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Luana D’Orazio: 22enne morta sul lavoro a Prato, lascia un figlio di 5 anni. È rimasta impigliata nel rullo di un macchinario

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Luana D’Orazio: 22enne morta sul lavoro a Prato, lascia un figlio di 5 anni. È rimasta impigliata nel rullo di un macchinario. È rimasta impigliata nel rullo del macchinario a cui stava lavorando, che l’ha trascinata uccidendola. Così è morta a 22 anni Luana D’Orazio, mamma di un bambino di 5 anni. Originaria di Pistoia, dove viveva con i genitori e il fratello, da circa un anno lavorava in un’azienda tessile del distretto di Prato, a Oste di Montemurlo. L’incidente è avvenuto nella mattina di lunedì 3 maggio, mentre la giovane stava lavorando all’orditoio, la macchina che permette di preparare la struttura verticale della tela che costituisce la trama del tessuto. Accanto a lei c’era un collega, girato di spalle: quando si è voltato ha visto quello che era successo, ma ha riferito di “non aver udito grida di aiuto”.

L’allarme è scattato subito, sul posto arrivati oltre ai vigili, carabinieri e sanitari, ma i soccorsi sono risultati vani. Intervenuti anche i tecnici della Asl Toscana centro: hanno posto sotto sequestro macchinario e circostante area per la verifica dei dispositivi di sicurezza. La magistratura ha disposto l’autopsia per accertare le cause della morte e si attendono gli esiti degli accertamenti sul posto. Tra Prato e Pistoia è il secondo infortunio mortale in un’azienda tessile quest’anno: il 2 febbraio Sabri Jaballah, 23 anni, aveva perso la vita schiacciato da una pressa a Montale. Lo ricordano anche i sindacati Cgil, Cisl e Uil di Prato, che stanno organizzando una “forte azione di mobilitazione” per venerdì: “Non si può non rilevare che ancor oggi si muore per le stesse ragioni e allo stesso modo di cinquant’anni fa: per lo schiacciamento in un macchinario, per la caduta da un tetto – sottolineano in una nota -. Non sembra cambiato niente, nonostante lo sviluppo tecnologico dei macchinari e dei sistemi di sicurezza. È come se la tecnologia si arrestasse alle soglie di fabbriche e stanzoni. Dove si continua a morire e dove, troppo spesso, la sicurezza continua ad essere considerata solo un costo“.

Si dice “sgomento” il sindaco di Montemurlo, Simone Calamai: “Covid e pandemia rischiano di farci perdere di vista il problema delle morti sul lavoro”. Di “grande senso di ingiustizia, di rabbia e dolore immenso” parla Alessandro Tomasi, sindaco di Pistoia, il cui pensiero “va alla madre e al padre di questa ragazza, al figlio piccolo che lascia e al fratello”. “Non si può morire sul lavoro a nessuna età”, le parole del governatore Eugenio Giani secondo cui questa tragedia “chiama ancora una volta alla responsabilità di tutti”. “Morire così non è accettabile” afferma il segretario generale della Uil Pierpaolo Bombardieri, “un’altra tragedia che ci addolora, ora basta”, il commento del segretario generale della Cisl Luigi Sbarra.

Fonte Il Fatto Quotidiano

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