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Don Onorio Rocca.

Ieri 15 giugno è stato inaugurato il Centro pastorale della Parrocchia di Sant’Agnello, presso il Conservatorio dei Sette Dolori , in via Paola Zancani, esso è stato intitolato a Don Onorio Rocca. Consci e consapevoli che non tutti ricordano questa figura di prete, al di fuori di quelli di età compresa tra 60 e i 90, vogliamo sopperire  a questa lacuna con una bibliografia di storia della Penisola Sorrentina. Oltre al un libretto titolato proprio Don Onorio Rocca, a parlarcene ampiamente è Franco Gargiulo, o anche Genius Loci diretto da Antonino De Angelis , con un bel articolo di Raffaele Vacca. Qui di seguito riportiamo il discorso del Sig Sindaco ing  De Maio. Intanto la redazione cultura di Positanonews è andata a rivedere il busto bronzeo al Cimitero, grazie al permesso del vice sindaco Giuseppe Gargiulo, abbiamo potuto girare il video. La foto ritrae Don Onorio alla benedizione del gonfalone della Società Operaia di Sant’Agnello.

Generico giugno 2021

Il 4 giugno, improvvisamente, veniva a mancare Don Onorio Rocca, una figura di sacerdote il cui ricordo è ancora vivo, a distanza di 23 anni dalla sua dipartita. É proprio per tale ricorrenza, lo scorso 29 giugno 1999, nel nostro cimitero, è stato inaugurato un busto in bronzo, opera dello scultore santanellese Aniello Apreda, per ricordarne l’opera. E nella seduta del Consiglio Comunale del 19 luglio 1974, il Sindaco De Maio pronunciò il seguente discorso:

“Signori Consiglieri, all’alba del 4 giugno scorso ci ha lasciati il nostro Don Onorio. Una banale malattia lo ha sottratto prematuramente alla vita.

Discendente della nota famiglia dei Rocca e dei Crawford fu per diversi anni laico prima di vestire l’abito talare. Fu uomo dal multiforme ingegno interessandosi di letteratura, filosofia, pedagogia, teologia, musica e discipline varie

Questa sua vasta gamma di conoscenze gli consentì di discorrere con uguale semplicità e competenza con persone di tutti i livelli sociali, culturali e di qualsiasi età.

A questo proposito ricordo l’episodio del mio primo incontro con Don Onorio.

Era una domenica mattina di circa 30 anni fa ed insieme a mio fratello Giosuè giunsi alla Villa Crawford. Qui una domestica ci introdusse nel magnifico salone al primo piano dove attendemmo, emozionati, che arrivasse il signore di “Villa Lina” come veniva chiamato rispettosamente dal popolo.

Aspettiamo qualche minuto ed ecco apparire sulla porta un uomo gioviale, dinamicissimo che ci venne incontro con il suo indimenticabile sorriso mettendoci immediatamente a nostro agio. Ci chiese cose sulla nostra numerosa famiglia, sui nostri studi, sui nostri giochi ecc…

Pur essendo un ragazzino mi colpì il suo spontaneo e sincero interessamento per noi, piccoli monelli, interessamento da parte di un uomo, non ancora sacerdote, che apparteneva ad un mondo di gran lunga diverso dal nostro.

Dopo una piacevole chiacchierata si sedette al pianoforte ed incominciò a suonare le sue meravigliose ninna-nanna accompagnate da un sommesso canto.

Cose semplici ma meravigliose. Chi ha avuto la ventura di ascoltarle non le dimenticherà mai.

Sin da questo primo incontro si intuiva che in lui c’era qualcosa di superiore e che era predisposto per fini diversi da quelli dell’uomo normale.

Dopo pochi anni, concludendo un periodo di preparazione in cui aveva perfettamente assimilato le parole del Vangelo mettendole in pratica nel modo più semplice possibile, divenne sacerdote.

Dal momento che dedicò tutta la sua attività alla cura delle anime, la sua casa si trasformò in sede di incontri culturali – religiosi, di ritiri spirituali e conferenze. Come detto precedentemente, fu teologo, educatore, benefattore, musicista.

Come teologo, chi non ricorda la famosa e limpida dimostrazione dell’esistenza di Dio e della identità del Cristo con Dio.

Con schema preciso, secondo qualcuno troppo fìsso, illustrò per anni a centinaia di giovani i principi fondamentali dell’esistenza di Dio e la necessità di vivere conformemente a quanto detto da Cristo figlio di Dio.

Partendo dal principio che tutto ciò che esiste ha una “origine uno sviluppo ed una corruzione” e che nel mondo nulla si crea e nulla si distrugge ma tutto si trasforma, con sillogismo aristotelico, ne ricavava l’esistenza di un creatore.

Come educatore chi può affermare di non aver ricevuto con sviamcnic o inconsciamente validi indirizzi per la propria vita?

* Sdenta menti che non erano certamente suggeriti solo dall’uo mo colto» che tutti stimiamo ed ammiriamo, ma da colui che aveva identificato parola ed azione ed era un esempio luminoso di coerenza.

Nella veste di educatore mirò ai giovani senza troppo preoccuparsi della loro origine sociale. Cercò di indagare nell’animo loro per individuarne le aspirazioni e le vocazioni ottenendo risultati insperati.

Quanti giovani, mercé il suo aiuto, scoprirono di avere risorse mai prima conosciute.

Come benefattore basterebbe ricordare il dono fatto della sua Villa Crawford alle Suore Salesiane per rendersi conto che Don Onorio aveva obbedito perfettamente alle parole del Vangelo: Se vuoi essere perfetto, vai, vendi… dai… e seguimi

Ma quanti altri sconosciuti atti di carità aveva compiuto Don Onorio?

Certamente moltissimi.

Su quanto ha fatto Don Onorio si potrebbe continuare per giorni, ma lo faranno personalità più autorevoli di me in un fascicolo che sta raccogliendo Don Fabio Savarese.

Quanto da me detto vuole essere un omaggio deferente di uno dei suoi innumerevoli allievi che è rimasto privo del Padre spirituale, del Consigliere affettuoso, del Maestro.

Averlo voluto ricordare qui risponde al desiderio Vostro, signori Consiglieri, e di tutto il popolo di Sant’Agnello, che avendo ammirato le doti e sperimentato la carità, unanimemente e sinceramente lo ha pianto”.

Pochi mesi dopo la dipartita del caro Don Onorio, anche sua madre. Eleonora, figlia primogenita dello scrittore F.M. Crawford, venne a mancare. Nella seduta consiliare del 25 ottobre, l’allora Consigliere Frank Falcone, con parole commosse ricordò la nobile figura della scomparsa. Ho voluto riportare integralmente tale intervento, unitamente a quelli degli altri Consiglieri, perché nel discorso saranno più volte citati un quadro di Thomas Crawford, ed un calco in bronzo della mano dello stesso, oggetti che, dopo molto penare, divennero beni del Comune. Oggi, il quadro di Thomas Crawford si dx)va nella stanza del Sindaco, al secondo piano del nostro edificio comunale; manca il calco di bronzo della mano, sottratto alcuni anni fa dalla biblioteca comunale, all’epoca ubicata nei locali adiacenti il Bar Italia, non custodita, semplicemente poggiata su un’antico tavolo di legno, alla portata di tutti… Ed ecco il testo dei vari interventi dei Consiglieri:

Frank Falcone:

“Il 13 agosto, dopo poco più di due mesi dalla morte del figlio Onorio, è deceduta la nobile Signora Eleonora Marion Crawford Rocca.

Coloro che ebbero la ventura di conoscerla non dimenticheranno mai quella esile ed elegante figura, quel suo dolce eterno sorriso.

Bastava udirla parlare solo per pochi istanti per capire subito di trovarsi alla presenza di una donna superiore, una donna che viveva in una dimensione spirituale in cui non c’è posto per quanto di comune e spesso d’ignobile alberga nell’uomo.

Aveva una tale dimestichezza con la virtù, con la verità, col sacrifìcio, con la carità che sarebbe rimasta incredula di fronte all’affermazione che esistono uomini egoisti, ipocriti, falsi. Ignorava il male ed era convinta che tutti fossero buoni, generosi, nobili come lei e come i suoi figli Leone ed Onorio.

Era una di quelle persone così rare che può dirsi veramente privilegiato chi ha la fortuna di conoscerla, era una di quelle persone che bastava incontrare una sola volta per convincersi che esistono effettivamente esseri capaci di fare della virtù esperienza quotidiana di vita, una di quelle persone che di tanto in tanto appaiono sulla terra per essere, con l’esempio della loro vita, di conforto e sprone a quella ristretta schiera di uomini coraggiosi che, pur di non compromettere la libertà della loro coscienza, tollerano il compatimento e la derisione dei furbi e rinunciano ai vantaggi materiali che una certa società elargisce soltanto a chi ne accetta le regole ipocrite e ingiuste.

Era una donna capace di accettare in silenziosa serenità sacrifici e dolori convinta, come era, che un inafferrabile e trascendente fine di bene ora presiede alla distribuzione delle gioie e delle pene. Entrambi i suoi figli scelsero la via del sacerdozio e le fu nega- la gioia, pur così umana e comune, di diventare nonna e vedere perpetuarsi nei nipoti la famiglia di Thomas e F. Marion Crawford, Ma lei non mostrò mai agii amici né agli stessi figli il suo disappunto anzi fece del sacrificio che le imponeva il destino e del nuovo ruolo di madre di due sacerdoti mezzo ed occasione di santificazione.

La morte bussò due volte alla sua porta in questi ultimi anni sottraendole, l’uno dopo l’altro i suoi due figli. Forse prestò fede alle pietose bugie di Giulia Iaccarino e non si rese conto che non avrebbe più rivisto il suo Onorio.

Ma già da anni non riusciva a superare il dolore per la perdita di Leone. Trascorreva ore ed ore in preghiera nella ricerca affannosa della rassegnazione e della pace. Solo il 13 agosto scorso cessarono le sue pene e potè ricongiungersi ai suoi adorati figliuoli. Nata e vissuta per lunghissimi anni nella ricchezza, la Signora Eleonora si adattò con semplicità ad un tenore di vita modesto, impostole dalle mutate condizioni finanziarie della famiglia. Non rimpianse mai la vita di un tempo quando era circondata, quasi ogni giorno, da illustri personalità dell’alta società internazionale, ospiti della sua villa principesca.

Si rammaricava soltanto di non avere più la possibilità di aiutare, come in passato, chi a Lei si rivolgeva. E appunto per donare a chi ne aveva bisogno non esitò a vendere, anzi a svendere, molti dei preziosi oggetti che adornavano la sua casa. Giunse il momento in cui le venne meno i mezzi per una vita decorosa. Avrebbe potuto facilmente procurarseli e ritornare nell’agiatezza, se avesse accettato il consiglio di vendere la villa, che le avrebbe reso venti anni fa centinaia di milioni. Invece lei preferì donarla alle suore salesiane con l’onere di un vitalizio di 150.000 lire mensili, somma irrisoria già dall’epoca in cui fu redatto il contratto.

Anche se la cosa ripugnerebbe alla nobile signora, sono costretto, per le ragioni che dirò poi, a fare un po’ di calcoli. Le suore salesiane si sono lamentate e si lamentano di avere fatto un cattivo affare con l’acquisto della Villa Crawford. In verità in vent’anni esse hanno versato intorno ai 36 milioni e se anche a tale somma si aggiunge l’ammontare delle spese e delle riparazioni, che non raggiunsero i 20 o 30 milioni, si è sempre lontanissimi dal miliardo di lire che è il valore attuale della villa. La villa era stata costruita dal padre della signora Eleonora Francis Marion Crawford, al posto della villa Renzi da lui acquistata nel 1885 o ‘86, quando egli scelse Sant’Agnello come sua residenza permanente. Fu lo stesso padre della signora che redasse il progetto della villa e fu lui a dirigere i lavori.

Chi fosse Francis Marion Crawford, tutti qui lo sanno. Fu un uomo di una cultura enciclopedica, che parlava e scriveva in modo perfetto, ben quindici lingue. Aveva studiato a Concord e all’Università di Harvard negli Stati Uniti, a Cambridge in Inghilterra ad Heidelberg in Germania, a Roma.

Quando si stabilì a Sant’Agnello era già celebre per avere pubblicato “Mr. Isaacs e Dr. Claudius”.

Fu nella nostra cittadina che scrisse ben 40 romanzi tra cui “Saracinesca”, “Sant’Illario”, “Don Orsino” e “La Suora bianca” che divennero subito immensamente popolari, oltre a drammi, opere biografiche e storiche. Sant’Agnello divenne allora meta di scrittori, di diplomatici, di uomini politici di ogni nazione, che ricevevano tutti generosa ospitalità nella sua sontuosa villa sul mare. Fu allora, e per merito di Francis Marion Crawford, che il nome di Sant’Agnello acquistò fama mondiale.

Dopo la sua morte, avvenuta nel 1909 quand’egli aveva poco più di 50 anni, Sant’Agnello, grata, intitolò al suo nome la strada più bella del paese.

Ma se tutti conoscono il padre della signora Eleonora, pochi conoscono suo nonno Thomas Crawford, sul quale richiamo l’attenzione di questa assemblea. Thomas Crawford fu lo scultore americano più grande della prima metà dell’800 e colui che diede il maggiore impulso alla scultura dell’allora giovane repubblica stellata. Anche lui fece dell’Italia la sua patria di adozione e trascorse a Roma quasi tutta la sua breve esistenza. Nato nel 1814 morì nel 1857 ad appena 43 anni. Eppure nei vent’anni che potè dedicare al lavoro compose più di 60 opere di bronzo e in marmo, alcune delle quali di dimensioni gigantesche.

I critici sostengono che fosse vissuto più a lungo avrebbe potuto diventare il Canova o il Donatello d’America. Tra le sue opere più note basterà ricordare il monumento equestre a Giorgio Washington a Richmond, le porte di bronzo e il frontone marmoreo (in cui è rappresentato il progresso della civiltà americana) del Campidoglio di

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Washington e la gigantesca statua bronzea della libertà che si erge maestosa sulla grande cupola dello stesso Campidoglio. Anche a Sant’Agnello c’è una sua scultura, piccola di dimensioni ma grande per il fascino che promana dalle armoniose proporzioni e dalla delicatezza delle linee. E’ “L’Angelo della Misericordia” che la signora Eleonora fece sistemare sulla tomba di suo padre nel nostro cimitero.

Questo libro è una biografia di Thomas Crawford in cui sono anche riportate molte sue lettere e l’elenco completo delle sue opere. Mi sono trattenuto sulla personalità di Thomas Crawford per portare a conoscenza di questa assemblea che esiste a Villa Crawford un suo ritratto che è l’unico esistente al mondo. Esiste anche una copia in bronzo della sua mano.

Questi due ricordi di Thomas Crawford, del nonno della signora Eleonora, dovrebbero essere, destinati ad un museo. Tale era la volontà della signora a me ripetutamente espressa da suo figlio Onorio.

Purtroppo non esiste alcun testamento e l’erede di tutti i preziosi mobili antichi, dei rari pezzi di argenteria, dei quadri, delle sculture esistenti nel palazzo e giardino è l’ordine delle ancelle del Sacro Cuore, cui appartiene Suor Clara, la sorella superstite della Signora che vive in Giappone ormai quasi novantenne, semicieca e certamente ignara della morte di tutti i suoi parenti. Tra la mattina dell’altro ieri e il pomeriggio di ieri le Suore del Sacro Cuore, giunte appositamente da Roma insieme con il loro economo, proprietarie con le salesiane della villa, hanno proceduto ad un inventario meticoloso e minuzioso di tutto ciò che ancora esiste in quella che fu la casa di Francis Marion Crawford. Nulla è stato dimenticato, persino gli oggetti più piccoli ed insignificanti, abbandonati da anni in fondo a cassetti in disuso.

Ora mi chiedo che ne sarà degli oggetti, raccolti con tanta passione da F.M. Crawford e conservati dalla Signora Eleonora. Che ne sarà dei ricordi di una così illustre famiglia che ha amato, onorato e beneficiato Sant’Agnello e la penisola Sorrentina?

Nessuno a parere mio, ne potrebbe essere più degno e geloso custode della stessa nostra popolazione così strettamente legata dai vincoli d’amore alla scomparsa famiglia.

Tutto ciò che appartenne ai Crawford dovrebbe essere assegnato e conservato nel museo Correale di Sorrento, senza farne oggetto di mercato porche* ciò ripugnerebbe ad Onorio a Leone alla loro santa madre.

Convinto» tuttavia, come sono che le suore non cederanno su questo punto, ho lelelonato giorni or sono alla superiora della salesiane pregandola di interporre i suoi buoni uffici al fine di convincere le suore del Sacro Cuore a rinunciare almeno in favore dei Sorrentini al quadro e alla mano di bronzo di Thomas Crawford e possibilmente alle opere dì KM. Crawford alcune delle quali forse non saranno più ristampate. Ne ho avuto questa secca risposta: “Si rivolga direttamente alle ancelle del Sacro Cuore che sono le eredi”.

Che le suore salesiane, proprietarie della Villa Crawford, non abbiano alcuna pretesa ai mobili, è senz’altro vero se lo dice la superiora. Tuttavia ci lasciano perplessi alcuni fatti. Le suore salesiane non hanno fatto inventariare il pianoforte sul quale Onorio compose le sue musiche più belle come “Galaxia”, “O falce di luna calante”, ‘Tinfinito”, “A Silvia”; le suore salesiane hanno contrapposto alla stima fatta eseguire dalle suore del Sacro Cuore, che ammonta a 12 milioni, una loro valutazione che è risultata molto più elevata; hanno insistito e pare che abbiano finito col vincere, di partecipare alla spartizione dei beni.

Tutto ciò che sta avvenendo alla Villa Crawford ha per noi un significato incomprensibile. Forse non riusciamo a capire perché siamo poveri pur non avendo fatto il voto di povertà; forse non riceviamo il Sacramento della Comunione ogni mattina; forse non riusciamo a capire perché siamo dei peccatori così incalliti e ci siamo tanto allontanati dalla luce della grazia da esserci smarriti nelle tenebre dell’errore.

Forse è perché il buio ottenebra la nostra mente che ci sfugge il fine di bene che le suore certamente perseguono con l’alienazione dei ricordi dei Crawford.

Il caso vuole che alcuni di quelli che furono amici di don Onorio seggono qui ai posti di Consiglieri comunali. Il caso vuole che lo stesso Sindaco fu di don Onorio discepolo ed amico. Le sue lacrime, Sindaco, al funerale di don Onorio, funerale che fu, come ben disse il nostro Parroco, il trionfo più grande riservato dalla nostra popolazione all’amato Scomparso, furono indarno versate se Lei non si adopera oggi affinché la volontà di Onorio e della sua veneranda madre sia rispettata.

 

 

Lo stemma episcopale di monsignor Arturo

fermò

nominato vescovo da Benedetto XVI il

maggio 2006, rappresenta una scena nottur-

Nel cielo stellato, in alto, a destra, brilla una

stella, speranza dell’aurora. A sinistra,

te, una torre nasconde in parte il monte

degrada verso il mare. Sul fondo, a centro,

sotto I’acqua, una lampada che arde.

Sotto 1o stemma è riportato il motto che, sor-

, non è un’affermazione, ma una

: Custos, quid de nocte?, che significa

inella, a che punto siamo della notte?” È

dalla prima parte del Libro di Isaia.

I-a torre è una fedele riproduzione di una delle

ùe torri ottagonali di Villa Crawford.

Questa era stata acquistata nel 1 887 da Francfo

Marion Crawford e dalla moglie Elizabeth

Berdan dopo che avevano deciso di prendere

rlabile residenza a Sant’Agnello, che li aveva incmtati,

e mentre era denominata Villa de Renzis

del nome dei proprietari.

Dopo l’acquisto di beni adiacenti avvenne

fampliamento della villa e la costruzione delle

ùe torri, chiamate spesso torrini, con archetti

pensili ed imponenti cornicioni. Poi, su suo

disegno e sotto la sua direzione, Francis Marion

Crawford fece costruire, partendo dal mare,

ma possente muratura, a più livelli e ad archi,

di pietra lavica, e quasi a centro della muratura

ftce incidere, in caratteri cubitali, la scritta “In

Empestate securitas”, per testimoniare che la

rilla, nelle tempeste, dava sicurezza fisica e

rpirituale ai suoi abitanti. Ma forse anche per

ricordare che, come aveva detto Dante, che

Crawford ben conosceva, ed al quale si sarebbe

ispirato per scrivere la tragedia Francesca da

Rimini, magistralmente interpretata a Parigi da

Sarah Bernhardt, bisogna sempre stare

come torre ferma, che non crolla

già mai la cima per sffiar di venti,

seguendo il vero e Iasciando dir la gente.

È doveroso ricordare che nella vita di Francis

Marion Crawford, c’era anche un’altra torre. Si

trovava su un promontorio roccioso, sull’estrema

punta sud del golfo di Policastro, appena a nord

di Capo Scalea. Nel raggio di tre miglia non

c’erano case. Lì talvolta si rifugiava, accompagnato

da un paio di marinai della sua pilotina

‘Alda’, per continuare nella massima solitudine

il suo lavoro.

La parte superiore della torre del fronte

nord di Villa Crawford, con l’adiacente starrza,

costituirono lo studio privato di Francis Marion

Crawford. Qui, su un tavolo, disposto con la luce

che veniva da sinistra, sempre con la stessa penna,

su fogli bianchi, dalle nove a mezzogiomo,

per sei giorni alla settimana, scriveva quelle cinquemilaparole

che gli consentirono di pubblicare

quarantaquattro romanzi, oltre a volumi di altro

genere e ad articoli.

Riteneva che flne del romanzo fosse quello

“di divertire ed interessare il lettore, oltre a fornire

un profitto all’autore ed all’editore”. E che

il romanzo non avesse fini sociali o morali.

Sapeva che il mondo era mutato, che la civiltà

moderna aveva creato “vizi moderni insieme a

crimini, virtù, austerità e generosità moderne”;

che vi erano emozioni che svolgevano un ruolo

sconosciuto ai nostri antenati: che era un mondo

i

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