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Franco Battiato… La voce del non padrone

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Franco Battiato… La voce del non padrone.

C’è chi si mette gli occhiali da sole per avere più carisma e fantomatico mistero. Franco Battiato li metteva raramente gli occhiali da sole, non ne aveva bisogno; già era dotato di quel carisma intellettuale innato che gli conferiva una quasi naturale aureola di vate intriso da mistero. Un vero cultore delle civiltà mediterranee. Potremmo definirlo il padre della musica mediterranea ( detesto gli anglicismi e la parola mediterrenean sound). Gli intrecci musicali, letterari, filosofici e culturali tra il suo latte di capra siciliano, le massime filosofiche greche, i desideri mitici di prostitute libiche, le canzoni arabe, le danze dei sufi-derwishi e i ritornelli atavici in ebraico hanno deliziato le orecchie ed i palati più sopraffini. Un vero unicum in un panorama musicale italiano omologato e coatto, spesso nelle proprie nicchie musicali. Battiato é stato capace di rendere armonico e melodico questo pout-pourrì apparentemente contrastante. Ricordo nel 1980 un suo concerto a Cava de’ Tirreni con forse 200 o 300 spettatori dove chiedeva rigoroso e religioso silenzio per l’esecuzione dello straordinario “Cinghiale Bianco”. Ci chiedevamo chi fosse il cinghiale bianco. Forse un allusione alla corrotta Democrazia Cristiana al potere in quell’epoca?

Forse un allegoria alla negatività della cocaina? Forse un messaggio onirico relativo ad un esemplare albino di un animale naturalmente scuro? Il mistero delle canzoni del cantautore etneo era forse alla base del suo successo. Anche se Battiato da cantante di nicchia ebbe la sua grande esplosione con il CD “La voce del padrone” che lo rese famoso, popolare e conosciuto. Quel CD fu il giusto riconoscimento ad una validità artistica rara a trovarsi in Italia e forse unica ( non vorremmo peccare in retorica e piaggieria). Il progetto di Battiato più che musicale era veramente culturale. Magistrali le sue idee di inserire Milva nelle interpretazioni di Alexanderplatz, cori liguri ed alpini magistralmente utilizzati in sale di inciaione; geniale il lancio di grandi talenti quali Giuni Russo, Luca Madonìa, Alice. Proprio con quest’ultima creò un sodalizio artistico di grande spessore che esplose con una magica canzone ” I treni per Tozeur” . Tozeur la località tunisina al confine con l’Algeria dove i treni ancora passano lenti in un vortice ammaliante musicale che ricorda con suadente suggestione melodie arabe e berbere.

Ascoltai Maestro Battiato un’ultima volta a Napoli a Piazza Plebiscito, fu un bel concerto seppure connotato da qualche leggerissima amnesia ai testi del cantautore siciliano. Forse erano i primi sintomi di una sua non evceellente condizione di salute. Battiato lascia una grande eredità musicale e culturale, difficilmente qualcuno potrà riceverla e magari svilupparla … ma fortunatamente i treni per Tozeur passano ancora lenti.

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