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Alfonsina Strada la prima donna a partecipare al Giro d’Italia foto

Roma – Nell’ambito della rassegna letteraria “Librinbici” presso l’Area Anfiteatro del Casotto Monte Ciocci, giovedì 1° luglio alle ore 19:00 sarà presentato il testo “Alfonsina e la strada” di Simona Baldelli (Sellerio), ne parleranno con l’autrice, Barbara Vitali Rosati (Libreria Equilibri) e Federica Scrollini (BeFree Coop snc contro tratta, violenza e discriminazioni). Alfonsina Strada è stata la prima ciclista a partecipare al Giro d’Italia nel 1924. La sua storia è talmente avvincente che non potevo non leggere il libro e provare, nel mio piccolo, a raccontarvi qualcosa di lei. Alfonsa Morini era la seconda dei dieci figli di Carlo Morini e Virginia Marchesini, coppia di braccianti analfabeti emiliani, che nonostante l’indigenza si prestò ad allevare anche bambini abbandonati provenienti dagli orfanotrofi del vicinato, certi che dove si mangia in due si mangia anche in tre… Beh, nel caso dei Morini, a dire il vero, ho perso il conto. Dopo la nascita del terzo figlio, però, la coppia riconsegnò i bambini in affido alla loro istituzione di provenienza e si trasferì a Castenaso (Bologna) dove nacquero i successivi sette figli. La prima bicicletta entrò in casa nel 1901 per iniziativa di Carlo Morini, che acquistò dal medico del paese un mezzo al limite della rottamazione. Di questa bici sgangherata s’innamorò perdutamente Alfonsina, che prima di aver compiuto 14 anni aveva già trovato il modo di partecipare a diverse gare di nascosto dai suoi genitori, gareggiando con gli uomini e spesso battendoli. Agli inizi del Novecento però, una donna in bicicletta con le gambe nude sui pedali era scandalosa, mamma Virginia chiamò a sé la figlia e le disse, senza girarci intorno, che sulla bicicletta poteva continuare ad andare solo se si fosse sposata. Alfonsina, testarda, orgogliosa e impulsiva, presto detto,  si trovò un marito, Luigi Strada, meccanico e cesellatore, che si rivelò in seguito il suo primo sostenitore e manager; come regalo di nozze chiese e ottenne, inutile a dirlo: una bicicletta da corsa. Nel 1907 gareggiò a Torino battendo la famosa Giuseppina Carignano e guadagnandosi il titolo di «miglior ciclista italiana». Ancora a Torino conobbe Carlo Messori, emiliano anch’egli, il quale la convinse ad accompagnarlo al Grand Prix di Pietroburgo 1909, in Russia; nell’occasione la stessa Morini ricevette una medaglia dallo zar Nicola II. Nel 1912 la notò Fabio Orlandini, corrispondente della Gazzetta dello Sport da Parigi, che la raccomandò ad alcuni impresari francesi affinché la mettessero sotto contratto per le gare su pista nella capitale. Così, la “regina della pedivella” inanellò altri successi correndo nel Vélodrome Buffalo, nel Vélodrome d’Hiver e al Parco dei Principi. Nel 1924 il marito Luigi fu ricoverato nel manicomio di San Colombano al Lambro, da cui non uscirà più fino alla morte dopo venti anni di malattia; dovendo mantenere la famiglia e non essendo sufficiente la paga di 6 lire al giorno guadagnate con il lavoro da sarta, Alfonsina decise di iscriversi alla più importante gara ciclistica nazionale: il Giro d’Italia. Il ciclismo nasce maschile e maschilista, la scelta di far correre una donna al Giro d’Italia nel 1924 fu a puro carattere promozionale: per partecipare le squadre più importanti avevano, infatti, chiesto delle ricompense in denaro, e al secco no degli organizzatori avevano deciso di disertare la corsa. Mancavano così campioni come Girardengo, Brunero, Bottecchia, una donna sulla bicicletta attirava l’attenzione della gente, faceva notizia. Ma non tutti gli organizzatori erano contenti tant’è che sulla Gazzetta dello Sport la ragazza venne presentata come “Alfonsin Strada di Milano”; non si sa se la “a” mancante fosse dovuta a un errore o a una precisa volontà, fatto sta però che un altro quotidiano, il Resto del Carlino di Bologna, andò a riportare il nome “Alfonsino Strada”. Solo alla partenza si scoprì che era Alfonsina Morini Strada, creando curiosità, sospetto, approvazione e scherno. Il tracciato del Giro 1924 attraversava la penisola per 3.613 chilometri; 12 erano le tappe, intervallate da 11 giorni di riposo, 108 gli iscritti. Alfonsina partì da Milano con il dorsale numero 72 cucito su una divisa nera, per la ragazza di Castenaso fu difficile reggere il passo dei colleghi maschi, ma ogni volta riuscì a tagliare il traguardo di tappa, fino a quando a Perugia, ottava tappa, arrivò fuori tempo massimo, perché aveva spaccato la bicicletta, sarebbe dovuta essere esclusa dal Giro ma gli organizzatori decisero che avrebbe potuto continuare a gareggiare: fuori classifica e senza numero. Alfonsina tagliò il traguardo della tappa conclusiva del Giro d’Italia a Milano ultima, ma osannata dalla folla come se avesse vinto e le consegnarono, si dice, 500 lire, soldi raccolti spontaneamente dai suoi sostenitori, denaro che le servì per pagare due vaglia, uno al manicomio di San Colombano al Lambro, l’altro per un convento dove viveva una nipote. Ma perché Alfonsina era così amata? Perchè correva da sola contro tutto e tutti. Perché era l’ultima ad andare a dormire in albergo, dovendo aspettare che in bagno non ci fossero più colleghi e la prima ad alzarsi per lo stesso motivo. Perché era lei a cucirsi con ago e filo i tubolari forati. Fu lei a sostituirsi il manubrio spaccato con un manico di scopa pur di proseguire la corsa. Fu lei a non mollare mai! Alfonsina vinse 36 corse, non potè partecipare più al Giro d’Italia, ma divenne protagonista di spettacoli acrobatici, pedalando a testa in giù, sui rulli o su un filo sospeso, da sola o con una scimmietta in spalla nel circo o a teatro. Non vi dirò di più, lascerò che il resto lo scopriate da voi, vi consiglio solo di ascoltare una canzone a lei dedicata dai Têtes de Bois, “Alfonsina e la bici” che ha per protagonista l’indimenticabile Margherita Hack. Alfonsina Strada è stata una pioniera del ciclismo, ma soprattutto tanta, tantissima Poesia. di Luigi De Rosa

Alfonsina Strada, la prima ciclista che sfidò il maschilismo sportivo partecipando al Giro d\'ItaliaAlfonsina Morini Strada pioniera del ciclismo femminile
Generico giugno 2021

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