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Cava de’ Tirreni. Caso Arianna: l’ultimatum dei giudici

Cava de’ Tirreni. Caso Arianna: l’ultimatum dei giudici. Slittano i tempi per i nuovi rilievi sul caso di Arianna Manzo , la giovane cavese rimasta tetraplegica e ipovedente a pochi mesi dalla nascita a causa di un errore medico. La commissione peritale, che nei mesi scorsi era stata nominata per riprendere da capo i faldoni e appurare le responsabilità non solo dei medici del “Cardarelli” di Napoli, ma anche del “Santa Maria Incoronata dell’Olmo” a Cava, non ha ancora consegnato le bozze dei riscontri avuti dagli ultimi accertamenti e, dunque, dai giudici è arrivato l’ultimatum.

La Corte d’Appello di Salerno, Prima Sezione Civile, ha infatti disposto che una prima stesura della relazione dovrà essere depositata e consegnata alle parti in causa entro e non oltre la fine di luglio. Il documento definitivo, infine, dovrà essere redatto e consegnato entro 20 ottobre di quest’anno in modo tale che se ne possa discutere nella prossima udienza fissata per l’11 novembre. In realtà l’esito delle nuove perizie era già atteso per il mese scorso, quando il collegio peritale aveva comunicato di aver ultimato tutte le procedure di indagine, tuttavia ad oggi ancora non è stata consegnata nemmeno la bozza dei referti. Si tratta di documenti di fondamentale importanza per capire quale sarò il prossimo sviluppo del caso di presunta mala sanità che vede al centro una bambina, oggi 17enne, che poco dopo la nascita era stata ricoverata prima a Cava e poi a Napoli per gravi problemi di salute e alla quale era stato somministrato un farmaco a lei non idoneo.

«La famiglia è in attesa dei nuovi riscontri – ha spiegato l’avvocato Mario Cicchetti , legale di Eugenio Manzo e Matilde Memoli , genitori di Arianna – . I periti hanno preso in considerazione non solo la responsabilità del “Cardarelli” nella causazione dei danni permanenti che affliggono la ragazza, ma sono stati chiamati anche a riconsiderare, contestualmente, le condotte dei medici cavesi e la responsabilità dell’azienda ospedaliera salernitana di cui il “Santa Maria Incoronata dell’Olmo” fa parte. Arianna, infatti, prima di essere ricoverata a Napoli, venne tenuta in cura per due giorni (il 17 e il 18 marzo del 2005) a Cava. Bisogna capire, dunque, a chi sia imputabile una condotta che si possa definire sicuramente negligente e imprudente».

Intanto, però, la famiglia di Arianna continua a versare in condizioni economiche precarie tali da mettere a rischio la garanzia delle cure di cui la ragazza necessita per sopravvivere. In primo grado era stato stabilito un risarcimento di almeno 3 milioni di euro: l’erogazione era stata poi sospesa dai giudici proprio su richiesta dei legali dell’Azienda Ospedaliera “Cardarelli” di Napoli che in appello aveva chiesto che il caso venisse riesaminato.

Fonte La Città di Salerno

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