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Cava de’ Tirreni: patto politico-mafioso, la Procura ci riprova

Cava de’ Tirreni: patto politico-mafioso, la Procura ci riprova. A fornirci tutti i dettagli è Nicola Sorrentino in un articolo dell’edizione odierna del quotidiano Il Mattino. Per la Procura generale esisteva un clan di natura mafiosa a Cava de’ Tirreni, con a capo Dante Zullo, che sarebbe sceso a patti anche con la politica per ottenerne benefici. Con questi presupposti, sono 13 le condanne chieste nel processo d’appello. Gli imputati sono Dante, Vincenzo e Geraldine Zullo, Laila Kabil, Vincenzo Porpora, Carmela e Carlo Lamberti, Antonio Di Marino, Antonio Santoriello, Domenico e Mario Caputano, Enrico Polichetti (ex vicesindaco) e Angelo Trapanese (funzionario del Comune). In primo grado, sia Polichetti – che secondo l’accusa avrebbe beneficiato di voti dal «clan» alle elezioni del 2015 – che il funzionario Trapanese, erano stati assolti da ogni contestazione. Il collegio di Nocera Inferiore non ritenne provata e dimostrata l’intesa e l’eventuale procacciamento di voti, facendo cadere le accuse di camorra.

LA MATRICE Così come per il gruppo Zullo, ricondotto ad un’associazione a delinquere semplice e non camorristica. L’Antimafia aveva però presentato appello. Ed ora la procura generale ripropone la tesi originaria, e cioè di riconoscere la «matrice mafiosa» associata alla compagine di Zullo. La sentenza è prevista per il 28 luglio, con le date fissate dal collegio per le discussioni dei difensori. Il processo d’appello ha registrato, tra le varie testimonianze, anche quella di Giovanni Sorrentino, il collaboratore di giustizia che aveva permesso con le sue rivelazioni di avviare un’indagine nel comune di Cava sulle attività del gruppo Zullo. In primo grado, tuttavia, Sorrentino non fu ritenuto del tutto attendibile. La genesi dell’inchiesta partiva dalla figura di Dante Zullo, condannato a 20 anni di reclusione in primo grado, intorno alla quale si sarebbe formato «un corpo identitario unico, che delinque con metodo mafioso facendo leva sulla forza di intimidazione collegata alla fama criminale del capo». Gli interessi del clan avrebbero toccato anche la politica, con Enrico Polichetti, «appoggiata dagli uomini del clan». Il politico avrebbe offerto la «propria messa a disposizione» in cambio di voti. Risultò il primo degli eletti a Cava, nel 2015. Nel mirino c’è anche «la Festa della Pizza», diventata oggetto di presunti favori per uomini del sodalizio. Le richieste di condanna della Procura sono le medesime del primo grado. Il tribunale di Nocera aveva riconosciuto in Zullo una caratura criminale percepibile all’esterno, ma dalla quale lui solo avrebbe tratto vantaggi, a differenza di altri. La Dda aveva presentato appello contro 13 imputati, a dispetto dei 34 del dibattimento di Nocera Inferiore. Le accuse vanno dall’estorsione all’usura aggravata, falsa testimonianza, spaccio, associazione di stampo mafioso e scambio elettorale politico-mafioso. Nel collegio difensivo i legali Teresa Sorrentino, Giovanni Pentangelo, Arturo della Monica, Marco Salerno, Mario Secondino e Francesco Rizzo.

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