte le caratteristiche di un autentico Sacerdote.
Questo pastore di anin1e aveva il dono di leggere nei cuori. Il suo intuito, rafforzato
da tale dono, gli consentiva di cogliere subito lo spessore intellettuale e morale del
suo interlocutore. Egli sapeva rasserenare e prescrivere, come un buon medico, la
medicina adatta a guarire i mali dell’anima.
Giulia Iaccarino, collaboratrice domestica di Villa Crawford, prima di morire ha
testimoniato che Don Onorio era un santo sacerdote che aiutava il prossimo bisognoso
nel silenzio e nel nascondimento. Era un educatore che aveva il dono di
sapere ascoltare i giovani, intuendone i loro bisogni, le difficoltà e le aspirazioni più
intime e nobili.
I giovani che si recavano alla Villa Crawford il Sabato pomeriggio, ritrovare  pace e la luce interiore per proseguire il proprio cammino nella vita.

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