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Sant’Agnello, svolta nell’inchiesta Housing Sociale

Sant’Agnello. C’è una importante svolta nella inchiesta della Procura della Repubblica sul presunto housing sociale realizzato nella città della penisola sorrentina: 53 appartamenti in via Gargiulo, parcheggi e negozi che hanno determinato la cementificazione di un vasto agrumeto. Questa mattina c’è stata la notifica degli avvisi di conclusione delle indagini e la novità è che entrano nell’indagine anche il sindaco di Sant’Agnello Piergiorgio Sagristani ed i componenti della giunta che erano in carica nelle fasi cruciali della operazione housing.

Abuso di ufficio, lottizzazione abusiva e falso i reati contestati a vario titolo agli indagati. Tra essi anche l’ex responsabile dell’ufficio tecnico Ambrosio, l’ingegnere Antonio Elefante (che sul versante privato è stato il deus ex machina della operazione) e l’ingegnere Paola Di Maio.

L’impianto accusatorio della Procura di Torre Annunziata – titolare del fascicolo Andreana Ambrosino – che si è avvalsa della consulenza dell’architetto Ciro Oliviero, verte sul fatto che in via Gargiulo, nell’agrumeto cementificato dalla società dell’ingegnere Elefante e dei suoi soci, tra i quali l’ex calciatore del Napoli Fabio Quagliarella (non indagato), sarebbe stato possibile realizzare esclusivamente appartamenti di edilizia popolare su iniziativa pubblica e soltanto  qualora fosse stata dimostrata la necessità di sostituire case sovraffollate o malsane. Il che in un Comune di 9.000 abitanti non sarebbe stato facile da sostenere.

Prima ancora che fosse aperto il cantiere, alcuni anni fa, già il Wwf ed Italia Nostra avevano evidenziato che la procedura di housing sociale adottata dal Comune e dal privato presentava varie criticità e profili molto dubbi, dal punto di vista del rispetto delle norme urbanistiche e paesaggistiche. Le due associazioni ambientaliste avevano presentato poi una denuncia alla Procura della Repubblica di Torre Annunziata. Gli appartamenti, intanto, restano sotto sequestro preventivo. A luglio 2020 per la seconda volta il Tribunale del Riesame ha respinto una istanza di dissequestro avanzata da Antonio Elefante, Massimiliano Zurlo e Danilo Esposito. Il collegio presieduto da Luigi Esposito e composto dai giudici Paola Russo e Marina Cimma aveva fatto riferimento nel provvedimento, tra l’altro, ad una “non trascurabile malafede” che avrebbe caratterizzato nella vicenda l’operato dell’amministrazione comunale di Sant’Agnello.

Le toghe stigmatizzavano il comportamento degli amministratori comunali perché questi ultimi, nonostante avessero interpellato il professore universitario Pinto in relazione all’applicabilità al caso concreto del Piano Casa e nonostante questi avesse espresso un parere interlocutorio, ricordando che sulla vicenda si attendeva un pronunciamento della Corte costituzionale, procedettero poi a rilasciare il permesso a costruire a dispetto della Consulta, la quale, nel frattempo, aveva sancito chiaramente il principio dell’inderogabilità del Put della penisola sorrentino-amalfitana. «Ad onta peraltro – soggiungevano i magistrati – del parere espresso dalla Soprintendenza che era sì favorevole, ma con la prescrizione di verificare tutti i parametri urbanistici di cui all’articolo 9 del Put». Si attende ora che il Riesame si pronunci sula terza istanza di dissequestro.

Nel frattempo, le indagini della Procura coordinata da Nunzio Fragliasso, magistrato già in prima linea a Napoli sul versante dei reati ambientali – vanno avanti. Una costola di esse verte sulla lista degli assegnatari degli appartamenti. L’ipotesi è che non pochi siano prestanome dietro i quali si celerebbero soggetti i quali non avrebbero avuto titolo ad accedere all’housing sociale o, addirittura, agenzie immobiliari. A conferma, secondo la Procura, della natura meramente speculativa della operazione immobiliare.

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