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Cava de’ Tirreni/Cetara, diciotto anni negati a Vittorio. I genitori: «Vogliamo giustizia»

Cava de’ Tirreni/Cetara, diciotto anni negati a Vittorio. I genitori: «Vogliamo giustizia». «Di questi tempi le altre mamme si premurano d’organizzare la festa dei 18 anni: perché io devo far dire una messa?». Una risposta alla domanda di Monica Ferraro non ci sarà mai. Morire a 16 anni non si può, non si deve. E in giorni come questi, nel 25 giugno più triste di sempre, certi quesiti eternamente irrisolti fanno male. Fanno male a mamma Monica, che brandisce lo smartphone e mira e rimira la foto del suo “Viktor”: era un altro 25 giugno, quello del 2019. Vittorio Senatore festeggiava i suoi primi sedici anni. E i suoi ultimi, ma non lo sapeva, mentre, davanti ad una torta piena zeppa di panna, sfoggiava un sorriso a 32 denti. E stringeva a sé il suo fratellino. E guardava in avanti: verso la fotocamera, verso un futuro pieno zeppo di sogni. Sogni infranti sull’asfalto di via Croce, lungo una statale maledetta che ammaglia Salerno, Vietri sul Mare e Cava de’ Tirreni. “Viktor” non lo sapeva. Non poteva saperlo, mentre soffiava contro quella fiammella che s’agitava sulla candelina, che quel compleanno sarebbe stato l’ultimo e che mancavano 81 giorni alla tragica notte, quella tra il 14 ed il 15 settembre del 2019, quando il mondo si fermò. Quando la vita si fermò in via Croce.

A mezzanotte, in via Croce, è apparso uno striscione: “Giustizia per Vitto-Sena”. Era il nickname di Vittorio, cetarese innamorato di Salerno, residente a Cava de’ Tirreni. Oggi “Vitto-Sena” avrebbe compiuto 18 anni. E gli amici hanno atteso la mezzanotte insieme a lui, in via Croce. Con uno striscione che chiede giustizia, che reclama conto d’una morte che, nonostante l’archiviazione disposta poco più di due mesi e mezzo fa dal gip del Tribunale di Salerno, è ancora avvolta nel mistero. Un incidente avvolto dalle ombre, sulla statale dei misteri. E dei sogni infranti, come quel viaggio che non ha più potuto fare. «Diceva sempre – l’amaro ricordo di mamma Monica – che per il 18esimo compleanno avrebbe voluto una festa; mio figlio voleva che gli si regalasse un viaggio. E voleva farlo da solo. E invece ha fatto un altro viaggio. E non è più tornato». E fa male, fa male sempre. Oggi, però, fa ancor più male. «Nel momento racconta mamma Monica – in cui tutto diventa una tetra storia di prima e di poi per il resto della vita, non esistono parole».

L’uomo della sua vita, Domenico Senatore , le stringe la mano. Nella gioia e nel dolore, funzionava così. «È disgustoso, qualunque sia il modo, morire a 16 anni. Augurare buon compleanno a mio figlio? È assurdo ». È assurdo ritrovarsi in chiesa, anziché all’interno d’un locale. Eppure oggi andrà così: a 18 anni dalla nascita di “Vitto- Sena”, il punto d’incontro è in chiesa, alle 19, alla “Sant’Alfonso de’ Liguori” di Cava de’ Tirreni. Una messa in ricordo di Vittorio. Nel giorno dei 18 anni che non festeggerà mai. «Una celebrazione – tuona mamma Monica – per una cerchia ristretta, non per tutti». La rabbia e il dolore di chi va a caccia della verità. Ed un chiaro monito: «Non vogliamo la comunità cetarese – dice – se non alcune persone che abbiamo invitato in privato». Il motivo è che «a Cetara – denuncia la donna – in molti sanno che le cose sono andate diversamente, ma non prendono una posizione. Non parlano, fanno finta di nulla. E in chiesa non li vogliamo». Una chiesa al posto d’un locale. Del 25 giugno più amaro di sempre resta solo un ricordo: la foto d’un 16enne che sorride ad una telecamera. E s’immagina il futuro che non avrà. Il viaggio che non farà. E uno striscione di mezzanotte che sarà differente: “Giustizia per Vitto-Sena”. Non doveva andare così.

Fonte La Città di Salerno

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