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Cava de’ Tirreni, omicidio Nunzia. Il fratello: «Merita giustizia fino in fondo»

Cava de’ Tirreni, omicidio Nunzia. Il fratello: «Merita giustizia fino in fondo». A fornirci tutti i dettagli è Simona Chiariello in un articolo dell’edizione odierna del quotidiano Il Mattino. «Chiediamo ancora una volta giustizia. Chiediamo che venga confermata la condanna in Appello». Gianni Maiorano, il fratello di Nunzia, uccisa dal marito tre anni fa con 46 coltellate, lancia un appello accorato nello stesso giorno in cui la Cassazione si dovrà pronunciare sul ricorso, presentato dalla difesa dell’ex coniuge Salvatore Siani. «Domani (oggi per chi legge) incontreremo la preside dell’istituto comprensivo Carducci Trezza, Mena Adinolfi, per organizzare la cerimonia di consegna del premio intitolato a mia sorella – annuncia Gianni Maiorano – È un modo per diffondere, anche con l’aiuto della scuola, la cultura della non violenza sulle donne». Un segno per cercare di andare avanti anche e soprattutto per i tre figli di Nunzia: «È veramente la nostra gioia vedere come i nostri nipoti stanno crescendo. Hanno intrapreso, specie il più grande, un percorso che li ha portati a maturare e raggiungere importanti risultati non solo a scuola, ma anche sul piano personale».

LA RICHIESTA Oggi, come tre anni fa, la famiglia di Nunzia chiede giustizia. Il marito di Nunzia è stato già riconosciuto colpevole anche in secondo grado, per omicidio volontario. Il barbiere 50enne di Cava de’ Tirreni era stato condannato in Appello alla pena di 30 anni di carcere, confermando la sentenza di primo grado. Il feroce omicidio si consumò la mattina del 22 gennaio del 2018. Quel giorno la donna si trovava in casa della madre, dove dormiva ormai da qualche mese, dopo la separazione dal marito. Le continue liti, ma soprattutto le continue percosse e minacce l’avevano spinta a vivere dalla mamma che abita a pochi metri di distanza. Nunzia voleva restare vicina ai suoi figli e quindi sceglieva di continuare la sua vita di mamma. Come tutte le mattine, il marito accompagna i due figli più grandi a scuola, mentre lei accudisce il più piccolo. E proprio mentre lei sta preparando il latte per il più piccolo, il marito arriva a casa. Siani avrebbe afferrato un coltello e colpito più volte la donna, tutto davanti agli occhi del piccolo di appena cinque anni. L’uomo colpisce Nunzia anche con calci, pugni e morsi. Le urla attirano l’attenzione della mamma della donna che nonostante i problemi di deambulazione raggiunge l’abitazione. Quando entra in casa c’è sangue dappertutto. L’uomo spinge l’anziana che cade a terra mentre lui continua ad accanirsi contro la povera Nunzia. Per lei non c’è nulla da fare. Morirà poco dopo in ospedale. Dopo tre anni oggi sarà la Cassazione a pronunciarsi mentre in città il ricordo di Nunzia è vivo tra le tante donne, impegnate nelle lotta alla violenza di genere, ma non solo perché sono tanti gli uomini in prima linea e i giovani che hanno aderito con entusiasmo alle manifestazioni in suo nome.

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