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Campania, incognita stagionali e turismo: la ripresa sarà dura

La pandemia come un terribile spartiacque. Di là numeri importanti e aspettative robuste di crescita, di qua incertezze e altri numeri, molto meno esaltanti quantunque, forse, non più catastrofici. Ecco l’interessante articolo di Nando Santonastaso per Il Mattino.

C’era una volta, almeno fino al 2019, il turismo del 4,9% (pari a circa 4,45 miliardi di euro) di valore aggiunto complessivo in Campania, un dato superiore alla media Italia (3,9%), con un peso sul Pil regionale del 12,7% e un’occupazione di 105mila addetti (di cui oltre 25mila stagionali) che rappresentavano il 10% del totale degli occupati della regione (la media Italia si fermava al 9%). Le statistiche dell’ultimo aggiornamento di Srm ricordano che erano attive nel settore Alloggio e Ristorazione 38.074 imprese (il 7,8% del totale delle imprese campane) e che con oltre 6,3 milioni di arrivi (e una crescita dello 0,7% sul 2018), la Campania del 2019 era la prima nel Mezzogiorno con il 26,5% del totale. Le presenze arrivavano a 22 milioni «con una permanenza media superiore a quella media nazionale (3,5 notti contro 3,3)».

Sembra passato molto più di un anno e mezzo da allora. Lo tsunami Covid-19 ha fatto troppi danni per poter ipotizzare un recupero completo in pochi mesi. Di fronte ad un calo della domanda turistica regionale del 70%, con punte quasi del 90% tra Penisola sorrentina e Costiera amalfitana (per effetto del crollo delle presenze straniere), la risalita sarà forzatamente parziale. Certo, il turismo aggancerà la ripresa e anzi la sosterrà a partire dall’ultima parte del secondo trimestre come già emerge dai primi monitoraggi su prenotazioni e affitti ma non assorbirà tutte le perdite. Si prevede infatti che la domanda turistica in Campania toccherà i 13,4 milioni di presenze (8 milioni meno del 2019), e che a ripartire sarà soprattutto il turismo domestico (74,8%) rispetto a quello internazionale (46%) per il quale l’auspicato ritorno ai valori pre-pandema non avverrà prima dei prossimi due anni. Il recupero dei valori 2019 resta, in entrambi i casi, più basso rispetto a quanto si prevede per l’Italia (presenze nazionali 81,7%, presenze straniere 49,5%) e per il Mezzogiorno (rispettivamente 80,9% e 45,7%). Non è un paragone confortante: dimostra che in Campania l’intensità dell’emergenza è stata più pesante che altrove.

Se tutto andrà bene, se cioè non ci saranno malaugurate nuove ondate pandemiche, «l’impatto positivo sulla spesa turistica nella regione salirà di 4,1 miliardi di euro rispetto al 2020», con una crescita di 2.9 miliardi del fatturato del settore (recupero del 52,2% rispetto al 2019). Ma si resterà sempre dietro alle medie Italia (59,2%) e Mezzogiorno (60%). Pesa la componente internazionale, come detto: se in Campania il recupero sul 2019 delle presenze straniere oscilla tra il 23,5% ed il 57,8%, nei Comuni della Penisola sorrentina e della Costiera amalfitana sarà tra il 15% ed il 65%, cioè tra 760 mila e 3,2 milioni di presenze. Inevitabile, perciò, che in questa regione il calo in termini di Pil sia stato superiore alla media nazionale, 1,72% in meno rispetto a 1,48%.

Pesante anche l’impatto sul piano occupazionale: Cig, bonus, decreti di sostegno e liquidità garantiti dal governo e integrati dalle misure della Regione concordate con l’Inps hanno assicurato un minimo di sopravvivenza ad imprese e lavoratori anche se non tutte le categorie che vi aspiravano sono state prese in considerazione o quanto meno negli stessi tempi. Ma le incognite anche in questa fase iniziale di ripartenza si sprecano. Come a proposito dei lavoratori stagionali: ne mancherebbero all’appello ancora parecchi, e non solo qui. Anche a Rimini fino allo scorso mese di maggio non si trovavano circa 7mila tra cuochi, aiuti di cucina e altre figure assimilabili. In Veneto, regione a fortissima vocazione turistica, nonostante un saldo trimestrale positivo, tra gennaio e marzo si è registrato un calo delle assunzioni del 17% rispetto allo stesso periodo del 2020 e del 31% rispetto al 2019: il saldo positivo tra assunzioni e cessazioni è stato di 29.000 posizioni lavorative ma nel 2019 aveva toccato quota 44.500. Difficile quantificare il fenomeno al Sud a prescindere dall’ormai nota polemica sollevata dal governatore De Luca sul rischio che le sirene del Reddito di cittadinanza attraggano molto più dei contratti a tempo determinato degli stagionali (senza però dimenticare che in molti casi si tratta di contratti fin troppo flessibili a danno dei lavoratori). La sensazione diffusa è che il clima di incertezza sia ancora molto presente in un settore che peraltro è arrivato alla pandemia con nodi strutturali irrisolti: in Campania l’impatto delle presenze turistiche nelle città storiche e artistiche è solo il 20% del totale, ad esempio, o la presenza di board nella gestione degli alberghi che al 29% (molto più della media Italia) e fatto da 65enni, o ancora il limitato ricorso alla digitalizzazione delle strutture. Ricorda Srm, che secondo la classifica dell’indice di reputazione turistica delle regioni di Demoskopica, la regione, occupa il 14° posto in Italia.

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