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Collettivo UANM: le superstizioni legate al malocchio. Dall’olio alle Janare di Conca dei Marini

Riportiamo l’interessante post pubblicato dal Collettivo UANM sulla propria pagina Facebook: «Proprio perché radicata nella quotidianità, spesso dimentichiamo il fascino della misteriosa cultura popolare. Pensaci, ti sarà capitato di sentirti “gli occhi addosso” a causa dell’invidia o del malaugurio. Ma da dove nasce questa credenza?

Fin dall’antichità (per la tradizione del corno possiamo risalire al 3500 a.C.), i popoli hanno ricercato risposte all’incertezza della vita nelle tradizioni; basti pensare alle Janare, che si incontravano anche a Conca dei Marini, per renderci conto di quanto la cultura locale sia ricca di rituali, pur non avendo prove dei loro effetti. È interessante notare come spesso le superstizioni si leghino, paradossalmente, proprio alla religione, e infatti troviamo il “santino portafortuna” anche dove meno ce lo aspettiamo, così, per sicurezza!

Le superstizioni legate al malocchio da secoli animano il nostro folclore di tradizioni private e rituali: si dice che gli “occhi n’guoll”, quindi le occhiate malefiche, la “jettatura”, colpiscano il corpo e la mente e che ci si possa proteggere con amuleti, corni di corall o con dei gesti, come il “fare le corna”.

Le persone che conoscono veri e propri rituali sono donne anziane, talvolta anche uomini, che tramandano il segreto ad una persona fidata.

Il rito più famoso è quello dell’olio: il guaritore si avvale di una ciotola d’acqua e qualche goccia d’olio; ripete una formula segreta alla persona colpita da maleficio, poi in base all’immagine che emerge dall’olio sull’acqua, si conosce la quantità di malefici e il sesso degli artefici. La purificazione si completa “tagliando gli occhi” simbolicamente, oppure buttando via l’acqua più volte.

Insomma, l’anima della nostra tradizione sta proprio nelle tradizioni più criptiche e controverse!  Ma tu, ogni tanto, non ci vuoi credere al malocchio?».

 

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