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Folegandros, il nuovo romanzo di Luigi Mollo

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Luigi Mollo, napoletano, personalità poliedrica, sociologo e antropologo, dirigente per tanti anni in aziende leader nell’ambito dell’industria aeronautica, appassionato di viaggi e di letteratura, profondo conoscitore di tante culture, è un finissimo poeta e un apprezzato scrittore.

Con Folegandros, pubblicato quest’anno da lfa publisher, firma un corposo romanzo bello e complesso, che testimonia la raggiunta maturità dell’artista.

L’impianto del romanzo è quello di un thriller, il giallo della scomparsa di una donna e le indagini dell’investigator privato, Navas Garcia, che ne è lo zio, per sbrogliare la matassa di segreti che avvolgeva la sua esistenza. Ma la trama è un pretesto per un libro che è molto più di un giallo, anzi il giallo è il suo elemento più debole, la scoperta dei colpevoli e degli assassini non è un elemento che appassiona più di tanto nella narrazione e le spiegazioni delle loro motivazioni a delinquere risultano alla fine poco convincenti e credibili. No, questo è un grande romanzo, scritto da un autore di razza che si rivela vero maestro delle parole per ben altri motivi: la rara sensibilità con cui entra nelle storie dei personaggi, la profondità delle analisi dell’animo umano, la molteplicità dei temi e la ricchezza degli spunti di riflessione, la bellezza mozzafiato delle descrizioni, la coralità dei personaggi, gli spazi intercontinentali dell’azione.

Intenso, vero, acuto, indimenticabile è il protagonista. Navas è un anti-eroe umano e sincero, piegato dalla vita ostile ma mai sconfitto perché è aperto alle emozioni e animato da una caparbia tenacia e una propria filosofia di vita ispirata a una forte indipendenza di pensiero. E’ un uomo di mezza età, con una storia tragica di abbandono nell’infanzia dai genitori poverissimi, il riscatto con l’adozione da parte di una famiglia sana in pre-adolescenza, un tragico epilogo della sua vita matrimoniale con la moglie morta tragicamente in un incidente d’auto e l’unico figlio precipitato nel baratro della schizofrenia. E’ il fratello adottivo Amedeo a chiedergli aiuto per scoprire la verità su sua figlia Paloma, misteriosamente scomparsa e data per morta a Folegandros, in Grecia, dove si era ridotta a vivere come una barbona con altri amici come lei senza fissa dimora.

Altro personaggio di grande fascino che assurge al ruolo di co-protagonista del testo, sebbene non appaia nemmeno in una pagina, se non nei continui ricordi di lei, è proprio Paloma. La giovane aveva abbandonato la situazione di comodità e benessere di ricca signora della buona società, una famiglia felice con marito e figli e un bel lavoro di consulente letteraria a Milano, per vivere una vita girovaga e disperata, tra droga, alcol, poesia e sconfinata libertà. Paloma è una eroina tragica che, dibattuta tra le sfaccettature delle sue luci e ombre e avvolta da deliranti inquietudini, trasmette un messaggio universale di forza, emozione, valore, coraggio. Navas e Paoloma, pur diversissimi, sono due persone segnate dallo stesso destino di solitudine, costrette dalla loro eccezionale sensibilità a restare ai margini, fuori dal coro: sono l’emblema dei tempi moderni, il destino della incomunicabilità, ma anche la speranza di poter infrangere gli ostacoli del destino avverso e forgiare un futuro diverso.

Altri protagonisti del romanzo sono il gruppo di clochard dell’isola di Folegrandos cui si unisce Paloma. Questi personaggi incarnano perfettamente il fascino esercitato dalle persone che scelgono volontariamente di contraddire le regole del vivere sociale a favore di un’esistenza senza fissa dimora, nel pieno senso della libertà da ogni regola o sovrastruttura. Oggetto di diffidenza, paura, sospetto, quando non proprio aporofobia (paura dei poveri) da parte della popolazione, che percepisce la loro presenza con disagio e disprezzo, come una perturbazione o una minaccia al proprio quieto vivere, i senzatetto del romanzo sono descritti con una tale empatia nella loro incapacità di omologazione, lacerante sofferenza, miseria affettiva, insensata contraddittorietà, degradazione fisica, da renderli drammaticamente autentici e palpitanti di vita.

Vera protagonista del racconto, l’isola di Folegandros (Policandro), verso la quale si sente forte, nelle descrizioni palpitanti di suggestioni, l’amore dello scrittore. Isola minore dell’arcipelago delle Cicladi, è una terra aspra e selvaggia di cui Mollo ci trasmette appieno l’incanto rustico, l’atmosfera magica, la bellezza semplice, fatta di scogliere a picco sul mare limpidissimo, spiagge agitate dal soffiare del meltemi, sentieri battuti dagli asini, antiche taverne dove assaporare l’inconfondibile cucina greca e baretti dove gustare un bicchiere di ouzo. Ma la storia assume un respiro internazionale toccando Milano, eccitante, moderna e veloce, Ferrara con la sua gloriosa storia e la sua signorile eleganza, Huelva col suo sapore antico di Andalusia.

Il tema fondante del romanzo resta il mistero dell’essere umano e il significato del suo percorso di vita, che lo scrittore sonda attraverso lo stratagemma del viaggio investigativo di Navas alla ricerca di Paloma: in realtà, un cammino introspettivo nell’intimo della coscienza alla ricerca della verità interiore. Il viaggio di Navas e Paloma diventa archetipo della vita, in continua evoluzione e mutamento, e simbolo della possibilità di uscire dal tempo e dallo spazio della quotidianità per trovare la propria reale dimensione di essere umano.

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