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In natura col bebè: la poesia a spasso sui sentieri. vai allo speciale

Gambe e ginocchia di neonato/dita dei piedi come piccoli piselli,/occhi accesi, orecchie lucide,/il petto che si gonfia riempiendosi d’aria”, sono versi di Gary Snyder, ambientalista, definito dalla critica “poeta dell’ecologia profonda”. Snyder è stato anche uno dei maggiori rappresentanti della Beat Generation, si diverte con questi versi a descrivere un neonato alle prese con la scoperta della Natura, vale a dire la scoperta di ciò che è sospeso tra l’anima e Dio, ancora un grande: Fernando Pessoa. Un bambino sospeso in un marsupio, indossato da una madre o da un padre durante una passeggiata su un sentiero di montagna, incarna un momento eco-poetico alla Gary Snyder ed è quello che propone, da qualche tempo ai genitori della penisola sorrentina, Veronica Verde, Guida Ambientale Escursionistica, con un Master in Marketing, studi universitari a Vienna e poi a Rotterdam, viaggiatrice instancabile, prima in Europa poi in India, sulle Ande, in Birmania e infine negli Stati Uniti. Ho incontrato, alcuni giorni fa, Veronica Verde nel giardino dell’Oasi in Città a Sant’Agnello e sono rimasto affascinato dal suo progetto, quello di calarsi totalmente nell’esperienza escursionistica insieme al proprio bambino portandolo a spasso nel marsupio. Mi sono documentato e ho riscontrato molti consensi su questa pratica da parte della comunità scientifica rappresentata da pediatri italiani e non. Considerate che un bambino è stato per nove mesi nel grembo materno in posizione fetale, con la schiena curva. Alla nascita non c’è motivo per cui la colonna vertebrale debba “improvvisamente” assumere una posizione diritta. Il processo di maturazione della colonna vertebrale procede, nei primi mesi di vita, in modo graduale, man mano che maturano le competenze neuromotorie del bambino (controllo del capo intorno ai 2-3 mesi, posizione seduta intorno ai 6 mesi, posizione eretta intorno agli 11 mesi, primi passi a partire dai 12 mesi). Inoltre, poiché stando nel marsupio, il bambino è costantemente in movimento, l’organo dell’equilibrio (posto all’interno dell’orecchio) è maggiormente stimolato rispetto a quando il piccolo è in posizione sdraiata nella carrozzina: questo favorisce il suo sviluppo neuromotorio. Infine l’uso del marsupio favorisce il corretto sviluppo delle anche (poiché le gambe restano divaricate nella posizione “a ranocchio”) e riduce l’appiattimento del capo (plagiocefalia) dovuta all’appoggio prolungato del capo quando il piccolo è in posizione sdraiata nella culla o nella carrozzina. Raccolte queste brevi ed essenziali nozioni sull’uso del marsupio, ho voluto approfondire la conoscenza del progetto di Veronica proponendole l’intervista che segue, che spero possa essere utile a lei per farsi conoscere e per chi avrà la bontà di leggermi occasione per approfondire un argomento molto interessante.
-Veronica ho letto qualche notizia biografica sul tuo sito, scoprendo così che sei figlia d’arte, quanto la passione di tuo padre ha influito sulle tue scelte professionali?
Sicuramente è grazie alla passione di mio padre, che mi ha sempre spinto e accompagnato in natura che mi sono avvicinata alle varie attività all’aperto. Lui è sempre stato una guida per passione perché aveva un’altra professione e solamente una volta andato in pensione si è dedicato maggiormente al trekking. Al momento mi aiuta molto con alcuni tour in lingua inglese e francese.
– In passato, mi sono occupato, per i miei studi di Sociologia, di discriminazione di genere nel lavoro, mi chiedevo se anche nella tua professione, quella di Guida escursionistica, hai subito episodi di discriminazione?
Per quanto riguarda l’essere una guida donna ci sono sicuramente stati episodi spiacevoli in cui sono stata considerata magari non all’altezza perché donna GIOVANE, ma mi sento di dire che ho sempre dimostrato a tutti con le mie competenze e la mia esperienza quanto valessi e quanta strada abbia fatto da sola nonostante la mia giovane età.
– Ho notato che come simbolo identificativo della tua attività hai scelto un asino verde, icona molto cara a Marc Chagall, il simbolo del ritorno all’amata terra di origine, insomma il viaggiare come esperienza emozionale?
Sì l’asinello è proprio l’animale che rappresenta la nostra filosofia del viaggio lento, autentico, sostenibile come hai letto sul nostro sito.
– Infine raccontami del progetto “In Natura col bebè” e degli obiettivi che ti proponi di raggiungere con questa iniziativa.
Il progetto è nato proprio per incoraggiare mamme, papà (ma non solo) a uscire all’aria aperta e fare attività anche con i propri bimbi fin dai primi mesi. Uscire all’aria aperta con il mio bebè fin dai suoi primissimi giorni mi ha permesso di affrontare il post parto con tanto buon umore, energia e serenità. La prima volta che ho portato mio figlio in fascia per una passeggiata aveva 6 giorni, dai suoi 4 mesi ho continuato con il marsupio ergonomico e ora alterno il marsupio allo zaino porta bebè. Ricordo che durante la mia gravidanza, un periodo bellissimo per me, non facevo altro che immaginarmi sui sentieri con questa piccola creatura a tenermi compagnia. Fantasticavo sul momento in cui gli avrei mostrato i primi alberi, avrebbe toccato per la prima volta una foglia o un fiorellino, iniziato a correre o saltare nel fango.
Nelle passeggiate in natura io e mio figlio abbiamo trovato il nostro rifugio magico, soli io e lui respirando l’energia vitale della montagna. Massimiliano è stato il mio fedele compagno di avventura in quest’anno così particolare, dove il covid ci ha sicuramente limitato in tante cose, ma ci ha dato la grande opportunità di passare molto tempo all’aria aperta. Di ciò siamo molto grati. In tanti paesi del Nord e non solo portare il proprio bambino con sé durante un’escursione fa parte della normalità, è un evento quasi settimanale condiviso con famiglia e amici. Qui in Italia del Sud lo è molto meno. Anzi vi dirò di più, è veramente raro trovare adulti sui sentieri che portano i propri bebè in uno dei tanti supporti in commercio.
Le persone quando vedono abbigliamento outdoor unito a fasce, marsupi o zaini porta bebè immediatamente pensano agli stranieri in vacanza. Non abbiamo la cultura del portare e soprattutto portare in natura. C’è tanta disinformazione basata su retaggi passati, una vecchia mentalità, leggende metropolitane. Tutto questo è un peccato! Mi piacerebbe tanto poter vedere sempre più mamme e papà in natura con i loro bambini, dare loro la possibilità di crescere attraverso esperienze sensoriali uniche e irripetibili. Questo è uno dei tanti motivi che mi portano a condividere sempre di più sui social la mia esperienza personale e tanti contenuti riguardo questa tematica. L’idea è di incoraggiare i genitori a portare sempre più spesso i loro bambini in escursione, dar loro le giuste informazioni riguardo ai supporti, i benefici, la sicurezza in montagna e tanto altro. La natura è maestra di vita, ci insegna a essere semplici, autentici, resilienti. Non perdiamo l’occasione di educare i nostri figli in natura fin dai primi mesi di vita.
Beh, tornando agli equidi, se mi passate la battuta, nella rivista “Gli Asini” di Goffredo Fofi, è riportata una frase dura ma rappresentativa dei tempi che stiamo vivendo, quella del filosofo anarchico John Zerzan: “Se mai avremo un futuro, somiglierà alla preistoria“. Al contrario, mi fido di Veronica Verde e della convinzione che i bambini che cresceranno in mezzo alla Natura saranno gli uomini di domani che smentiranno nei fatti la catastrofica previsione di Zerzan.
di Luigi De Rosa

Generico giugno 2021

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