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Piano di Sorrento, Don Pasquale Irolla: “Il mistero di Dio è mistero di amore e di dolore”

Piano di Sorrento. Riportiamo l’omelia di Don Pasquale Irolla in questa domenica dedicata alla Santissima Trinità: «L’Eucarestia è un tuffo nel mistero di Dio, è naufragare nelle tre persone divine avvertendo di essere sommersi da un amore sconfinato. In questa domenica vogliamo imparare a guardare e ad adorare il mistero di Dio provando a mettere qualche luce su dettagli che possono far amare ancor di più il Dio che ci ama. Certamente il grande invito che riceviamo in questa domenica è di metterci spiritualmente in ginocchio ed in adorazione davanti alla grandezza di Dio ed al suo amore restando in silenzio perché il mistero non viene illuminato dalla nostra conoscenza ma piuttosto chiede di lasciarci sommergere. Il mistero di Dio è così grande che noi possiamo soltanto meravigliarcene e goderne, evitando ogni parola restando in ginocchio in adorazione, sperimentando come sia bello lasciarsi prendere nel vortice, nella danza dell’amore delle tre persone divine.

Noi desideriamo lasciarcene illuminare e allo stesso tempo provare a mettere a fuoco qualche dettaglio che possa essere opportunità di sentirsi conosciuti da Dio e amati. E noi vogliamo, come ogni anno nella domenica della Santissima Trinità, ricordarci che il mistero di Dio va accolto nella gratitudine, chiede a noi di non avvicinarci bardati, orgogliosi, ma piuttosto di toglierci i sandali e cioè fare un atto di umiltà, spegnere la nostra intelligenza, il nostro orgoglio, denudarci di ogni titolo, di ogni bene, anche dei beni più preziosi che sono i nostri figli, le persone amate e poveri e nudi lasciarci illuminare e travolti godere di questo amore, di questa presenza che porta in sé come effetto affettivo in noi sia l’attrazione perché è fascinoso il mistero di Dio, è bellezza che attira, sia il timore perché il mistero di Dio è tremendo e noi temiamo di morirne quando Dio ci trapassa noi teniamo sempre di non essere più gli stessi quando lui va oltre. E proprio questo rende il mistero di Dio affascinante per chi ama ma anche tremendo per chi desidera conservare quello che è, per chi teme di perdere o di perdersi.

Il mistero di Dio è mistero di amore e di dolore, dove quando noi siamo investiti dall’amore ci perdiamo, non siamo più gli stessi, stentiamo a riconoscerci. Ed è mistero di dolore che quando ci sfiora ci scotta, noi avvertiamo di morire per poi risorgere. In questo duplice mistero – amore e dolore, fascinoso e tremendo, che avvicina e allontana allo stesso tempo – il mistero di Dio Padre da cui noi proveniamo. Dio Padre che vede e provvede, che ci ha donato la vita, che ci ha creati e che ci tiene nel palmo della sua mano e niente e nessuno potrà rapirci dalla sua mano. Il Padre che di tanto in tanto ci mette alla prova saggiando la qualità del nostro amore, purificando il nostro amore. In Padre che non ha esitato per noi di donare il suo Figlio, di consegnarlo alla morte, vivendo anche lui una sorta di svuotamento, di morte, consegnando a noi il suo Figlio.

Il mistero di Dio è il mistero del Figlio incarnato, il mistero di Gesù che noi consegniamo ai bambini nel giorno della Prima Comunione, così come il mistero del Padre ai nostri figli nel Battesimo. Gesù nome dolcissimo sulle nostre labbra, Gesù sguardo che ci ama, Gesù che ci chiama, che passa nella nostra vita e ci invita a seguirlo, amico di sempre. Mistero di Dio fatto uomo, il grande dono insperato, inaudito, che ci ha amato fino alla morte e che ha preso su di sé il nostro male. il macigno del nostro peccato proponendoci un nuovo modo di adorare Dio. Non il Dio a cui offrire i sacrifici, ma il Dio che diventa vittima sull’altare. Non noi ad offrire a lui sacrifici ma lui si offre a noi come sacrificio quasi fossimo noi gli dei. Questo scambio di ruoli che in Gesù è diventato emblematico, il Creatore che diventa creatura perché la creatura diventasse come Dio.

Il mistero di Dio è Spirito Santo, fuoco d’amore, così come il Figlio è amante geloso che ci perseguita finché noi non gli abbiamo detto “Sì” e non ci siamo arresi a lui. Lo Spirito Santo ci destabilizza, è quel vento impetuoso che ci porta alla deriva e che indefettibilmente ci porterà a fare naufragio. E’ bello sperimentare come giorno per giorno questo fuoco ci consuma e ci trasforma in sé.

Auguro a ciascuno di noi di essere consumato da questo amore e trasmettere la fede ai propri figli e nipoti, di render lode a Dio».

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