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Piano di Sorrento, il racconto del Prof. Ciro Ferrigno: “La via vecchia”

Riportiamo il consueto racconto del lunedì del Prof. Ciro Ferrigno che oggi ci porta alla scoperta della storia di una delle strade di Piano di Sorrento, “la via vecchia”: «Quella stradina che congiunge Via Bagnulo con il Corso Italia all’altezza del Parco dei Pini oggi si chiama Via dei Pini, ma dal popolo è conosciuta come la Via Vecchia. Si snoda tra recenti costruzioni e vari agrumeti, dai quali si innalzano alcuni pini ad ombrello.

La definizione di Vecchia è significativa e le attribuisce una caratteristica certa, ovvero quella di esistere prima delle altre. Credo che sarebbe più giusto definirla Via Antica, se non Antichissima, se sono vere delle supposizioni fatte e sulle quali si soffermava il Com. Pietroantonio Iaccarino. La Via Vecchia altro non sarebbe che l’allacciamento greco-romano tra la Via Minervia e Carotto. La Minervia passava a monte dell’attuale Corso Italia, forse riconoscibile nell’attuale Via Corbo e aveva questa diramazione che si dirigeva verso Carotto, situato al centro della Planities. La Via Vecchia andava ad incrociare un viottolo, conosciuto come “Sott’’e Nnuce” che corrisponde all’attuale Via Bagnulo e procedeva in un tracciato riconducibile alla nostra Via Casa Rosa verso una zona abitata fin dal periodo arcaico.

In epoca greco-romana dovevano essere ancora visibili le grotte, un tempo abitate, poi sotterrate a causa di detriti alluvionali e per la pioggia dei lapilli vesuviani del 79 d.C. Per Sott’e Nnuce sarebbe passato, secondo la leggenda, San Pietro giunto da Crapolla allo Scaricatore, diretto alla marina alla ricerca di un imbarco per Pozzuoli, sulla strada per Roma. In Via Bagnulo rimane alla pubblica venerazione la croce di tufo proprio in ricordo del Suo passaggio. Sono memorie antiche o, per essere più precisi, piccoli segni di antiche memorie. La Via Vecchia certamente aveva un tracciato molto più lungo e si può presumere che dal Ponte Orazio scendesse (Via Ponte Orazio) verso l’attuale Corso fino a piegare in quella parte ancora esistente (Via dei Pini) che oggi interseca Bagnulo, per continuare (Via Casa Rosa) fino all’attuale centro di Carotto. Un tempo l’unica possibilità per raggiungere Napoli, Pozzuoli e le altre città vicine era il mare e la Via Minervia offriva la possibilità di raggiungere presto la marina servendosi di questa “uscita”, la strada che per Sott’’e Nnuce scendeva verso il mare. Esisteva un rudimentale ma articolato sistema viario secondario, al quale apparteneva la nostra Via Vecchia.

Scendendo lungo il viottolo in terra battuta Sott’’e Nnuce, ad un certo punto, sulla sinistra, si apriva uno stradone tra gli alberi che portava allo spazio ove oggi c’è la chiesa di San Michele. Quel vialone, ancora visibile nella mappa catastale di Piano del 1880, sarebbe diventato l’attuale Via Carlo Amalfi. È probabile che in antichità quel passaggio potesse unire la diramazione della Via Minervia e Sott’’e Nnuce con il tempio pagano, l’attuale San Michele, dal quale si dipartivano due stradine dirette al mare: Gottola e Savino. Non è significativo che la croce di piperno di San Pietro si trovi proprio in questo incrocio?

Lungo la Minervia transitavano anche coloro che provenivano dal Sud, sbarcando allo Scaricatore e percorrendo Via Cermenna. La seguivano pure teorie di pellegrini, in epoca greco-romana, dirette al Santuario di Athena situato sul Promontorim Minervae, l’attuale Punta della Campanella. Lunghe file o teorie di pellegrini che stazionavano a Torca, prima di compiere l’ultimo tratto, lasciando, di fatto, il nome alla borgata (Teoria-Torca).

In epoche posteriori le strade della nostra terra erano percorse da pellegrini in transito verso Monte Sant’Angelo, Roma e la Terra Santa, con lo sbarco o l’imbarco allo Scaricatore e l’assistenza morale e materiale dei monaci benedettini dell’abbazia di San Pietro a Cermenna, prima e poi dell’Arciconfraternita dei Pellegrini e Convalescenti. In realtà il passaggio Scaricatore-Cassano o Alimuri era una scorciatoia e dava la possibilità di evitare le insidie degli scogli delle sirene e le terribili correnti di Punta della Campanella. In una terra vocata al turismo non sarebbe da trascurare la valorizzazione di queste sacre vie dell’antichità: quella di San Pietro, dallo Scaricatore a Cermenna fino a Cassano e quella di Minerva, dal Ponte Orazio a Torca e fino a Punta della Campanella. Sono le nostre “Vie Francigene”, adatte agli escursionisti sempre assetati di cielo, mare, azzurro, verde, tramonti infuocati ed antiche memorie».

Piano di Sorrento, il racconto del Prof. Ciro Ferrigno: “La via vecchia”

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