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Zeffirelli, Positano e gli amori segreti di Liz

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Zeffirelli, Positano e gli amori segreti di Liz. A raccontarcelo è Domenico Della Monica in un articolo dell’edizione odierna del quotidiano La Città di Salerno. La prima volta che Zeffirelli vide Positano fu nell’estate del 1941, in piena guerra. Si era concessa, con un compagno di studi, una lunga vacanza. Milleduecento lire a testa, potevano bastare. Arrivarono a Positano da Sorrento: un incanto incontaminato, un alveare appoggiato alla montagna a picco su un mare azzurro, di un azzurro mai visto. Attraversarono i vicoli stretti di quel piccolo borgo di pescatori, fermo nella sua immobile civiltà, ancora “puro”, incontaminato, dove la gente viveva in maniera oltremodo semplice da secoli. Fin da quando Ulisse solcò quelle acque resistendo alle lusinghe delle Sirene. Non c’erano stranieri, non c’erano turisti: gli unici estranei erano quei due ragazzi piombati da Firenze. Si fermarono per diversi giorni: nuotavano per molte ore, mangiavano pesce appena pescato, frutta e verdura degli orti strappati alla montagna, ospiti di un pescatore che gli aveva lasciato la sua abitazione: una sola stanza. Da allora si instaurò, tra il grande regista e la nostra Perla Costiera, un feeling durato tutta la vita. Negli anni seguenti, Zeffirelli tornò più volte, da solo o con amici, felice di mostrare anche a loro l’intatta bellezza di quel luogo, intatta soprattutto grazie alla sua inaccessibilità. Poi, nel 1947, la svolta. Quell’estate aveva incontrato nuovi amici sulla spiaggia; tra questi, due giovani parenti della duchessa di Villarosa. La duchessa aveva una casa al di là della baia, quasi di fronte a Positano, forse il punto più spettacolare del golfo, con una vista da mozzare il fiato. Un giorno Zeffirelli e i suoi due amici andarono a nuoto fino alla villa, e lì il futuro regista rimase senza parole: per la prima volta vedeva il luogo che avrebbe avuto tanta parte nella sua vita. La duchessa di Villarosa aveva comprato le tre ville sul fianco della collina, note come “Villa Tre Ville”: quella più vicina al mare mostrava ancora le sue origini romane, le altre due erano state costruite nel Settecento, forse da qualche patrizio napoletano. Le rocce erano coperte da una fitta vegetazione, da lì era possibile ammirare Positano in tutta la sua sbalorditiva bellezza, un panorama da sogno. Quel giorno la duchessa invitò Zeffirelli a pranzo. Donna di grande fascino, parlava correntemente l’inglese; e quel giorno, nel corso della conversazione con alcuni suoi amici stranieri, il futuro regista scoprì che la nobildonna era stanca di Tre Ville. Era stufa: troppo sole, troppo mare, troppe scale. Ma forse dietro questa insofferenza per il luogo c’erano altri motivi: Zeffirelli seppe poi che la duchessa da tempo aveva intrecciato una focosa relazione con un giovane napoletano, il quale non disdegnava la compagnia di altre donne che frequentavano Positano. Insomma, la nobildonna era stufa di tutto e aveva intenzione di cambiare aria. Zeffirelli pensò subito a due suoi amici americani di Boston, raffinati, colti e mecenati, innamorati di quei luoghi e alla ricerca di una casa in Costiera. E fu così che le Tre Ville divennero il frutto tipico di una certa cultura “alta” americana. Frutto dove il bianco dei vimini e delle maioliche vietresi degli interni gioca con l’azzurro intenso del mare e col verde di un parco hollywoodiano, ma che discende dal raffinato gusto settecentesco di principi napoletani. Luogo indefinibile Tre Ville: dire “residenza estiva” non basterebbe, “villaggio” sarebbe una volgare esagerazione da nuovi ricchi. Quei due raffinati e facoltosi mecenati americani, alla fine degli anni Sessanta, morendo, lasciarono in uso quell’angolo di paradiso all’amico regista per tutta la sua vita. Con un’unica, piacevole clausola: curare la casa alla sua maniera, tutelarla col suo gusto. E Zeffirelli lo fece. Grazie a loro il regista ha ospitato in quella casa da sogno mezzo mondo, che gli parlava di mezzo mondo, compiuto continui restauri, sistemate migliaia di piante. Per Zeffirelli Positano era il più bel posto del Mediterraneo, e non solo; un luogo ideale per stare in pace con gli amici. E che amici! A cominciare da Liz Taylor. Il suo arrivo a Positano era vissuto con un pizzico d’ansia e di sospetto dagli ospiti del regista che si arrostivano al sole sui quattrocento metri di costa intorno a Tre Ville. Il regista non sapeva mai come e dove sistemare il “lui” di turno. Dipendeva dall’umore della diva “dagli occhi viola”: per tre volte la plurimaritata attrice approdò a Tre Ville, e per tre volte sconvolse la quiete dei suoi spensierati e celebri ospiti con le sue pretese, con i suoi capricci. Uomini e capricci. Si è mai vista una diva senza capricci? E senza uomini? Tra i primi anni Settanta e la metà degli anni Ottanta, è passato (e spesso ha soggiornato per settimane) un po’ di tutto: veramente “mezzo mondo”: Gregory Peck e Rudolph Nureiev, Anthony Burgess e Leonard Bernstein, grande compositore e direttore d’orchestra, un vero genio, disponibile e affabile con tutti. Una dolce legge governava Tre Ville: si stava in vacanza come si voleva, non c’era obbligo di cambiare umore. Lo sapeva bene Glenn Close, diva umbratile e complessa, che trovava in quel luogo un soggiorno adatto al suo carattere. Lo sapeva Tennesse Williams, ospite delle estati più dorate di quella stagione felice. Lo capì Maria Callas che sbarcò a Positano in una affollata estate del 1973 da una barca piena di amici greci e monegaschi. Zeffirelli a Positano trascorse i periodi più belli della sua vita. Si trasferiva lì per dei mesi e preparava allestimenti d’opera, regie teatrali, sceneggiature dei film. A Tre Ville, per esempio, sono nati “Romeo e Giulietta”, “Fratello sole”, “Gesù”, i “Sei Personaggi” di Pirandello. Nel 1974 si fermò a lungo il grande sir Lawrence Olivier con la moglie: l’inverno successivo avrebbero messo in scena “Sabato, domenica e lunedì” di Eduardo De Filippo, a Londra. Olivier passava il tempo a studiare la mimica napoletana, girava per i mercati della Costiera e di Napoli, prendeva appunti, scattava foto, spiava mosse ed espressioni. Il risultato fu un clamoroso successo ottenuto al National Theatre di Londra. Negli ultimi tempi l’amore e l’entusiasmo di Zeffirelli per Positano si era affievolito, quello splendido villaggio era cambiato: su quel mare si erano visti alcuni tra i migliori uomini e le migliori donne del mondo, mentre ora guardava con tristezza a quel turismo da gratta e fuggi, che portava rumore e plastica, e che avrebbe travolto il vecchio modo di vivere.

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