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Dipendenti pubblici e buona educazione

Purtroppo la nomea che si portano dietro i dipendenti pubblici non è delle migliori.
Un gioco che faccio spesso durante gli incontri formativi con dipendenti pubblici e non, è quello di far scrivere a ciascuno su di un foglio i tre aggettivi qualificativi che meglio descrivono il dipendente pubblico; i risultati sono imbarazzanti e significativi, la stragrande maggioranza degli aggettivi sono negativi.
Quasi tutti propongono come soluzione al problema interventi normativi che vanno dal prevedere più sanzioni per i “cattivi”, a più soldi e promozioni per i “bravi”.
Dopo aver letto e scritto fiumi di considerazioni e proposte sul tema, stamattina, riflettendo su un caso di specie che conosco molto bene perché mi riguarda in prima persona, mi si è accesa una lampadina; mi sono chiesto: vuoi vedere che in questo processo di analisi e riforma della Pubblica Amministrazione può avere un ruolo determinante anche la “BUONA EDUCAZIONE”?
A ben analizzare i tanti aggettivi qualificativi di cui sopra, ricorrono ahimè di frequente: scostumato, arrogante, prepotente, abulico, etc.; orbene le leggi a questo punto servirebbero a poco, perché una persona ben educata e deontologicamente corretta non ha bisogno di una legge per essere gentile verso il suo interlocutore o per rispondere ad una istanza; né una legge potrebbe sopperire a deficit che affondano le origini nell’infanzia e negli ambienti familiari e sociali di crescita.
A ben vedere dietro tutto questo c’è anche una buona dose di stupidità in quei dipendenti che saccheggiano quotidianamente le buone maniere e i doveri lavorativi; infatti si dimenticano di una circostanza paradossale; quei dipendenti sono, per così dire, “carnefici” verso i cittadini per circa 6 ore al giorno, ma per le restanti 18 ore sono “vittime” dei loro pari di altre amministrazioni pubbliche.
La mia esperienza personale? Semplice, se scrivo una PEC ( la quarta) di richiesta certificazione, e dopo due mesi non ottengo neppure una risposta interlocutoria, il problema me lo pongo e come; se un segretario comunale non avverte il dovere di rispondere, prima ancora che di risolvere il problema che provoca danni gravi al richiedente (pensione bloccata da 7 mesi per inadempienze degli enti), vuol dire che il problema è più serio di quello che appare.
Come ripeto ad oltranza da anni, il problema sarà risolto quando l’etichetta di oltre tre milioni di lavoratori, da “dipendenti pubblici” diventerà quella di “SERVITORI DELLO STATO”.
So che la grande maggioranza dei dipendenti pubblici già lo sono (le vaccinazioni in corso sono l’ennesima riprova); dobbiamo lavorare affinché quelle minoranze infette, smettano di inquinare la massa.
Intanto denunciamo gli episodi; qualcosa si muoverà.

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