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Piano di Sorrento, il racconto del Prof. Ciro Ferrigno: “Don Antonino e quel respiro europeo”

Piano di Sorrento. Riportiamo il consueto racconto del lunedì del Prof. Ciro Ferrigno che oggi ci parla di Don Antonino, uno dei sacerdoti carottesi più amati ed il cui ricordo è ancora vivo in tutti coloro che hanno avuto l’onore di conoscerlo.

Si era conclusa da poco la Seconda Guerra Mondiale, quando in Francia un sacerdote, Mons. F. Maillet, prese un’iniziativa per rispondere in modo veramente cristiano alle atrocità, ai milioni di morti, alle distruzioni di quegli anni bui. Egli estese a tutte le nazioni una iniziativa già operante nel suo Paese dagli inizi del Novecento, creando la Federazione Internazionale: “Les Petites Chanteurs a la Croix de Bois”, ovvero, i “Pueri Cantores” o “Piccoli Cantori dalla Croce di Legno”. La finalità era di una semplicità disarmante: “Domani tutti i fanciulli del mondo, canteranno la pace di Dio sulla terra”. Nata per cori composti da sole voci bianche, ben presto finì per comprendere corali ambosessi con la partecipazione anche di persone adulte.

A Piano di Sorrento don Antonino Guarracino rimase veramente incantato da quell’idea così bella e sconvolgente, egli che aveva vissuto gli anni difficili della Guerra con le privazioni, i lutti, la fame, vicino come sacerdote al popolo, poi faticosamente uscito da quel tempo triste con le ossa rotte. Fondò nell’Oratorio di San Nicola il suo gruppo di Pueri Cantores. Quando ancora non si parlava dell’unione degli Stati Europei, ne nasceva una con il canto sacro, con quei fanciulli che sarebbero diventati gli uomini del domani.

La cosa che più fa impressione è l’entusiasmo di don Antonino nel cogliere quel “respiro europeo” in un continente allo sbando, diviso in due blocchi chiusi in una guerra fredda, quando il passare dei giorni rivelava i campi di sterminio dei nazisti, le Fosse Ardeatine, le foibe e tutte le mostruosità create da uomini contro uomini, in una desolante e totale assenza di Dio. Orbene, l’Europa chiamava alle armi dell’amore i più piccoli, i fanciulli, le voci bianche, perché insieme cantassero uniti, la Pace di Dio.

Anche se il Nostro non ebbe mai la preparazione e la competenza per creare un coro veramente importante, gli vanno riconosciute l’adesione ad un progetto grandioso e quella capacità di cogliere al volo un qualcosa che andasse aldilà di un respiro breve per aderire con tutta l’anima ad un soffio vitale: lo stare assieme, seme dal quale sarebbe nata la futura Europa. Riassumendo, don Antonino, seguendo l’idea di Mons. Maillet fu capace di anticipare i tempi della politica, prima del carbone e dell’acciaio, prima di un mercato aperto, coltivò il sogno di un continente unito nel cantare le lodi a Dio. Già avanti negli anni, riprese a studiare la musica, suo Maestro era Adolfo Apreda, ed il coro in San Michele animava la messa domenicale delle dieci, era presente a tutte le funzioni dell’anno liturgico; festeggiava Santa Cecilia e fu presente ai Congressi Nazionali ed Internazionali, come Roma, Vienna, ‘s-Hertogenbosch, Wurzburg e tanti altri. Don Antonino mi volle segretario dei suoi Pueri Cantores, ruolo che svolsi per molti anni.

Tra tutti i Congressi Internazionali, rimarrà fermo nella memoria quello di Roma del luglio 1967, con la presenza di centinaia di cori e migliaia di partecipanti. L’udienza con il Papa Paolo VI, il concerto serale in Piazza San Pietro, la Messa nella Basilica ecc. Ricordo i rapporti frenetici di don Antonino con gli altri direttori dei cori, dovevo stare sempre al suo fianco, egli parlava francese, io ero bravo in inglese ed era una torre di babele tanto che certe volte finivamo col parlare in francese o inglese pure con i nostri connazionali! Può sembrare ridicolo e certamente lo è, ma resta la verità che in quei giorni in Piazza San Pietro c’era mezza Europa per incontrarsi, conoscersi, dialogare, guardarsi negli occhi e principalmente per cantare insieme per la pace!

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