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Costiera Amalfitana, la riflessione di Gerardo Russomando. Stanno arrivando i soldi. Che fare?

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Costiera Amalfitana, la riflessione di Gerardo Russomando. Stanno arrivando i soldi. Che fare?

Caro Direttore, ho letto l’articolo dal titolo “Perla Costiera Amalfitana: si punta alla ripresa intelligente …… “.
Una cosa è sicuramente chiara: ormai è certo che una montagna di soldi da spendere sta per arrivare. Saranno, ovviamente, soldi a debito, ma di questo nessuno sembra preoccuparsene più di tanto. Perciò, andiamo avanti e proviamo a chiederci almeno come spenderli in maniera “intelligente”.
Ammettiamo pure che la pandemia sia quasi alle spalle (ma così non è), una volta sconfitta, con quale quadro sociale ci sarà il risveglio?
Dall’inizio degli anni settanta in Italia è iniziato un fenomeno di cui quasi nessuno si è accorto: sono nati sempre meno bambini.
In costiera, per tanti aspetti, le cose, da questo punto di vista, stanno andando anche un po’ peggio.
Negli anni del boom economico e demografico, ovvero gli anni sessanta, era esattamente l’opposto: nascevano molti più bambini rispetto alla media nazionale.
Un solo esempio: a Maiori tra il 1961 ed il 1970 nascevano ogni anno circa 150 bambini, nel 2018 ne sono nati appena 19.
Numeri che fanno davvero impressione.
Perciò, oggi, dopo 50 anni, guardandoci attorno, pure nei paesi della costiera, vediamo sempre più edifici di scuole elementari che si chiedono per mancanza di alunni.
E, nei mesi autunnali ed invernali, in assenza di turisti, si osserva chiaramente che in strada ci sono quasi esclusivamente persone anziane e tanti cani da compagnia.
Praticamente, da molti anni, è in atto in tutti i paesi della costiera un lento fenomeno di invecchiamento e di spopolamento generale.
Vediamo i numeri.
Appena venti anni fa la popolazione complessiva nei 13 Comuni era di oltre 41.000 abitanti ed ora siamo a meno di 39.000.
Con l’età media il quadro ormai è drammatico in tutti i Comuni, senza alcuna eccezione. Un solo esempio.
Il Comune con l’età media più alta, cioè Minori, nel 2021 ha raggiunto i 48,1 anni mentre nel 2002 era di 41,6 anni.
Certo, questo scenario non è diverso dai tanti paesi del nostro entroterra provinciale, dove magari il quadro è addirittura peggiore e si assiste ad una lenta ed inesorabile desertificazione umana.
Dov’è la differenza?
A mio modesto parere, il motivo per cui in costiera la questione non emerge, e nessuno se ne accorge neanche, è perché il livello di discreto benessere generale, assicurato dall’industria stagionale del turismo, fa concentrare l’attenzione della politica e del mondo della comunicazione esclusivamente sui temi ambientali della tutela del territorio (vedi recente polverone sul depuratore a Maiori e sulla galleria Maiori-Minori) e su quelli del traffico e dei trasporti pubblici.
E, siccome l’industria del turismo, sempre più di fascia medio-alta, mantiene elevati i valori immobiliari, pure il lento spopolamento della gran parte dei paesi, non viene avvertito più di tanto.
Una casa in costiera vale ancora molto, nei paesi desertificati dell’entroterra, invece, ormai le regalano anche ad un solo euro simbolico.
Praticamente, sta accadendo un fatto nuovo di portata enorme ma con una bassa “visibilità” proprio perché le tante presenze turistiche, in quasi tutti i mesi dell’anno, non fanno percepire più di tanto l’effettiva scomparsa della popolazione residente.
Fino a qualche anno fa ogni paese della costiera era una località turistica ma era anche un paese vivo.
Fra non molti anni questi paesi, con ogni probabilità, continueranno a rimanere delle rinomate località turistiche ma saranno soltanto dei paesi di vecchi.
Insomma, una sorta di ampi ospizi per anziani, soprattutto nei mesi senza turisti, anche se tutto sommato confortevoli.
L’inverno demografico, con la denatalità, dopo la scomparsa dei bambini, ci sta lentamente, ma inevitabilmente, regalando anche la morte dei paesi.
E le ragioni del crollo delle nascite non sono, se non solo in parte, di natura economica.
Basta la semplice osservazione di come il fenomeno è trasversale rispetto a tutte le fasce sociali.
La domanda che mi faccio quindi è: i politici troveranno il tempo per provare ad occuparsene, prima che sia troppo tardi?

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