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Cava de’ Tirreni: rianimazione chiusa, anziana resta in sala operatoria per 12 ore

Cava de’ Tirreni: rianimazione chiusa, anziana resta in sala operatoria per 12 ore. A fornirci tutti i dettagli è Simona Chiariello in un articolo dell’edizione odierna del quotidiano Il Mattino. Operata di urgenza per addome acuto, resta dodici ore in sala operatoria perché la rianimazione è chiusa. Una notte da incubo, quella vissuta da una donna cavese di 90 anni e dai suoi familiari che hanno dovuto fare i conti con i disagi ed i rischi causati dalla mancata riapertura del reparto di terapia intensiva. L’anziana era arrivata in ospedale domenica mattina con addome acuto. Dopo i primi esami, i chirurghi cavesi non hanno potuto perdere altro tempo e hanno deciso di sottoporla ad un intervento di urgenza. Per l’età della paziente e per le patologie croniche di cui è affetta, al termine dell’operazione i medici cavesi non hanno potuto trasferirla in reparto perché necessitava dell’assistenza specialistica della rianimazione. Ed è così sorto il problema, tra l’altro ventilato nei giorni scorsi da sindacalisti e cittadini, e cioè la mancanza di una divisione di terapia intensiva. Al Santa Maria dell’Olmo, infatti, la rianimazione, chiusa il primo dicembre scorso per dare in prestito il personale al centro covid del Da Procida al Salerno, non è stata ancora riaperta. Per i chirurghi cavesi c’è stata un’unica soluzione: mantenere l’anziana in sala operatoria per poterla monitorare. Solo nella mattinata di ieri è stata spostata nella sala per l’anestesia sempre nel blocco operatorio, in attesa del suo trasferimento al Ruggi, dopo averla sottoposta a tampone Covid. Nel primo pomeriggio di ieri la donna non era ancora stata trasferita. Il caso ha suscitato molto clamore anche dagli stessi operatori sanitari che da mesi stanno denunciando la necessità di riaprire la rianimazione. «Al pronto soccorso arrivano codici rossi che devono essere operato in urgenza e in molti casi per il post operatorio è necessaria la terapia intensiva. I medici non possono rischiare di perdere un paziente perché non c’è l’opportuna assistenza». Solo pochi giorni fa i sindacalisti della Cisl avevano chiesto alla dirigenza del Ruggi l’immediata riapertura.

LA NECESSITA’ «Chiusa a dicembre scorso – avevano scritto – deve essere riaperta assolutamente per garantire con efficienza i fabbisogni, assicurare le prestazione senza dimenticarci che in tal modo si potrà dare continuità e soprattutto sicurezza. Questa non è più una questione di opportunità ma di necessità. Oltretutto si chiede alla direzione strategica di scorrere le graduatorie e reclutare le professionalità necessario che risultano in carenza e dare completezza a quei reparti ancora sottorganico anche per garantire le ferie dopo oltre un anno di stremante lavoro profuso a contrastare l’epidemia ancora in atto». Stessa richiesta da parte del Comitato Civico Antonio Civetta, i cui rappresentanti avevano lanciato un ultimatum.

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