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Gragnano, riscoperto acquedotto: «Risale all’epoca romana»

Gragnano, riscoperto acquedotto: «Risale all’epoca romana». Più che una scoperta si tratta di una ri-scoperta dell’antico acquedotto della valle dell’Imbuto a Gragnano. L’errore, in sostanza, è da ricercarsi nella data di edificazione della struttura che, fino a ieri, veniva confinato nell’età Medioevale. Tutto sbagliato secondo gli ultimi studi che, invece, accerterebbero che l’acquedotto gragnaese è di epoca romana.

Secondo Massimo Santaniello, Presidente di Archeoclub d’Italia sede di Castellammare di Stabia, autore di questa importante ricerca: «L’acquedotto di Gragnano è di origine romana. Presenta le stesse caratteristiche costruttive dell’acquedotto di Quisisana a Castellammare di Stabia. Questa ulteriore scoperta rivoluziona tutti gli studi sul territorio stabiese. Si tratta di un acquedotto di circa 6 chilometri di cui 3,00 perfettamente conservati. Con questo sono già due gli acquedotti che alimentavano le ville di Stabiae, ma ce ne potrebbe essere addirittura un terzo sulla cui ricerca stiamo lavorando. Tali risultati sono figli di un’attività di ricerca che stiamo portando avanti con la guida escursionistica Wolfgang Martin Murmann che mi segue con dedizione in tutte le esplorazioni dei Monti Lattari. L’acquedotto della Valle dell’Imbuto a Gragnano che fino ad oggi era considerato di epoca Medioevale è invece identico per tipologia costruttiva a quello di Quisisana, quindi è un’ulteriore prova che i Romani avessero realizzato questi capolavori di ingegneria idraulica sfruttando le sorgenti dei Monti Lattari e seguendo le valli sono giunti fino alla zona collinare di Stabiae ». E Santaniello racconta tutti i dettagli della ricerca ed anche il come sia stata condotta con cautela, costanza e pazienza: «Le attuali conoscenze degli acquedotti romani nell’area vesuviana sono attestati fino ad Ercolano e Pompei, le quali venivano servite dall’acquedotto di Serino, dopo aver percorso decine di chilometri. Ma di come venisse alimentata la città di Stabiae e il territorio dell’ager stabianus non è stato mai oggetto di studio. Ecco che si accende la curiosità di chi ha letto di studi sull’acquedotto medioevale di Gragnano e le notizie relative all’acquedotto di Quisisana, ritenuto dalla storiografia di origine borbonica. Di recente abbiamo condotto degli studi approfonditi sull’acquedotto di Quisisana ritenendo che la tipologia costruttiva possa ricondursi all’epoca romana. Poi il 25 luglio 2010 un indizio importante che emerge durante una visita agli scavi di Villa Arianna, prima dell’atrio Tuscanico era ben visibile una condotta in piombo con un ripartitore di acqua, da cui derivano le due tubazioni dirette verso Villa Arianna e il cd II Complesso. La direzione della tubazione era in direzione est, verso il rivo San Marco, nei pressi della valle che raccoglie le acque provenienti dai Monti Lattari, e precisamente da Gragnano».

Fonte Metropolis

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