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Atrani, il sindaco Luciano De Rosa dopo la condanna per le minacce “L’amministratore non deve sottostare”

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Atrani, il sindaco Luciano De Rosa “L’amministratore non deve sottostare alle minacce”  «Non è il caso che gli ultimi anni della tua vita li passi sulla sedia a rotelle. Togliti di mezzo, pensaci bene. Lascia perdere».  Ieri su Positanonews abbiamo parlato della condanna per le minacce subite da un sindaco , oggi su La Città di Salerno ci torna Salvatore Serio sentendo il primo cittadino , situazioni incresciose, aggressioni di tutti i tipi, come avvenne anche a Ravello in consiglio comunale pure al sindaco Salvatore Di Martino, ecco che scrive il collega . Accade in Costiera amalfitana , ad Atrani, nel comune più piccolo d’Italia: appena 12 ettari alle porte d’Amalfi. Accade che le minacce siano rivolte al sindaco del comune, Luciano De Rosa Laderchi , primo di 800 cittadini. Uno di loro gli ha intimato “di togliersi di mezzo”, di venir meno al proprio dovere da pubblico amministratore. Per evitare di finire su una sedia a rotelle. Di farsi male. Sindaci nel mirino: triste uso comune italico. Accade pure nella più piccola comunità del Paese. Tutto risale ad agosto scorso: per quei fatti Pietro Indinnimeo , gip del Tribunale di Salerno, ha condannato l’uomo, colpevole del reato di violenza o minaccia al pubblico ufficiale, a tre mesi di reclusione, elevando nei suoi confronti una multa di 6.750 euro.
Un episodio increscioso, quello del quale è stato vittima il primo cittadino del piccolo paese costiero lo scorso 29 agosto: era un sabato. Un giorno di festa, ad Atrani. Il gran finale d’una festa assai sentita nel paesino della “Divina”. Il sindaco è stato awicinato dall’uomo che non condivideva il suo operato. Un’intimidazione: l’autore in passato s’era già reso protagonista di simili azioni. Quel 29 agosto la minaccia. Il motivo preciso? Laderchi non ne parla. «Non è il caso – dice – di entrare nel merito. Condanno fermamente qualsiasi atto di intimidazione ai danni degli amministratori locali». Quelli che si vedono, quelli che non si vedono: «Purtroppo – soggiunge Laderchi – sono tanti i casi, ed oltre a quelle che si palesano ci sono pure le minacce velate». Ovunque, anche nella “placida” Costiera: «Questo è unfenomeno che si verifica anche dalle nostre parti, nonostante il nostro territorio sia tranquillo». E allora «il compito dell’amministratore è quello di non sottostare a queste minacce e di denunciare. Bisogna opporsi sia dal punto di vista politico che sul piano giudiziario ». E nell’era della digitalizzazione i toni sono sempre più accesi. «Purtroppo anche sui social e sul web si verificano episodi di questo tipo, con minacce velate o semi-nascoste. Gli amministratori devono farci i conti. L’importante è denunciare sempre, affidarsi alla magistratura. Il silenzio non farebbe altro che accrescere ulteriormente questo fenomeno». Porta a Sacco, alla sorgente del Sammaro, l’ultimo precedente: a settembre scorso il sindaco Franco Latempa denunciò minacce telefoniche, dalle quali veniva risvegliato nel cuore della notte. A luglio dello stesso anno a Camerota apparvero graffiti sulle pareti della città che reclamavano la morte di Mario Scarpitta di Camerota. Ancor più pesante quel che accadde nel 2019 al primo cittadino di Roscigno, Pino Palmieri : gli fu recapitata una busta con due proiettili. Solo alcuni dei tanti casi. Il più eclatante degli ultimi anni porta alla popolosa Battipaglia, nella Piana del Sele: a luglio 2016, in occasione dell’insediamento della sua giunta, la sindaca Cecilia Francese , appena eletta, si ritrovò in Municipio una busta con un proiettile ed una lettera minatoria.
Nel primo trimestre del 2021 il trend a livello nazionale degli atti intimidatori nei confronti degli amministratori locali è in aumento del 31,4%, con 180 casi rispetto ai 137 che si erano registrati nel 1° trimestre 2020. E quanto è emerso nella riunione di venerdì scorso dell’Organismo tecnico di supporto all’Osservatorio nazionale sul fenomeno
degli atti intimidatori nei confronti degli amministratori locali presieduto dal ministro dell’Interno Luciana Lamorgese . Le intimidazioni soprattutto sul web e sui social. In Lombardia il maggior numero degli atti intimidatori: 38 episodi. Segue la Campania, a quota 26. Al primo cittadino la nostra solidarietà

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