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Sorrento, Profondo Rosso: Cartelle di pagamento ed Esecuzioni

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La cartella di pagamento avverte il cittadino che deve pagare, entro sessanta giorni dalla notifica, un’imposta, una tassa, un tributo, oneri e sanzioni e gli comunica che, qualora non effettui il pagamento entro quel termine, l’agente delle riscossione avvierà la procedura per l’esecuzione forzata. Se il cittadino sa di dover pagare e può permetterselo, paga. Se non è in grado di pagare l’intero importo della cartella può chiedere una rateizzazione; con il pagamento della prima rata vengono estinte le procedure esecutive già avviate ed il regolare pagamento delle rate successive non consente all’Agenzia della Riscossione di attivare procedure esecutive immobiliari, mobiliari o presso terzi.

L’Agenzia delle Entrate non può ipotecare un immobile se il debito del contribuente è inferiore a ventimila euro; può ipotecare ma non pignorare un immobile se il debito supera i ventimila euro; se il debito è superiore a centoventimila euro può iscrivere ipoteca e poi procedere al pignoramento.

L’ipoteca è un diritto reale di garanzia a favore di un creditore che colpisce un bene immobile (abitazioni, giardini) o un bene mobile registrato (mezzi di trasporto aereo, navale, su ruote) di proprietà del debitore o di un terzo. Il pignoramento dà l’avvio alla procedura esecutiva forzata dei beni del debitore. Questi può chiedere personalmente al giudice dell’esecuzione la conversione del debito. Il Giudice deve accogliere la richiesta del debitore e stabilire il numero e l’ammontare delle rate da versare su di un libretto di risparmio giudiziario per saldare il debito e chiudere la procedura. La procedura esecutiva tributaria, infatti, ha natura affittiva e viene utilizzata per costringere il debitore a pagare. Se il debitore non può pagare, l’Agenzia delle Entrate – Riscossioni notifica gli avvisi di vendita all’asta a prezzi  inferiori a quelli di mercato, effettuerà tre tentativi di vendita e se nessuno ha formulato un’offerta di acquisto, chiede al Giudice (che, come il debitore, subisce la procedura gestita dall’Agenzia) di autorizzarlo ad acqusire al patrimonio dello Stato il bene rimasto invenduto.

Le vendite all’asta costituiscono un invito a nozze per le associazioni per delinquere di stampo mafioso e per tutti coloro che hanno ampie disponibilità di danaro da riciclare; del resto anche le vendite immobiliari costituiscono una ghiotta occasione per dichiarare un prezzo di vendita inferiore a quello reale ed imporre al venditore di accettare una somma in contanti. Un riciclaggio sistematico che non turba la coscienza di chi lo commette, né quella di chi lo subisce, un reato penale che viene commesso con noncuranza, come se fosse una marachella. Nel corso di un’udienza, infatti, all’avvocato del convenuto che faceva notare al giudice che era incredibile che l’attore avesse acquistato i due terzi di un immobile pagando meno di quanto il convenuto aveva pagato per l’acquisto di un terzo, l’avvocato dell’attore affermò che il prezzo effettivamente pagato era  molto più alto ma era stato limato per esigenze fiscali. Il giudice finse di non aver sentito. Eppure questo reato è stato introdotto il 21 marzo1978  dopo gli scandali finanziari di Michele SINDONA, del banchiere Roberto CALVI, dell’omocidio AMBROSOLI , cinque giorni dopo il rapimento MORO … ma questo reato che il legislatore ha introdotto per primo nel codice penale lungi dall’evitare i trasferimenti internazionali di danaro, la creazione di fondi fiduciari e la costante ricerca di paradisi fiscali, si è trasformato, nella mentalità corrente, un reato bagattellaro, una sorta di gioco,  un “gratta e vinci” che nel 99 % dei casi fa vincere la posta in gioco e fa ritenere lecito tentare la sorte. Purtroppo le barriere di controllo hanno ceduto rovinosamente ed il cittadino che ha danaro sporco da “lavare” ha solo l’imbarazzo della scelta. La legislazione italiana ha posto dei limiti ben precisi in materia di esecuzione tributaria: il debito non deve essere inferiore a ventimila euro (il valore precedente era di ottomila euro), l’Agenzia delle Riscossione può chiedere l’assegnazione del bene a favore dello Stato dopo tre aste andate deserte ma non può chiedere l’assegnazione a proprio favore; comunque è un sistema che distrugge la persona che ha debiti con l’erario, con l’INPS, con  la Regione, ma non consente alla Stato di riscuotere più di quanto spende per gestire le procedure esecutive. Ma il privato se acquista all’asta fa un affare: paga un prezzo di gran lunga inferiore al valore di mercato del bene acquistato, se il bene è abusivo ha il diritto di presentare domande di condono anche se il precedente proprietario non lo ha fatto (questo privilegio non è concesso a colui che ha acquistato il cespite al prezzo corrente del mercato immobiliare e viene equiparato a colui che ha effettivamente commesso l’abuso), le ipoteche ed i pignoramenti vengono automaticamente e gratuitamente cancellati … non solo gli consentono di lavare il danaro sporco ma gli lavano anche l’immobile!

Delle esecuzioni gestite dai privati riferirò, con dovizia di particolari, la prossima settimana.

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