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Coronavirus, cambiano i parametri per l’assegnazione dei colori: più peso a ospedalizzazioni e vaccini

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Coronavirus, cambiano i parametri per l’assegnazione dei colori: più peso a ospedalizzazioni e vaccini. Ce ne parla Mauro Evangelisti in un articolo dell’edizione odierna del quotidiano Il Mattino. Il nuovo meccanismo sarà pronto questa settimana. Il presidente dell’Istituto superiore di Sanità, Silvio Brusaferro, e il direttore generale Prevenzione del Ministero della Salute, Gianni Rezza, l’hanno detto l’altro giorno: in questa fase dell’epidemia il sistema dei colori è inadeguato. Sotto accusa l’Rt, dopo le dichiarazioni dei presidenti delle Regioni. O meglio: non l’indice di trasmissione in sé, che è semplicemente un indicatore, ma l’importanza che vi si attribuisce quando si devono decidere i colori e, quindi, i livelli di restrizione. Questa settimana l’Italia ha visto crollare l’incidenza a 127 contagiati ogni 100mila abitanti su base settimanale, i ricoveri sono ormai scesi a 18mila e diminuiscono ogni giorno di 500-600 unità, le somministrazioni di vaccino, dopo le esitazioni iniziali, sono vicine a 24 milioni, con 7,2 milioni di italiani protetti con prima e seconda dose (o con un’unica iniezione nel caso di Johnson & Johnson). Eppure, l’Rt che torna a salire e che in alcune grandi regioni come Lazio, Lombardia e Veneto si avvicina pericolosamente a 1, già dalla prossima settimana può trascinare mezza Italia di nuovo in arancione (anche se, va ricordato, non è l’unico indicatore che conta). Come cambierà il sistema, allora? Prima di tutto sarà diminuito il peso sulla bilancia delle decisioni assegnato all’Rt, mentre si darà maggiore importanza ad altri fattori. In primis il numero di posti letto occupati e l’incidenza, cioè quanti nuovi casi positivi ci sono in ogni regione rispetto al numero degli abitanti. Quest’ultimo dato ha un pregio, perché necessità di una minore elaborazione rispetto all’Rt ed è dunque una fotografia più aggiornata della situazione. L’indice di trasmissione è molto utile per prevedere l’andamento di una epidemia, per fare scattare l’allarme, ma ha delle controindicazioni paradossali. Se una regione ha mille casi una settimana e 900 quella dopo, vedrà l’Rt scendere; se la stessa regione ha molti meno casi, ipotizziamo appena 10 e ne ha 20 la settimana dopo, resta sempre un numero molto basso, ma l’Rt in teoria è destinato a salire sensibilmente. Infine, ciò che andrà inserito nel nuovo sistema di indicatori è lo stato di avanzamento delle vaccinazioni. La protezione dei soggetti più a rischio, gli over 65, e più in generale una diffusa immunizzazione, rendono meno preoccupante l’aumento dei casi positivi, perché molto probabilmente riguarderà soggetti giovani e meno a rischio. Per questo motivo il Cts (comitato tecnico scientifico) ha anche proposto di apportare una modifica al sistema di calcolo dell’Rt. Attualmente prende in considerazione tutti i casi sintomatici; la proposta punta invece a valutare l’Rt solo sulla base dei ricoveri, del numero di persone che effettivamente finiscono in ospedale. Con i nuovi meccanismi ci saranno dei correttivi all’eccesso di dipendenza dall’Rt, fermo restando che comunque continua ad avere un importante ruolo per prevedere l’andamento dell’epidemia, per intravedere per tempo l’avvicinarsi delle nuvole.

MALUMORE Un altro meccanismo contestato dai governatori è quello che richiede due settimane di dati positivi confermati da una Regione prime di consentirle di passare dal rosso all’arancione o dall’arancione al giallo. Ieri ad esempio il governatore della Sicilia, Nello Musumeci, ha espresso molte critiche dopo la conferma in arancione per la sua regione: «Fa rabbia sapere che sostanzialmente noi dovremmo essere in zona gialla. Il nostro Rt è inferiore all’uno. Ma come mi ricordava il ministro Speranza devono passare 15 giorni dal dpcm che dichiarava arancione la regione. Dovremmo comunque essere ormai all’ultimo miglio, se non ci saranno focolai nel corso della prossima settimana». Discorso simile da Christian Solinas, governatore della Sardegna (altra Regione arancione): «La permanenza della Sardegna nella zona arancione, nonostante l’attuale quadro epidemiologico sia compatibile con la fascia di rischio più bassa, è la conferma dell’inadeguatezza dell’attuale sistema di classificazione».

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