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Napoli: dal Vomero ai Quartieri Spagnoli, un magico viaggio nel tempo

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Napoli: dal Vomero ai Quartieri Spagnoli, un magico viaggio nel tempo. Napoli è una metropoli come nessun’altra al mondo. Goethe, nel 1787,  visitando Napoli, ne restò talmente affascinato da omaggiarla con questa frase “vedi Napoli e poi muori”.  Sono molti i napoletani che decidono di   percorrerla  a piedi, per coglierne l’essenza, le sfaccettature , le storie dimenticate e per  conoscere  luoghi ancora  sconosciuti .Dalla collina del  Vomero è possibile ammirare, in uno scenario mozzafiato, la  città sottostante, che dolcemente dirada verso il mare, con l’imponente profilo del Vesuvio che si eleva in lontananza, tra il blu del cielo e del mare. Percorrere  a piedi il tragitto che dal Vomero conduce  ai “Quartieri Spagnoli”, attraversando la Pedamentina o il Petraio,  è come intraprendere un  magico viaggio nel tempo,  un viaggio fatto di salite e discese , di scalinate e di squarci panoramici che regalano al visitatore uno scenario incantevole. Giunta ai quartieri spagnoli, il viaggio continua in quella  fitta rete di  vicoli bui , dominati da alti edifici , che un tempo erano destinati  ad ospitare  soldati ed ufficiali dell’esercito spagnolo. Ti addentri, come sospeso nel tempo,  in un meraviglioso  groviglio di  vicoli ,  tra   chiese e piazze, tra caratteristici ristorantini che diffondono aromi particolari  ,ma anche  tra il vociare dei bimbi  che allegri schiamazzano fuori dai bassi e lo  sfrecciare acrobatico delle  motorini. .In quei vicoli di San Ferdinando, Avvocata e Montecalvario , il sole non si vede, ma si vede tutto il resto di una città meravigliosa, che regala   intensi profumi di vita vissuta provenienti dai bassi  e raggi di luce riflessa che sfiorano i panni stesi e colorano i vicoli di mille colori . Un viaggio che è un’immersione nel cuore della Napoli antica, ancora palpitante  e viva , che custodisce magicamente la storia più segreta della nostra città. Nella zona di Montecalvario, all’incrocio tra vico Croce a Cariati e vico Caricatoio, un altarino , sul quale è poggiata una grande croce, ti invita a sostare e a raccoglierti in preghiera. La  croce, maestosa, adornata di freschi fiori, che mani pietose depongono ogni giorno, domina i vicoli  come a proteggere i suoi abitanti.  …L’ altarino in marmo, reca una scritta .. “Questa croce fu fondata nel colera del 1836, da noi restaurata nel 1884 . Restaurata nel 1980 dai fedeli di Vico Cariati “ La memoria storica di quelle terribili epidemie è ancora viva e presente nei vicoli dei “Quartieri Spagnoli”

L’ epidemia colerica del 1836   decimò la popolazione e uccise anche il poeta  Giacomo Leopardi e  il pittore Antonio Pitloo. Quella del 1884 fu ancora più devastante, raggiunse nel giro di poche settimane settemila morti, da indurre il sindaco Nicola Amore, con l’appoggio del Re Umberto e del primo Ministro Depretis a dare il via allo sventramento della città antica di Napoli per un piano di “Risanamento”. L’altarino ha avuto un’ultima restaurazione  nel 1980 in occasione di un’altra epidemia di colera. La croce è ancora oggi  luogo di forte attrazione spirituale, presso la quale molti degli abitanti dei vicoli si raccolgono in preghiera per invocare la fine di questa terribile pandemia del Coronavirus.  La gente dei vicoli è la vera anima di Napoli, generosa e altruista, depositaria  di tradizioni ed emozioni, ma anche portatrice di un forte senso di appartenenza. I quartieri spagnoli , al di là di storie di degrado e di criminalità che ogni tanto saltano alla ribalta della cronaca,    sono il cuore pulsante di Napoli e conservano ancora una umanità sconosciuta ma autentica, tipica della cultura napoletana

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