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Da Sorrento a Vico Equense i volontari salvano scogliera e sorgenti

Da Sorrento a Vico Equense i volontari salvano scogliera e sorgenti. Ce ne parla Antonino Siniscalchi in un articolo dell’edizione odierna del quotidiano Il Mattino. Volontari al lavoro per ripulire la scogliera di Marina Piccola, al porto di Sorrento e l’alveo fluviale della sorgente della Sperlonga, a Vico Equense. A Marina Piccola, due furgoni carichi di polistirolo, materiali ferrosi, copertoni, barili di plastica ed numerose nasse, recuperati su iniziativa del Comune di Sorrento e in collaborazione con l’Area marina protetta di Punta Campanella e la Lega Navale Italiana. In azione decine di volontari delle associazioni Plasticfree, Marevivo, Wwf, Vas-Verdi ambiente e società e La Grande Onda. Un messaggio che punta a sensibilizzare alla tutela dell’ambiente e della risorsa mare. Ora l’obiettivo andrà necessariamente finalizzato alla bonifica dei fondali del porto, diventati nel tempo ricettacolo di cime e catene riversate negli anni senza scrupoli.

LA BONIFICA A Vico Equense, invece, i volontari Wwf Terre del Tirreno e del Wwf Young, si sono incamminati in un sentiero dal paesaggio mozzafiato che sovrasta Punta Scutolo e il Golfo di Napoli. Destinazione la sorgente della Sperlonga, dove si sono calati nell’alveo fluviale per recuperare i tantissimi rifiuti abbandonati. Hanno attraversato il sentiero della Sperlonga, di epoca preromana, un tempo faceva parte del percorso che collegava la città di Stabia a Vico Equense ed era l’unica via di comunicazione terrestre con i paesi della penisola sorrentina. Nel 1832, con la costruzione dell’attuale Statale Sorrentina, il percorso della Sperlonga, dove era istituito l’impianto di un posto di dazio, è stato abbandonato. Oggi è una piccola stradina immersa nel verde tra le colline, percorsa da escursionisti e appassionati di natura. Il percorso comincia in prossimità del cimitero comunale, per giungere alla sorgente che, con le sue acque, mescolate a quelle di Capo d’Acqua, ha dissetato per secoli gli abitanti della piana Equense, attraverso un acquedotto che risale ad epoche lontanissime. Per la bonifica del sito è stato necessario il supporto di un automezzo della Sarim, l’azienda di igiene urbana, che ha fornito sacchi e guanti da lavoro ed ha reso possibile il trasferimento al centro recupero di Vico Equense dei rifiuti raccolti. Nonostante le condizioni difficili di lavoro (il recupero dei sacchi colmi di spazzatura dall’alveo ha reso necessario l’uso di corde) si è riusciti a tirare su 40 sacchi di rifiuti di ogni genere.
«Non ci aspettavamo di trovare così tanti rifiuti – raccontano i volontari del Wwf – anche perché analoga pulizia era stata effettuata nello stesso sito appena tre anni fa. Abbiamo trovato giù nel fiume e sotto il ponte, immersi tra stratificazioni di plastiche, terreno e rami, oggetti di ogni tipo: un materasso, reti, vestiari, scarpe, vetro, plastiche, polistiroli, tubature, calcinacci, materiali edili, bidoni con residui di stallatico, e l’immancabile pericoloso amianto, impacchettato e a pezzetti, abbandonato nella totale ignoranza degli effetti nefasti che tale materiale ha sulla salute umana col rischio di inalazione delle fibre di asbesto. Tra la spazzatura anche resti di datteri di mare vietati dalla legge». A fare da contrasto stridente la discarica è la peculiarità e l’importanza del sito: un ambiente ricco di acque sorgive, il cui ecosistema ancora racchiude tuttora elementi della flora e della fauna unici e rari.

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