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Positano, Giuseppe Rispoli e la storia del bambino con la pistola rosa ad acqua. Il racconto nella giornata contro l’omofobia segui la diretta

Positano. Oggi l’attore Giuseppe Rispoli ci regala la lettura di una favola dal forte sapore simbolico: “Andrea, il bambino con la pistola rosa ad acqua”. Non è stata una scelta casuale ma legata al 17 maggio, in cui si celebra la “Giornata internazionale contro l’omofobia, la bifobia, la transfobia”. Data scelta per ricordare il 17 maggio 1990, quando l’Oms cancellò l’omosessualità dall’elenco delle malattie mentali, definendola per la prima volta “una variante naturale del comportamento umano”.

Si parla tanto di diritto alla libertà ma di fatto, nel ventunesimo secolo, ancora si tende a puntare il dito contro chi viene giudicato “diverso”. Ed allora sarebbe giusto chiedersi “diverso da chi?”. Perché alla fine la diversità è un valore, è quello che rende una persona unica, non omologata alle altre, libera di esprimersi e di vivere seguendo le proprie passioni, le proprie scelte.

La cosiddetta “normalità” non esiste se non negli occhi di chi guarda e nella mente di chi giudica. Non è anormale amare una persona del proprio sesso, è anormale odiare un proprio fratello. E’ anormale giudicare una persona solo perché ha fatto delle scelte non conformi alla maggioranza. E’ anormale giudicare un ragazzo solo perché sceglie di giocare con una pistola rosa.

La libertà dell’essere umano è sacrosanta, è un diritto che nessuno potrà mai rubare. La libertà di essere pienamente se stessi, di vivere e fare le proprie scelte non in base a ciò che rende felici gli altri ma in base a ciò che ci fa sentire vivi, pieni, realizzati e nel posto giusto.

Se si viene additati perché “diversi” allora basta alzare la testa ed andare avanti, fieri della propria “diversità”, della propria ricchezza, del proprio essere unici in un mondo troppo spesso fatto di “esseri fotocopia”, di persone che reprimono la propria vera natura solo per sentirsi accettati.

Non bisogna reprimere le proprie passioni solo per farsi accettare da una società che vuole gli esseri umani tutti uguali. Ma bisogna difendere sempre, con forza e con coraggio, le proprie scelte, qualunque esse siano. Altrimenti si rischia di fare felici gli altri ma vivere una vita finta, indossando una maschera che alla fine soffocherà la gioia e porterà a conformarsi ad una realtà completamente diversa dalla propria, costretti a vivere una vita che non è la propria, che sta stretta e scomoda come un abito della taglia sbagliata.

Ognuno è libero di vivere la propria vita, di farlo seguendo le proprie scelte e tutto ciò che lo rende felice ed appagato, rispettando se stesso e gli altri. Ed ognuno ha il dovere di accettare ogni persona per come realmente è, per quella che è la sua grandezza riconoscendo il grande valore dell’essere preziosi proprio perché unici.

Siamo tutti esseri umani con gli stessi diritti e gli stessi doveri, siamo tutti portatori di doni che possono arricchire le persone che incontreremo sul nostro cammino. La “diversità” non risiede nell’orientamento sessuale, nel colore, nella religione ma si annida nella mente distorta di chi ha paura dell’altro perché percepito come “diverso”, non comprendendo che proprio quel non essere uguali non rappresenta una minaccia ma un dono prezioso da accogliere affinché possa arricchire l’esperienza umana.

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