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Sant’Agnello, Housing sociale ad una svolta! Avvisi di conclusione indagini e sviluppi

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Anteprima Housing sociale a Sant’Agnello ad una svolta, avviso di conclusione indagini e sviluppi che Positanonews fornirà a breve su queste stesse pagine. Proprio questa mattina alle 11 la notifica disposta dalle autorità giudiziarie di Torre Annunziata ( Napoli ) a Sorrento. All’anteprima di Positanonews poi seguiranno ulteriori dettagli. Al momento ricostruiamo la vicenda.

Il 18 febbraio del 2020, a due giorni dall’inaugurazione e della presa di possesso la beffa,  il sequestro dei 53 appartamenti realizzati a Sant’Agnello. Chi ha acquistato la casa finisce a vivere o dai parenti o nei b&b, parecchi hanno ancora i mobili nuovi comprati imballati.
Non una parola in oltre un anno, da quando è scoppiato lo scandalo dell’housing sociale a Sant’Agnello, comune incastonato nella splendida penisola sorrentina, comune che conta nemmeno 9mila anime. Non tralasciamo questo ultimo particolare, scrive Stylo24 . Ci torneremo tra qualche riga e vedremo perché non va da ritenersi piccolo. A rimanere in un poco religioso e assai imbarazzante e imbarazzato silenzio, in tutto questo lungo periodo, è il sindaco Piergiorgio Sagristani, il primo, a parere di tutti, che sarebbe dovuto intervenire, per spiegare come mai il «meccanismo» si è inceppato, come mai non si sapesse che il complesso fosse da realizzare in un’area sottoposta a vincolo paesaggistico, in un aranceto che è stato cementificato.

Ma per comprendere bene la vicenda bisogna appunto andare con la memoria all’inizio del 2020. E’ il 18 febbraio, infatti, quando la Procura di Torre Annunziata predispone il sequestro di 53 appartamenti e di 67 box realizzati dalla società Saec. Per la cronaca, l’inaugurazione doveva avvenire quattro giorni dopo, il 22. Perché scattano i sigilli? L’impianto accusatorio della Procura oplontina è chiaro: in Via Gargiulo, nell’agrumeto cementificato dalla società dell’ingegnere Elefante e dei suoi soci, tra i quali l’ex calciatore del Napoli, Fabio Quagliarella, «sarebbe stato possibile realizzare esclusivamente appartamenti di edilizia popolare su iniziativa pubblica e soltanto qualora fosse stata dimostrata la necessità di sostituire case sovraffollate o malsane. Il che in un Comune di 9.000 abitanti non sarebbe stato facile da sostenere», abbiamo scritto lo scorso 21 luglio.

Nelle motivazioni del Tribunale di Napoli, che ha respinto il ricorso contro il sequestro dei 53 appartamenti, è possibile leggere: «Una non trascurabile malafede». Quella che, secondo i giudici ha caratterizzato il comportamento dell’amministrazione comunale di Sant’Agnello, guidata dal sindaco Piegiorgio Sagristani. Ma non solo, dal documento emerge pure la stigmatizzazione del comportamento degli amministratori comunali perché questi ultimi, nonostante avessero interpellato il professore universitario Pinto in relazione all’applicabilità al caso concreto del Piano Casa e nonostante Pinto avesse espresso un parere interlocutorio – sottolineando che sulla vicenda si attendeva un pronunciamento della Corte costituzionale – procedettero lo stesso, a rilasciare il permesso a costruire a dispetto della Consulta.

Che nel frattempo, aveva sancito in maniera cristallina, il principio dell’inderogabilità del Put (Piano urbanistico territoriale) della penisola sorrentino-amalfitana. «Ad onta peraltro – aggiungono i magistrati nelle motivazioni – del parere espresso dalla Soprintendenza che era sì favorevole, ma con la prescrizione di verificare tutti i parametri urbanistici di cui all’articolo 9 del Put». Non solo, «l’illiceità delle opere intraprese lascia intravedere una vera e propria lottizzazione abusiva», è scritto in un altro passaggio delle citate motivazioni.

Ancora: «Tale iniziativa (il cosiddetto housing, ndr) integra in effetti una speculazione edilizia privata, mascherata sotto forma di alloggi sociali e con prezzi tutt’altro che agevolati, da assegnare anche a non residenti nel Comune di Sant’Agnello».

Chiariti i termini della vicenda, va affrontato adesso il dramma di chi, gran parte di quei 53 appartamenti (quelli già venduti) li ha acquistati, e praticamente è impossibilitato ad entrare in casa. Gente che ha investito tutto quello che aveva (tra l’altro i prezzi delle abitazioni non sono alla portata di tutti) per comprare l’appartamento; gente che in alcuni casi lo aveva già arredato ed era pronta soltanto a mettere la chiave nella toppa; gente anche con bambini, che ha disdetto la casa in cui era in fitto e continua a vivere dai parenti oppure in b&b….

A noi di Positanonews dispiace questa vicenda, ci intristisce vedere queste famiglie senza casa, speriamo che con la conclusione delle indagini gli sia permesso di occupare temporaneamente almeno queste abitazioni senza che questo significa fargli accampare diritti finchè la giustizia prosegua il suo corso.

 

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