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Io non mi arrendo, film ispirato dalla storia vera di Roberto Mancini nella terra dei fuochi

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    L’impegno civile e la coraggiosa lotta di un eroe contro le ecomafie sono di scena, questa sera in Prima Serata su Rai1, con la miniserie in due puntate Io non mi arredo. Diretta dal regista cinematografico (e televisivo) Enzo Monteleone, racconta una storia vera e vede protagonista Beppe Fiorello nel ruolo dell’investigatore Marco Giordano, figura ispirata al Vicecommissario Roberto Mancini, che indagò per anni nella Terra dei fuochi (in Campania) sui rifiuti illecitamente stoccati e sulle attività della Camorra ad essi collegate, e che morì a causa di un tumore nel 2014.

    Prodotta da Rai Fiction, Picomedia e Iblafilm di Giuseppe Fiorello, Io non mi arrendo è stata sceneggiata da Enzo Monteleone e dallo stesso Fiorello, con la consulenza della Moglie di Roberto Mancini, ed è andata in onda per la prima volta nel 2016. Le riprese sono state effettuate in Puglia e dello strepitoso cast fanno parte anche Massimo Popolizio, Paolo Briguglia, Elena Tchepeleva, Maddalena Crippa. Nei due episodi non si narra soltanto la nobile crociata di Marco Giordano/Roberto Mancini contro sversamento illegale di rifiuti speciali e tossici, ma ci si sofferma anche sulla sua tenera vita familare.

    Io non mi arrendo: La trama della miniserie
    Giovane ispettore di provincia, Marco Giordano comincia a investigare, insieme ad alcuni collaboratori, su terreni di scarso valore agricolo di proprietà dell’avvocato Geatano Russo che vengono utilizzati come discariche per rifiuti tossici. L’indagine però non è semplice, perché Russo è potente e legato a Don Antonio Pomarico, e il nostro uomo viene ostacolato da una serie di personaggi coinvolti nella losca vicenda, in primis il vicequestore Valente. Così l’indagine viene archiviata e Giordano caldamente invitato a occuparsi di altre questioni. L’ispettore nel frattempo conosce una ragazza polacca di nome Maria (che tenta di rinnovare il proprio permesso di soggiorno), se ne innamora, la sposa e diventa padre di una bambina. Passano gli anni e Marco scopre di avere un tumore. La causa della malattia è proprio la lunga permanenza nei luoghi inquinati dai rifiuti tossici. Poco prima della morte di Marco, un giovane magistrato di Napoli di nome Giovanni Cattaneo riapre l’inchiesta chiedendo l’aiuto di Giordano e della sua vecchia squadra, che deve far fronte alla scomparsa dei 70 fascicoli sull’indagine. Marco perde la sua battaglia contro la vita, ma riesce a far condannare Russo e Pomarico.

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