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Cathy La Torre a Positano Racconta “Fare l’avvocato contro le violenze virtuali è una vocazione”

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Vedere Cathy La Torre  a Positano in Costiera amalfitana alla Chiesa Nuova  è come vedere un mito, un personaggio televisivo, un’avvocato all’americana. Allora gli avvocati buoni, eroi, per passione ci sono?  L’avvocato contro le violenze virtuali  parliamo di Cathy La Torre, 40 anni, metà siciliana e metà americana, fa l’avvocata. E anche l’attivista: difende i diritti civili delle persone gay, lesbiche, transgender. Lotta da anni contro il fenomeno dell’odio nella rete e della revenge porn. E si occupa di diritti ancora non riconosciuti. E di ingiustizie. Molte delle sue battaglie sono raccontate nel suo recente libro Nessuna causa è persa (Mondadori) di cui si è parlato questa sera nella rassegna letteraria della Fondazione De Santis “Positano Racconta”. Sono tanti i casi di cui parla  Come quella di Federica che si è vista tagliare la strada da un altro veicolo ed è diventata tetraplegica. O di Giovanni che al bar del suo paese una sera è stato brutalmente picchiato perché considerato molto effeminato. O di Irene, assessore in un grande comune italiano, criticata non per la sua attività politica, ma perché donna. E anche di Laura che, separata da un marito violento, ha lottato a lungo per vedersi riconoscere dal tribunale un equo mantenimento per i suoi figli da parte del padre. E poi di Michael un giovane ragazzo omosessuale bullizzato; e Alice, vittima di uno “stupro virtuale” a causa di alcune sue immagini finite su Telegram. E anche di Valentina che durante il colloquio ha firmato un innocuo foglio in bianco e nel momento in cui ha scoperto di essere incinta, quel foglio è diventato la sua lettera di dimissioni. E pure di Zelikha cittadina nigeriana che ha attraversato il Sahara in cerca di un futuro migliore per se stessa e per il figlio e che in Italia ha visto respingere la sua richiesta di protezione umanitaria. E di tantissimi altri. Perché i diritti negati sono molti, troppe le ingiustizie. Perché, come scrive nel libro: «Riparare alle ingiustizie è come raccontare una storia» . “Fare l’avvocato contro le violenze virtuali è una vocazione” dice a Positanonews. “C’è gente che non si rende conto che su facebook non è come stare al bar e offende, poi devono pagare, la violenza, anche virtuale, fa fermata. A scuola faccio vari incontri, ma i giovani usano meglio i social network senza offendere”

"Positano Racconta", incontro con l'avvocato Cathy La Torre

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