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Centri di vaccinazione o centri di profitto? Giuseppe Civale

Da Ravello in Costiera amalfitana volentieri pubblichiamo su Positanonews gli scritti di Giuseppe Civale

Premetto che le considerazioni che seguono sono semplicemente il risultato di informazioni attinte da organi di stampa nazionali e da servizi televisivi ad hoc. L’argomento verte sui rimborsi pubblici erogati ai centri che eseguono test rapidi in Germania, ossia nel Paese dove i caratteristici parametri etici relativi all’ordine ed alla disciplina sembrano non essere al momento prevalenti. Il principio è chiaro: più tamponi si fanno, più rimborsi si incassano. Se il numero dei test non è quello dichiarato, oltre ad alterare il numero dei tamponi totali, si incorre in un reato di frode aggravata. Sono già in corso controlli a sorpresa, supportati anche da telecamere mimetizzate, si moltiplicano le inchieste su denunce di privati, che ne rilevano le manipolazioni (test eseguiti nel giro di minuti con risultati immediatamente disponibili, ovviamente sempre negativi). Il caso più plateale è stato quello di un centro di vaccinazione che ha richiesto un rimborso per 977 test su 70 effettivamente eseguiti (costo unitario: € 158,00). Ma è solo la punta di un iceberg! Cosa fare? Come si sa, stiamo parlando di una nazione in cui la casualità deve cedere il passo alla sistematicità. I costi del materiale acquistato dall’ente assicurativo vengono automaticamente interfacciati con quelli richiesti per i test fatturati, ossia scorrettamente segnalati. I centri debbono indicare il proprio codice fiscale, in modo che l’ufficio imposte possa interfacciare i test fatturati con quelli dichiarati in sede di denuncia fiscale. Inutile aggiungere che sono già stati spiccati numerosi mandati di cattura per chi per qualche attimo fuggente ha creduto di poter “fare il furbo”.
E …..….. in Italia?

Giuseppe Civale

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