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Gaetano Caltagirone, il ricordo dell’architetto della borghesia che amava la costiera amalfitana e Ravello

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    Come la Fiat negli anni 60 ha dato la macchina agli italiani con la 600, Gaetano Caltagirone ha inventato un tipo di residenza accessibile alle classi meno abbienti affinché tutti potessero avere un’abitazione. Ecco come lo ricorda Osvaldo De Paolini, sul quotidiano Il Mattino.

    Ci sono figure imprenditoriali che oltre a lasciare un segno profondo in ciò che hanno costruito a beneficio della comunità, vengono ricordate a lungo anche per la grande umanità che hanno dispensato in vita e per l’eredità morale trasmessa a quanti hanno avuto il privilegio di condividere il loro percorso umano e professionale. Gaetano Caltagirone, architetto e co-fondatore del Gruppo Caltagirone, è senza dubbio una di quelle figure. Esattamente cinque anni fa si è spento a Roma. Grande estimatore del Messaggero di cui è stato a lungo vicepresidente («Il mio amatissimo quotidiano», usava definirlo con orgoglio), così lo descrivemmo in quei giorni: «Imprenditore di garbo non comune, disponibile sempre all’ascolto, di una signorilità d’altri tempi, era tuttavia incredibilmente attento ai dettagli e perciò stesso anche rigoroso e all’occorrenza severo. Gli piaceva fare le cose per bene, guardando a due punti cardinali: legalità e impegno». Era la sintesi di testimonianze raccolte presso alcuni stretti collaboratori.

    E’ stato senza dubbio tra i più importanti imprenditori italiani, di certo un pioniere che ha realizzato un sogno, quello di ridare slancio ad un Paese fiaccato dalla crisi, timoroso, ma desideroso di riscattarsi, di tornare protagonista. Lo ha fatto seguendo una rotta precisa e due semplici regole. La prima era quella dell’assoluta trasparenza; la seconda, altrettanto significativa, del rispetto rigoroso delle norme, per dare a Roma, la città che più amava, uno sviluppo urbanistico ordinato e di qualità che le restituisse il suo antico prestigio. L’architettura era la sua grande passione, lo ripeteva spesso. Sebbene appartenesse a una famiglia di grandi costruttori, la sua era un’autentica vocazione. Ed è nel sodalizio con il cugino Francesco Gaetano (presidente dell’omonimo gruppo), che esplica la sua attività imprenditoriale, destinata a primeggiare nel Paese. Tra loro non fu soltanto un legame famigliare, ma anche un solidissimo rapporto, nelle tante realtà d’impresa, basato sull’osservanza leale della divisione dei ruoli. Nell’ambito delle attività del gruppo, il suo compito era progettare: non semplici palazzi, ma interi quartieri immaginando strade, infrastrutture (fogne, gas, acqua, luce), scuole, parchi, chiese e, alla fine, i palazzi residenziali e gli uffici. Quartieri che a Roma, a Napoli e in molti altri luoghi, ospitano 20.000-25.000 abitanti ciascuno.

    La sua idea era che si dovesse responsabilmente costruire una casa per tutti. Così come la Fiat negli anni 60 aveva dato la macchina agli italiani con la 600, Gaetano Caltagirone inventò un tipo di residenza accessibile alle classi meno abbienti affinché tutti potessero avere un’abitazione. Aveva un particolare atteggiamento verso la burocrazia, spesso incompetente e interessata: pretendere quello che per legge gli spettava senza mai chiedere di più. Schivo e d’indole riservata, insieme al cugino Francesco Gaetano ha fondato e sviluppato il primo gruppo industriale della Capitale, un gruppo di cui aveva una quota del 25% rispetto al 75% del cugino, e nel quale ha passato tutta la sua lunga vita professionale, dedicando al proprio lavoro tutte le energie e la passione che possedeva. Senza mai risparmiarsi. Ma il cuore batteva anche per un’altra passione: la Costiera Amalfitana e l’amata Ravello, dove aveva il suo buen retiro. E proprio qui, sulla magnifica costa campana, che tutto il mondo ci invidia, ha lottato in maniera determinata per contrastare il fenomeno dell’abusivismo edilizio che tanti danni ha recato in quella zona. Una battaglia vissuta sempre in prima linea, per difendere e tutelare un patrimonio unico e prezioso del nostro Paese.

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