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La casa dei pesci che salverà il mare foto

“La casa dei pesci. Storia di Paolo il Pescatore” è il titolo di uno splendido testo della Palombi Editore che i giornalisti Ilaria De Bernardis e Marco Santarelli dedicano alla storia di Paolo Fanciulli, che Fulco Pratesi ha definito “l’apostolo della difesa del mare” evidenziando il filo rosso che lega la piccola pesca praticata da Paolo con quella dei pescatori tra i quali Gesù reclutò i suoi discepoli. Paolo Fanciulli ha creato negli anni il primo sindacato dei piccoli pescatori artigianali dell’Argentario, ha collaborato con le Procure della Repubblica e con i legislatori, ha fatto sequestrare attrezzature e imbarcazioni degli “strascicatori” abusivi, ha inventato l’ittiturismo e il pescaturismo, ha suggerito e fatto decollare il progetto dell’installazione, lungo la costa, di diverse centinaia di piramidi sottomarine in cemento allo scopo di dissuadere la pesca illegale. Paolo Fanciulli, noto come Paolo il Pescatore, conosciuto anche all’estero per gli articoli che gli hanno dedicato il New York Times, Il Guardian e la Süddeutsche Zeitung, conduce una guerra strenua da anni contro i pirati della pesca ed è il difensore instancabile della difesa del territorio in cui è cresciuto: i Monti dell’Uccellina, il mare di Talamone. Per combattere la pesca a strascico illegale sotto costa che distrugge pesci, fondali e praterie di Posidonia oceanica, ha subìto minacce e rischiato la vita. Nelle sue battaglie ha attirato a sé un numero crescente di amici e sostenitori. In Maremma è diventato un simbolo della difesa della natura. Nel 2012 è nato il progetto “La Casa dei Pesci”(http://www.casadeipesci.it), passo decisivo per la salvezza dei fondali di Talamone: 39 sculture in marmo di Carrara, calate sul fondo del mare per impedire la pesca a strascico sotto costa. Un museo sommerso che si arricchisce anno dopo anno, scultura dopo scultura. Pensate che nei tratti di mare dove le sculture sono state installate l’ecosistema è rinato, così la flora e la fauna. Un magico connubio tra ambiente e arte. Il mondo in cui vive Paolo è uno dei tratti di costa più belli dell’intero Mediterraneo. E se è ancora così, si deve a lui. L’artista sorrentino Massimo Sepe ha coniato l’espressione “Il mare chiama chi ama il mare”, anche Paolo il Pescatore è stato chiamato dal mare e dal mare è amato, le sue vicissitudini mi hanno ricordato quelle che vive Claudio d’Esposito, presidente del WWF Terre del Tirreno, per la tutela del patrimonio arboreo in Penisola Sorrentina; in Italia è sempre la stessa storia, se un cittadino si batte per il bene comune, deve mettere in conto che rischierà la vita e se sarà fortunato, troverà un Procuratore pronto ad ascoltarlo, perché spesso c’è una subdola macchina del fango pronta a denigrarlo, isolarlo e nei casi più pericolosi eliminarlo. Bertold Brecht scriveva: “Beati i popoli che non hanno bisogno di eroi”, noi purtroppo invece ne abbiamo ancora urgente bisogno.
di Luigi De Rosa

Generico giugno 2021

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