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Napoli. La Cona dei Lani  Restauro e allestimento 2018-2021. Certosa di San Martino foto

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Articolo aggiornato dagli inviati di Positanonews , presenti all’evento, con foto interviste e video.

foto e videi di Sara Ciocio e Ambrogio Coppola

Martedì 29 giugno alla Certosa e Museo di San Martino sarà presentata e inaugurata la nuova sezione espositiva dedicata alla Cona dei Lani, proveniente dalla chiesa di Sant’Eligio al Mercato.

Dopo un lungo intervento di recupero e restauro, la Direzione regionale Musei Campania presenta al pubblico, in un’ambiente appositamente allestito nel Museo di San Martino, un insieme monumentale di opere in terracotta che facevano parte della ricca decorazione della distrutta cappella dei Lani nella chiesa di Sant’Eligio al Mercato.

 MINISTERO DELLA CULTURA   Certosa e Museo di San Martino

Marta Ragozzino Direttore regionale musei Campania

Francesco Delizia Direttore della Certosa e Museo di San Martino

Silvia Cocurullo, Michele Iodice, Fabio Speranza  Collezioni e allestimenti

Alessandra De Luca, Antonella Cascini, Alessandra Gallo Servizi educativi e comunicazione

Lidia Del Duca, Annamaria Nocera Restauro e conservazione

Emma Cavotti, Rosa Esposito Archivio storico e corrente

Antonio Brambilla, Giovanni Mariani, Annamaria Martucci, Pietro Mastrorilli, Pietro Menna, Francesco Velotto Servizi tecnici e amministrativi

Concetta De Meo, Giuseppe Petruolo Coordinamento servizi di vigilanza

La Cona dei Lani  Restauro e allestimento 2018-2021

Salvatore Buonomo Segretario regionale per la Campania

Luigi La Rocca Soprintendente archeologia belle arti e paesaggio per la città di Napoli

Mariella Utili Coordinamento progetto

Maria Ida Catalano Direzione scientifica

Lorena Jannelli Responsabile unico del procedimento

Ida Maietta, Rita Pastorelli con la collaborazione di Annunziata D’Alconzo e Lidia del Duca Direzione dei lavori di restauro

R.O.M.A. Consorzio Direttore tecnico: Giuseppe Giordano con la collaborazione di Carmela Francesca Pagano e Salvatore Sgueglia

Intervento di restauro

Ludovica Giusti, Cassandra Lo Gatto Progetto allestimento e direzione lavori

Project | Salvatore Febbraio 

D’Alessandro costruzioni s.r.l.

DA.CO. forniture | Vincenzo De Cicco

Allestimento Brunella Velardi

Testi Claudia Maremonti

Traduzioni Salvatore De Stefano

Realizzazione grafica Marco e Matteo Pedicini

Realizzazione video

Si ringrazia PANZERI per i sistemi di illuminazione

 Si ringraziano, inoltre:

Luciano Garella, Anna Imponente

Flavia Castagneto, Cinzia Celentano, Catello Pasinetti, Clemente Serpico, Anastasia Sorvino

Federico Panzeri, Luciano Pedicini

gli allievi dell’Accademia Belle Arti di Napoli

 Si ringraziano, infine

tutti gli Addetti alla fruizione e vigilanza della Certosa e Museo di San Martino

CONTROFACCIATA DESTRA

Frammenti antropomorfi

Alla bellezza come l’ha voluta un cervello umano, un’epoca, una particolare forma di società, si aggiunge una bellezza involontaria, associata ai casi della Storia, dovuta agli effetti delle cause naturali e del tempo. Statue spezzate così bene che dal rudere nasce un’opera nuova, perfetta nella sua stessa segmentazione: un piede nudo che non si dimentica […], una mano purissima, un ginocchio piegato in cui si raccoglie tutta la velocità della corsa, […] un profilo ove la bellezza sopravvive in un’assenza assoluta di aneddoto umano o divino…

Marguerite Yourcenar

PARETE DESTRA

LA CONA DEI LANI

In la ecclesia di Santo Eligio un gran lavoro, pure di plastice nella cappella delli Lani di mano di mastro Dominico Napoletano, persona ingegnosissima

dalla lettera dell’accademico napoletano Pietro Summonte all’umanista veneto Marco Antonio Michiel, 1524

È il 1964 quando, durante i lavori nella chiesa di Sant’Eligio Maggiore al mercato, distrutta dal bombardamento americano del 1943, vengono ritrovati nelle murature della Cappella dei Lani frammenti in terracotta raffiguranti volti, vesti, motivi vegetali ed elementi architettonici.

Fonti rinascimentali consentono di attribuirli all’apparato decorativo realizzato da Domenico Napoletano per la Cona posta sulla parete di fondo, dietro l’altare, e per le lunette delle pareti laterali della cappella dedicata a San Ciriaco, protettore della corporazione dei macellai (i lani).Il rinvenimento della firma e della data su un frammento della Natività ne attesta il completamento al 1517.

La ricostruzione dei 1072 pezzi ritrovati, solo parte del complesso originario, rivela che doveva trattarsi della più grande opera in terracotta policroma del Rinascimento meridionale. Nonostante le lacune si può riconoscere il tema dell’insieme: la profezia della nascita di Cristo e la promessa di redenzione.

Perché distruggere il granlavoro?

Alcune fratture mostrano che le numerose scosse rilevate a Napoli nel‘700 dovevano averlo lesionato. Le opere danneggiate,secondo antiche norme del Concilio di Trento, andavano bruciate o sepolte per non offendere gli occhi dei fedeli.

Inoltre la chiesa, di fondazione medievale, era stata rimodernata tra il 1766 e il 1792 su progetto di Ferdinando Fuga. Tra il 1767 e il 1776 le sculture furono rimosse: poche figure rimasero visibili e molti frammenti andarono dispersi o usati come riempimento nelle nuove murature. Già nel 1788, al loro posto si trovava una Adorazione dei pastori dipinta da Fedele Fischetti, in sostituzione del pannello centrale della parete di fondo della cappella, raffigurante la stessa scena.

Demolizione e interramento furono quindi dovuti a cause naturali e culturali. La possibilità di una ricostruzione del messaggio della raffigurazione,malgrado l’enorme perdita di materiali,fa pensare che, all’esigenza di rinnovamento, si sia unita anche la volontà di preservare alcune parti necessarie alla sua trasmissione.

L’allestimento evidenzia i risultati del restauro, con cui si sono acquisite importanti informazioni su tecniche esecutive, strumenti e materiali utilizzati che, nell’impossibilità di ricomporre un quadro unitario dell’opera, si è scelto oggi di raccontare,insieme con un’ipotesi di parziale ricostruzione.

I PILASTRO

Domenico Napoletano e la cultura del suo tempo

Le figure dell’opera testimoniano, nei rimandi tematici e stilistici, il clima culturale che negli anni della sua realizzazione influenza il lavoro di Domenico Napoletano. L’artista è attento ai più aggiornati risultati del tardo Rinascimento, dal classicismo lombardo agli echi bramanteschi del Cristo Redentore e raffaelleschi della Madonna col Bambino, fino ai rimandi alle Sibille già ritratte da Michelangelo nella Cappella Sistina. Le figure profetiche, cui era affidato il compito dell’Annuncio della nascita del Redentore, ebbero infatti notevole diffusione nella cultura rinascimentale, per poi tramontare dalla fine del ‘500 dopo il Concilio di Trento.

David

Re David, raffigurato come profeta musico con la corona e la lira da braccio, ricorre nella letteratura coeva con un ruolo di rilievo. La figura doveva essere collocata in posizione frontale, assieme al Cristo Redentore,in cima alla composizione.

► Osserva la superficie della terracotta: preziosi residui di doratura sono ancora visibili sulla veste e sul manto. Le tracce di foglia d’oro hanno rivelato che tutte le figure profetiche avevano vesti auree, forse completate da arabeschi dipinti.

Sibilla E

La sibilla raffigurata nell’atto di indicare potrebbe identificarsi con la Cumana. Probabilmente era speculare alla sibilla di cui rimane solo la testa. È verosimile che le due figure fossero collocate in maggiore prossimità alla scena centrale con la Natività, verso la quale dirigevano lo sguardo dell’osservatore.

► Osserva gli occhi delle figure: sono eseguiti con tecniche differenti. In alcune il bulbo in terracotta è dipinto, in altre le orbite sono cave. In questo caso, sul fondo, sono visibili tracce di colore nero che riproducono la pupilla.

II PILASTRO

Sibilla C

La sibilla dalla splendida capigliatura a treccia avvolta in un nastro è raffigurata di spalle, nella torsione del busto contrapposta a quella della testa e dello sguardo, rivolti al libro aperto sostenuto da un putto: una posa articolata che richiama con evidenza l’influenza michelangiolesca.

► Osserva la colorazione: le ampie stesure cromatiche ancora oggi ben visibili risalgono a una ridipintura settecentesca, eseguita anche su altre figure, evidentemente in una fase precedente alla scelta di rimuovere l’insieme.

Sibilla D

La figura, ritratta con il busto di tre quarti, protende il braccio verso un putto con un libro. Dalla più recente ipotesi di ricostruzione dell’opera, si suppone che molte delle figure profetiche, tra cui questa sibilla, fossero collocate lungo le pareti laterali della cappella.

►Osserva le superfici: il modellato delle figure presenta finiture diverse. Sugli incarnati del volto, del collo e delle mani sono visibili i segni del pulimento, passaggi con pennelli morbidi e panni per levigare la terracotta. Sui panneggi, i segni paralleli e incrociati degli strumenti di modellazione consentivano una migliore aderenza della stesura di gesso e colla preparatoria alla doratura.

III PILASTRO

Sibilla A

Le figure profetiche sono spesso rappresentate con i libri che contenevano gli oracoli. Probabilmente in alcuni casi i vaticini erano scritti sulle pagine aperte, mentre in questa composizione il volume chiuso è di sostegno alla sibilla che vi si appoggia con il braccio.

► Osserva i tagli regolari: ora ben evidenti, dividono la figura in più parti, spesso seguendo il modellato. Alcune sculture erano state plasmate su ripiani di legno, sezionate con una lama o un filo metallico e svuotate dal retro per consentire una cottura omogenea nel forno. Le figure venivano poi riassemblate nel montaggio e rifinite con il colore.

Sibilla B

La figura conserva intatto il suo attributo, un corno da caccia che potrebbe identificarla con la Sibilla Delfica.

► Osserva i segni dei diversi strumenti della lavorazione. Le ciocche di capelli raccolti in una coda appaiono eseguite con una stecca a punta. Per rifinire le superfici del corno, degli abiti e del libro,è stata usata la stecca a pettine, utensile che termina con una parte dentata. Il fondo è stato lisciato in maniera uniforme con una stecca a spatola.

Profeta

Il Profeta potrebbe essere identificato con Isaia e, come alcune sibille, è modellato su un fondale a lunetta. La figura era probabilmente collocata in alto, lungo una parete laterale della cappella.

► Osserva la parte superiore destra della lunetta: è visibile una traccia della linea a sanguigna, disegnata per guidare il montaggio dei pezzi. Allo stesso scopo servivano i numeri ancora leggibili negli spessori e sulle superfici di diversi frammenti del polittico.

PARETE DEL CRISTO BENEDICENTE

Cristo Redentore

Il Cristo Redentore,in atto benedicente e con il globo nella mano,appena proteso in avanti verso il fedele,era probabilmente collocato in cima al polittico.

►Si tratta dell’unica figura che ci è pervenuta nella sua interezza grazie alla struttura originale di sostegno in ferro,ancora presente sul retro, che blocca i cinque elementi che la compongono.

PARETE DI FONDO

L’architettura della Cona

Il polittico posto sulla parete di fondo della cappella si presentava come imponente struttura scandita, in verticale, da almeno due ordini di differente altezza. Capitelli in stile composito figurato e in stile ionico sormontavano le lesene ornate con motivi a candelabre e grottesche di derivazione lombarda. Gli elementi verticali erano intervallati da ricche trabeazioni con cornici e fregi che rinviano alla sintassi del polittico in terracotta della chiesa di San Lorenzo Maggiore, probabile prima opera di Domenico Napoletano in città. L’insieme era inoltre ritmato dall’alternanza di sporgenze e rientranze e di elementi angolari e curvilinei che dovevano dare alla composizione un aspetto articolato e dinamico.

► Osserva gli elementi architettonici: sono costruiti con formelle modulari realizzate a stampo. Residui di bolo rosso, oro e azzurro attestano la preziosa cromia che animava il polittico.

Grafico

Il grafico propone un’ipotesi di ricostruzione della monumentale Cona, posta sulla parete di fondo della Cappella dei Lani. Punto di partenza dello schema sono state le misure del portale d’ingresso della cappella, sovrastata da un coro oggi non più esistente. Le informazioni raccolte osservando i frammenti (dimensioni, conformazione dei retri, iconografia etc.) hanno portato a prendere come parziale riferimento per la composizione il polittico in terracotta della chiesa di San Lorenzo Maggiore, opera attribuibile a Domenico Napoletano.

Alcune delle sibille e il profeta, che restano fuori da questa ipotesi, sono modellati secondo un punto di vista ortogonale e in alcuni casi certamente inscritti entro forme a lunetta. La sopravvivenza di frammenti con cornici dalle diverse tipologie, incompatibili con la ricostruzione del polittico di fondo, ha contribuito a far immaginare la loro collocazione lungo le pareti della cappella, conclusa da un soffitto a volta.

PARETE DELLA NATIVITA’

Natività

La scena della Natività occupava il centro del primo ordine della composizione in un’abside monumentale e si articolava su diverse profondità, dallo stiacciato al basso e alto rilievo, fin quasi al tutto tondo delle figure in primo piano. L’attenzione al movimento che percorre l’operasi coglie anche nella rotazione visibile nei frammenti dei pastori, a sinistra dei resti della Madonna e di quello che doveva essere San Giuseppe.

A destra, la scena è delimitata da una combinazione di specie vegetali differenti che ne completa il significato allegorico. Insieme ricco e fecondo di foglie e frutti in cui si riconoscono la quercia, l’alloro e forse il melo, l’albero simboleggia l’avvento dell’età dell’oro, profetizzata con la nascita di Cristo.

► Osserva in basso: sotto il frammento del manto che funge da giaciglio,tra i pastori e la Madonna, la cui figura è andata dispersa, si legge la firma dell’autore con la data del 1517: (Do)minici/(opu)s/(MD)XVII

Madonna col Bambino

Mediatrice delle premonizioni, la figura a tutto tondo della Madonna col Bambino riprende un’incisione di Marcantonio Raimondi da Raffaello ed era probabilmente inserita in un’edicola. L’opera rimase a vista nella chiesa, cambiando forse diverse collocazioni. Danneggiata dal bombardamento, fu ricomposta nel 1953 con un intervento di rifacimento che comprese anche una ridipintura integrale,oggi rimossa per recuperare la cromia originale e le tracce di lamina d’oro.

PARETE DEL CORO DEGLI ANGELI

Coro di angeli musicanti

Il Coro di angeli musicanti, posti a semicerchio, doveva sovrastare la Natività occupando la calotta dell’abside, come suggerisce la curvatura d’insieme delle formelle. Le figure appaiono sedute su un sottile tappeto di nuvole che doveva fungere da margine inferiore della scena. Ogni angelo ha un ruolo, designato dall’oggetto che lo accompagna: da sinistra, un cartiglio, la lira, il flauto, il libretto per il canto, il liuto. Il tema della musica ricorre più volte nell’opera.

►Osserva i panneggi, le ali e le ciocche: la lavorazione è particolarmente curata nei dettagli degli angeli e delle altre figure della Natività. In particolare, spicca il raffinato disegno delle piume, così minuzioso che doveva essere ben visibile anche sotto lo strato di colore.

Santo

Di difficile identificazione per mancanza di attributi iconografici specifici, la figura di santo, pervenuta solo dal mezzobusto in su, doveva inserirsi in una delle nicchie laterali della Cona.

PARETE DELLA PREDELLA

Predella con Storie di San Ciriaco

 LA PREDELLA

Le storie di San Ciriaco occupavano la parte inferiore del polittico. La narrazione era disposta in riquadri sul cui sfondo si combinavano elementi architettonici e naturalistici. Il santo, identificabile nella figura con la barba, compare in più episodi: nell’atto di trasportare un cesto di pietre, forse provenienti dallo scavo della Croce e, con le mani legate, probabilmente in riferimento al martirio. Tra i personaggi che animano le scene, si riconosce anche l’imperatrice Elena con la corona sul capo.

LA LEGGENDA DI SAN CIRIACO

Elena, madre dell’imperatore Costantino, giunse a Gerusalemme alla ricerca della croce su cui Gesù era stato crocifisso. L’ebreo Giuda, che aveva ricevuto la profezia sul luogo del seppellimento della reliquia, rifiutatosi di parlare, fu sottoposto a diversi martirii finché non si convinse a recarsi sul Gòlgota.Qui, scavando,trovò la Vera Croce:decise così di convertirsi e cambiare il proprio nome in Ciriaco.Fu battezzato alla presenza di Elena, che impose poi l’espulsione degli ebrei da Gerusalemme.

IL SANTO, I LANI E LE VICENDE POLITICHE

L’intreccio tra la storia di Ciriaco e il tema del profetismo lega la commissione della decorazione della cappella all’insurrezione del 1510 contro l’arrivo dell’Inquisizione a Napoli. La rivolta, in cui erano coinvolti alcuni committenti di Domenico Napoletano e durante la quale emersero istanze antigiudaiche, si concluse con la cacciata degli ebrei dal Regno di Napoli. L’antiebraismo della leggenda, la scelta del santo come protettore e la dedica della cappella nel 1509 indicano dunque un esplicito schieramento da parte dei Lani.

► Osserva l’abbigliamento: alcune figure portano tuniche e loriche all’antica, altre vesti di età rinascimentale. L’insieme faceva parte di un episodio forse ambientato in Oriente se, com’è probabile, alla stessa scena apparteneva l’albero simile a una palma.

►Osserva le tracce ben visibili del colore originario: i toni brillanti e le raffinate stesure lasciano intendere l’elevata qualità e ricchezza cromatica dell’intero insieme.

Sant’Ambrogio

L’opera,firmata da Domenico Napoletano, ha avuto un destino diverso dalle altre figure. Probabilmente commissionata nel 1507 per la cappella de Carnago in Sant’Eligio Maggiore, fu forse riutilizzata nel polittico dei Lani dopo la demolizione dell’ambiente di provenienza. In fotografie precedenti al bombardamento del 1943 appare sulla facciata della chiesa, in una nicchia accanto al portale.

►Osserva i dettagli del volto e delle mani: rughe, pieghe, vene rivelano una forte volontà di realismo. La resa dei dettagli risulta molto più incisiva di quella delle altre figure del polittico.

PARETE VIDEO

Il frammento […] è a suo modo un rudere. Partecipa a volte della sua storia di distruzione, di esistenza sotterranea, di morte e rinascita. Si è disfatto un contesto, si è operata una mutilazione, si riprende da un ammasso estraneo. Ora lo si recupera sotto stratificazioni e manipolazioni, lì che respinge o ammalia con le sue membra mutile, con la sua perfezione classica o rozzezza barbarica, con la sua deformazione o purezza. Lo si vorrebbe così, liricissimo nella sua assolutezza, nella sospensione decadente o ermetica; oppure ci si affanna intorno a ricomporre un profilo, a integrare un quadro, con l’intuizione di un diretto rapporto divinatorio o con gli strumenti di una tecnica ponderata.

Carlo Carena

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