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Minori, Christian De Iuliis ricorda il giornalista Pietro Nardiello scomparso a causa del Covid-19

Minori, l’architetto Christian De Iuliis ha voluto dedicare un ricordo al giornalista Pietro Nardiello, strappato alla vita dal Covid-19: «Ricordo bene il giorno in cui Pietro venne a Minori a presentare il suo libro insieme a Luigi Necco che ne aveva curato la prefazione. Non ci incontravamo da anni, ma lui si ricordava perfettamente di me. Si ricordava della nostra squadra di basket studentesca, negli anni dell’istituto per geometri. Anni cosparsi di quella fresca ingenuità che appartiene solo all’adolescenza.

Qualche giorno dopo mi mandò una foto di quella squadra. La custodiva con cura. Io non sapevo neanche che di quei momenti esistesse una foto. Eravamo un gruppo di allegri sconsiderati. L’immagine è quella di una squadra senza regole: vestiti ognuno con una tuta diversa, in un pomeriggio assolato, nel cortile della scuola. Lui era il più grosso, in piedi nell’angolo. Io quello più gracile, accosciato in mezzo al mucchio.

Arrivavamo nei palazzetti circondati da profonda diffidenza. Ma ne uscivamo, spesso, vincitori. Ricordo quanto mi proteggesse e come si spendeva affinché giocassi io, che sapevo come passargli la palla, meglio degli altri (almeno così sosteneva). Le persone che hanno spartito pezzi di felicità, sanno che, rincontrandosi, anche dopo cento anni, si ciberanno ancora di quella gioia.

Ci eravamo sentiti al telefono a Febbraio, il giorno dopo il mio compleanno. Era da poco passato ad una nuova casa editrice e voleva che gli mandassi dei racconti. Voleva pubblicarli. Al telefono parlammo di noi due, del nostro lavoro. “Possiamo fare qualcosa insieme” mi disse. Era il solito Pietro: propositivo, combattivo, fiero. Gli mandai i miei scritti. Dopo circa un mese gli chiesi se li avesse letti e lui, scusandosi, rispose che ancora non aveva trovato il tempo di farlo. Anche qualche giorno fa, dinanzi alla foto che mostrava i suoi miglioramenti, gli avevo spedito un messaggio privato. “Voglio rivederti in perfetta forma”. Pietro mi aveva risposto con l’emoticon del “pollice in alto”.

Ieri sera ascoltando il consueto bollettino dei morti per covid, quel numero, sempre elevato mi è sembrato molto più crudele. Il significato della malattia e della morte, della nostra stessa vita non può essere solo un numero. Ed ora che non trovo il coraggio di riguardare quella foto di studenti, penso che sarebbe stato bello fare un libro insieme».

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