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Intervista a Gerardo Botti, un grave errore rinviare il richiamo i malati oncologici rischiano grosso

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«Non c’è alcun dubbio: rinviare la seconda dose di vaccino, oltre i limiti già indicati dalle aziende produttrici e approvati dall’Ema, per i malati oncologici può pregiudicare una efficace protezione contro il Covid. Rischiamo di perdere quanto abbiamo sin qui conquistato».
Gerardo Botti, direttore scientifico del Pascale non usa mezzi termini. Spostare a 42 giorni la seconda dose di Pfizer o Moderna per i soggetti fragili, specie se affetti da patologie tumorali, può essere deleterio.
Professore, perché le regole vengono continuamente cambiate in corsa?
«Tutti i vaccini che oggi abbiamo a disposizione si stanno rivelando efficaci ma scontano una inevitabile carenza di studi clinici nella cosiddetta fase 3, quella relativa alla durata e agli effetti. Certo, si è dovuto fare di necessità virtù e comunque oggi disponiamo di vaccini che sono stati ampiamente testati sotto il profilo della tollerabilità e del dosaggio. In più, si stanno rivelando efficaci anche contro le varianti».
Il professor Sergio Abrignani del Cts ha precisato che per i soggetti fragili non ci saranno variazioni nei tempi di somministrazione della seconda dose: dunque per Moderna e Pfizer resterebbe il limite delle tre settimane…
«Mi sembra una considerazione logica e ragionevole».
Ma sono a rischio soltanto i soggetti immunodepressi e i pazienti oncologici?
«No, nella categoria dei pazienti fragili per i quali è fortemente raccomandato non dilatare eccessivamente i tempi della seconda dose di vaccino vanno incluse anche altre categorie di pazienti, per esempio quelli con malattie metaboliche croniche».
Qual è il criterio di priorità che seguite al Pascale?
«Nell’ambito dei pazienti oncologici abbiamo seguito un principio di priorità per i casi più gravi e delicati, non un criterio per età».
Per gli operatori sanitari che si sono vaccinati a inizi anno sarà necessaria anche la terza dose?
«Ritengo di sì. Abbiamo visto che l’immunizzazione ha una durata di 9-10 mesi, 12 in qualche caso ma poi tende a calare. Dobbiamo abituarci a queste campagne di richiamo almeno fino a quando l’emergenza pandemica non sarà sotto controllo».
In un paziente oncologico il vaccino può determinare effetti collaterali più gravi rispetto a un soggetto sano?
«Gli effetti collaterali sono legati essenzialmente all’individuo non alla patologia. Nel paziente debilitato dal punto di vista immunitario, anzi, il vaccino può anche indurre una utile risposta in termini di immunizzazione».
All’Istituto Pascale si sta conducendo una ricerca che avrebbe evidenziato una regressione dei tumori del colon in pazienti che hanno ricevuto il vaccino anti-Covid. Di cosa si tratta?
«Siamo ancora nella fase di studio ma i dati sembrano evidenziare questa tendenza. È una osservazione che va ancora validata ma abbiamo già pubblicato per primi uno dossier. Confidiamo che questa ricerca possa aprire nuovi orizzonti sul fronte delle terapie e dell’immunoregolazione. L’immunoterapia è il futuro».
Il sottosegretario alla Salute Pierpaolo Sileri ha parlato di una imminente riforma del sistema dell’oncologia in Italia. Di cosa c’è bisogno?
«Di una rete efficiente tra medicina di base, servizi territoriali e poli di eccellenza e ricerca. Mettere a punto questa rete vuol dire garantire a tutti di accedere ai medesimi servizi di qualità, con protocolli condivisi e validati. Ma questa riforma dovrà procedere di pari passo con quella degli Irccs, gli Istituti di ricerca, ricovero e cura a carattere scientifico, per troppo tempo rinviata».
Il governo l’ha inserita in una delle missioni del Pnrr…
«Va riordinato e aggiornato questo settore rafforzando la competitività dell’offerta pubblica anche rispetto al privato. Pensi, in qualche caso sono state omologate strutture che sulla carta facevano ricerca clinica. Ma poi non avevano posti letto…».

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