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Il Centro Universitario Europeo per i Beni Culturali – Ravello all’apertura degli Stati Generali del Patrimonio Italiano

Il Centro Universitario Europeo per i Beni Culturali – Ravello è stato invitato alla seduta di apertura degli Stati Generali del Patrimonio Italiano presso la Villa Lubin in Roma sede del CNEL, che ha patrocinato l’iniziativa. Dopo gli interventi introduttivi del Presidente del CNEL On. Prof. Tiziano Treu e del Prof. Ivan Drogo Inglese, che quale Presidente di AssoPatrimonio ha ideato l’evento e ne ha curato l’organizzazione, l’intensa giornata di lavoro si è avvalsa dell’apporto di personalità di governo, di parlamentari, Sindaci e Amministratori regionali e locali, Rettori di grandi Università e altri rappresentanti del mondo accademico del Paese, Presidenti di Organismi di Categoria del Settore Turismo, di Istituti, di Fondazioni bancarie, di Fondazioni e Associazioni culturali. Nel suo intervento Alfonso Andria ha brevemente illustrato la ‘mission’ e l’attività scientifica, di formazione e di ricerca del Centro di Ravello che presiede, soffermandosi sull’esigenza di promuovere lo scambio di opinioni e di buone pratiche nell’ottica della costruzione di reti.

Mentre riprende il cammino della “Conferenza sul Futuro dell’Europa” – ha aggiunto Andria – è ancor più necessario accentuare le attenzioni di noi tutti sul Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR). Di qui l’utilità e l’importanza degli Stati Generali del Patrimonio Architettonico che oggi si insediano”.

Infatti l’iniziativa si articolerà nell’arco di un anno attraverso successivi step, ma già nella fase di avvio ha registrato una significativa partecipazione oltre che ‘a remoto’ anche in presenza nella Sala Gialla del CNEL.

Nel concludere il suo intervento, Andria ha poi detto: “Il Patrimonio Architettonico come tutto ciò che è patrimonio materiale e insieme con il patrimonio immateriale, rappresenta – come diceva un nostro amato Maestro, l’Archeologo francese Georges Vallet – ‘il tessuto connettivo, la trama vivente della nostra storia’. Per dirla nel linguaggio della Convenzione di Faro: l’Eredità Culturale, il ‘Cultural Heritage’. Io aggiungo: la leva di sviluppo da attivare per costruire il futuro”.

Alfonso Andria

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