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Cava de’ Tirreni, ospedale allo stremo: solo le urgenze

Cava de’ Tirreni, ospedale allo stremo: solo le urgenze. Ce ne parla Giuseppe Ferrara in un articolo dell’edizione odierna del quotidiano La Città di Salerno. La Rianimazione non riapre ancora e così al “Santa Maria Incoronata dell’Olmo” vengono sospesi pure gli interventi di elezione. E intanto i corridoi del reparto di Terapia intensiva, off-limits da dicembre scorso, diventano il “deposito” delle barelle dell’ospedale. Sempre più incerto il futuro del nosocomio metelliana mentre, nonostante le rassicurazioni, arrivano segnali contrastanti dai vertici dell’Azienda Ospedaliera Universitaria “San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona” sui prossimi provvedimenti, col plesso cavese che a breve dovrebbe essere oggetto anche di significativi lavori di manutenzione e ristrutturazione. Nel frattempo, però, a far sapere dello stop alle operazioni programmate sono stati i rappresentanti delle sigle sindacali che sono sempre più scettici sul futuro del presidio cavese, sui “se” e sui “quando” della riapertura dell’unità di Rianimazione e soprattutto se, prima dell’avvio dei lavori, sarà ripristinata l’operatività di tutti i reparti, ché Ortopedia e Chirurgia sono accorpati da mesi.

«La sospensione delle attività di elezione della Chirurgia e dell’Ortopedia e l’impossibilità di entrare nella filiera della emergenza a causa della mancata riattivazione della Rianimazione – commenta Gaetano Biondino , delegato della Cisl Fp della struttura metelliana mostra la volontà di non far decollare il presidio ospedaliero, con una grave disattenzione alle potenzialità della struttura nell’ambito della garanzia dei livelli essenziali di assistenza sul territorio salernitano e cavese». Eppure non erano mancate le rassicurazioni, sia dai vertici del “Ruggi” che dagli esponenti dell’amministrazione comunale, in merito all’imminente riapertura della Rianimazione o, quantomeno, dell’avvio delle attività per la ripresa. «Spiace dover constatare – continua Biondino – che i proclami di una riapertura della Rianimazione nel breve periodo, in uno alle ipotesi di far ritornare alla normalità le attività sanitarie della struttura, si infrangono sul muro della mancata volontà di riorganizzare la filiera assistenziale dell’azienda ospedaliera, decentrando funzioni e favorire la ripresa delle attività ordinarie per ridurre le liste di attesa ormai a livelli intollerabili».

L’ostacolo maggiore, a quanto pare, resta la carenza di personale tale da garantire non solo l’operatività del reparto cavese, ma anche quello al “da Procida” che, nelle fasi più acute dell’emergenza sanitaria, aveva ospitato gli operatori metelliani per fronteggiare la pandemia. «Da una parte si proclama la volontà di riaprire tutte le attività conclude il sindacalista Cisl ma dall’altra non si assumono medici per rilanciarle. La struttura morirà per consunzione, atteso che la carenza di medici e il mancato affiancamento ai pochi allo stato operanti nei reparti attraverso reclutamenti eccezionali e straordinari sta a significare che il futuro è già scritto e sicuramente segnato verso un forte ridimensionamento, preludio ad una chiusura ipotizzabile senza tema di smentita».

A scatenare l’ira di Biondino è stato l’ennesimo episodio di assistenza sanitaria carente che ha visto protagonista un’anziana di 90 anni che, operata d’urgenza all’addome a seguito di forti dolori, era stata poi costretta a rimanere prima in sala operatoria per almeno 12 ore, e poi in sala anestesia proprio per poter monitorare il suo stato post- operatorio, non essendoci la terapia intensiva. Intanto resta il punto interrogativo anche sull’avvio dei lavori di riqualificazione: l’incognita resta il trasferimento dell’ambulatorio di Dermatologia dall’ospedale ai nuovi locali Asl del mercato coperto, ancora da adeguare.

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