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Caso Floyd: l’ex agente che lo uccise condannato a 22 anni e 6 mesi di carcere

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Caso Floyd: l’ex agente che lo uccise condannato a 22 anni e 6 mesi di carcere. Ce ne parla Anna Guaita in un articolo dell’edizione odierna del quotidiano Il Mattino. In un completo grigio, il volto nascosto dalla maschera, Derek Chauvin ha ascoltato il giudice Peter Cahill che lo condannava a 22 anni e mezzo di prigione per l’omicidio di George Floyd. Il presidente Biden: «Sentenza che sembra appropriata». Fra 15 anni, Chauvin potrà chiedere la libertà condizionata. Tredici mesi dopo i fatti che hanno scioccato l’America e il mondo, l’ex agente di Minneapolis ha rifiutato di parlare con l’eccezione di poche parole per fare le condoglianze alla famiglia della sua vittima. Nei casi di omicidio di secondo grado nel Minnesota la pena per chi sia incensurato è normalmente di 12 anni e mezzo. Ma il giudice aveva da varie settimane già accettato la teoria del procuratore, secondo il quale bisognava considerare anche «l’aggravante della particolare crudeltà» delle azioni di Chauvin, elemento che faceva presagire una pena superiore alla media.

IL GIUDIZIO Durante il processo, ad aprile, l’accusa aveva aperto i lavori presentando il filmato girato da una ragazzina 17enne, da cui si vedeva come Floyd non avesse lottato e avesse supplicato il poliziotto di allentare la presa, perché non riusciva a respirare. Per 9 minuti e 20 secondi Floyd ha rantolato, mentre restava premuto faccia in giù con tanta forza che l’autopsia ha evidenziato graffi sulla guancia causati dall’asfalto. In aula ieri erano presenti i familiari di Floyd e quelli di Chauvin, che hanno potuto parlare per auspicare rispettivamente severità o compassione verso l’ex poliziotto. La piccola figlia di George, Gianna, 7 anni, ha detto quanto il padre le manchi, e quanto gli voglia bene. Il fratello Terrence ha parlato a Chauvin: «Dimmi perché quando hai capito che mio fratello non era un pericolo, hai continuato a tenergli un ginocchio sul collo?» L’altro fratello, Philonise, ha aggiunto: «La nostra famiglia è stata per sempre condannata, chiediamo che anche il killer di George sia condannato con la stessa severità».
La mamma di Chauvin, Carolyn, ha contestato l’immagine di suo figlio come «aggressivo e incurante», e ha sostenuto che è invece «una brava persona che ha sempre dedicato la sua vita e il tempo al Dipartimento di Polizia». L’appuntamento è stato seguito in diretta tv e in streaming da una nazione che in larga parte sta cercando soluzioni pacifiche ai problemi di razzismo che la morte di Floyd ha evidenziato. La sentenza era molto attesa anche per l’eco che la vicenda sta avendo in tutto il mondo per il gesto di molti calciatori impegnati nel campionato europeo di inginocchiarsi prima dell’inizio della partita proprio per ricordare l’uccisione di Floyd.
In questi 13 mesi dalla sua morte il nome del 46enne ex giocatore di football è diventato un simbolo del movimento nazionale Black Lives Matter, che lotta contro il razzismo sistemico della società Usa. La buona volontà generata dall’indignazione per la morte di Floyd e di altri afro-americani uccisi in situazioni simili – si scontra purtroppo con una esplosione del crimine violento che combacia con la riapertura post pandemia e che in questi giorni è diventata tema di accesa discussione politica. La destra accusa la sinistra di aver indebolito i corpi di polizia e di aver così favorito l’esodo di molti agenti, con il risultato di città meno difese. Gli altri notano che i dati non confermano simili conclusioni, e che il crimine è aumentato anche in città dove non è stata fatta nessuna riforma della polizia.

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