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Castellammare, il Presidente del Consiglio D’Apice ringrazia il padre, Ruotolo “E’ inaccettabile , è condannato per camorra” foto

Castellammare di Stabia ( Napoli ) . Nella bufera la città delle acque in Campania , “Lui mi ha reso l’uomo che sono oggi”. Si alza, è commosso. Parla subito dopo avere ricevuto i 15 voti del centrodestra che lo hanno eletto presidente del consiglio comunale di Castellammare. Emanuele D’Apice dedica la sua elezione al padre Luigi. Condannato per i suoi rapporti con il clan Cesarano, nella storia giudiziaria di “Gigino o ministro” c’è un ruolo nello scioglimento del consiglio comunale di Pompei per camorra negli anni duemila. Ma alle parole del figlio in aula risuonano gli applausi. Batte le mani il secondo Cimmino e con lui i consiglieri comunali della sua coalizione. Nel suo discorso D’Apice commemora e rimuove: “Permettetemi infine di rivolgere un ringraziamento speciale alla mia famiglia. Ed in particolare a mio padre, che non c’è più. Lui mi ha insegnato tutto, è il mio faro, mi ha trasmesso la passione per la politica e i valori dell’educazione e del rispetto per gli altri. Lui mi ha reso l’uomo che sono oggi”.

“Permettetemi di ringraziare mio padre, il mio faro, che mi ha insegnato tutto: i valori, l’educazione, il rispetto. Oggi devo a lui l’uomo che sono”. Così tra gli applausi in consiglio comunale Emanuele D’Apice, consigliere comunale di Castellammare di Stabia dal 2013 ed oggi neo eletto presidente del consiglio comunale. Un ringraziamento classico, ma con un particolare: l’uomo a cui fa riferimento è il pregiudicato Luigi D’Apice, deceduto, ritenuto continuo al clan Cesarano.

A riportare l’episodio è il giornalista Vincenzo Iurillo su Il Fatto Quotidiano. Il giovane neo presidente, è bene sottolinearlo, non ha “macchie”: laureato in medicina, non è stato mai coinvolto in inchieste sulla criminalità né sulla malavita organizzata. Ma il padre, Luigi D’Apice, condannato con sentenza definitiva a 4 anni per concorso in associazione camorristica, era ritenuto uno degli artefici del legame tra mala e politica: ex democristiano, noto col soprannome di “o ministro”, agli inizi degli anni duemila era stato coinvolto in una indagine come uno dei punti di raccordo tra il clan Cesarano e la politica di Pompei, per gli inquirenti capace di spostare grossi quantitativi di voti. Nel 2013, quando il figlio era in corsa, “Giggino ‘o ministro”, che ormai aveva già pagato il debito con la giustizia, si era speso per la sua campagna elettorale.

La situazione di Castellammare di Stabia, paesone della provincia di Napoli, è molto delicata: le inchieste della magistratura negli anni, nei decenni, hanno mostrato la stretta connivenza tra politica e clan. L’ultima inchiesta aveva riguardato le amministrative del 2018: sfociata in 16 arresti a fine marzo, aveva documentato che anche quelle elezioni erano state inquinate dai clan, in particolare dai D’Alessandro, che avevano sostenuto Forza Italia.

“È inaccettabile quello che è accaduto ieri pomeriggio nell’aula del Consiglio comunale di Castellammare di Stabia – commenta il senatore Sandro Ruotolo – la maggioranza guidata dal sindaco Gaetano Cimmino elegge presidente del consiglio Emanuele D’Apice, figlio del pregiudicato di camorra, deceduto, Luigi D’Apice, conosciuto con il soprannome di ‘o ministro. Questo rappresenta un vero insulto alle istituzioni, alle persone perbene. Il Ministro dell’Interno e il Prefetto di Napoli non devono attendere un minuto in più per la nomina della commissione d’accesso al Comune di Castellammare di Stabia come più volte abbiamo richiesto in interrogazioni e question time. Occorre fare chiarezza e capire attraverso la commissione d’accesso se la camorra condiziona le scelte politiche dell’amministrazione”

Dopo il consiglio comunale di ieri torna a chiedere la commissione d’accesso al comune il senatore di sinistra Sandro Ruotolo. Sui rapporti tra camorra e politica a Castellammare è intervenuto in Parlamento già il Ministro dell’Interno Lamorgese. “È inaccettabile quello che è accaduto ieri pomeriggio nell’aula del Consiglio comunale di Castellammare di Stabia, la maggioranza guidata dal sindaco Gaetano Cimmino elegge presidente del consiglio Emanuele D’Apice, figlio del pregiudicato di camorra, deceduto Luigi D’Apice conosciuto con il soprannome di ‘O ministro. Il neo presidente prende la parola e, tra gli applausi e la commozione, ringrazia il padre ‘suo faro'”. Continua Ruotolo: “Ciò che è accaduto rappresenta un vero insulto alle istituzioni, alle persone perbene. Il ministro dell’Interno, il Prefetto di Napoli non devono attendere un minuto in più per la nomina della commissione d’accesso al comune di Castellammare di Stabia come più volte abbiamo richiesto in interrogazioni e question time. Già a fine marzo un’ordinanza di 16 arresti emerse in alcune intercettazioni che il clan D’Alessadro avrebbe sostenuto Forza Italia alle ultime amministrative. Occorre fare chiarezza e indagare attraverso la Commissione d’accesso se la camorra condiziona e orienta le scelte politiche dell’amministrazione” – conclude il senatore Ruotolo, come riporta il Corrierino anche Italia Viva ha contestato .Applaude il sindaco Cimmino che lo ha voluto sulla poltrona più prestigiosa di Palazzo Farnese dopo la sua. Ma a meno di 24 ore da quegli applausi il senatore Ruotolo torna a chiedere la commissione d’accesso al comune per indagare sui rapporti tra camorra e politica, poi interviene anche Italia viva. “È vero che le colpe dei padri non ricadono e non debbono ricadere sui figli ma le parole del consigliere D’Apice all’atto dell’insediamento, quale Presidente del Consiglio Comunale di Castellammare di Stabia, che individua precisamente nel padre, il faro della sua attività politica, sono estremamente gravi e preoccupanti. Sono altri, uomini e donne dello Stato, delle Istituzioni della Chiesa ad essere ‘fari’ della nostra attività politica non certamente un uomo che la giustizia italiana ha condannato come camorrista” – dichiara Buonajuto, coordinatore regionale di ItaliaViva, Dimissioni del presidente del consiglio comunale. A chiederle è il Partito Democratico di Castellammare di Stabia. «La segreteria cittadina del PD di Castellammare di Stabia, riunita alla presenza del Segretario della federazione Marco Sarracino e del Presidente Paolo Mancuso, condanna con forza le primissime dichiarazioni del consigliere D’Apice eletto alla Presidenza del Consiglio Comunale. Per l’ennesima volta assistiamo allo svilimento delle istituzioni. Non possiamo concordare e riconoscerci con chi dovrebbe rappresentare l’intera assemblea cittadina ed invece esalta “valori” che hanno rappresentato per decenni la mortificazione del nostro territorio. Riteniamo di una gravità inaudita il tributo che il Sindaco e l’intera maggioranza hanno manifestato alla conclusione del suo inaccettabile intervento. Traspare nelle parole del neopresidente e nell’atteggiamento del Sindaco una sfida allo Stato, su quanto è emerso e su quanto è stato già denunciato con la richiesta della Commissione d’accesso dal PD e da altre forze politiche. Il Partito Democratico chiede sin da subito le dimissioni del Presidente del Consiglio Comunale, e, in sinergia con le opposizioni, continuerà a vigilare  sull’azione di questa inadeguata amministrazione comunale, chiamando a raccolta, come auspicato dal Procuratore Cafiero De Raho, le migliori forze sociali e civili della città» recita la nota a firma del Partito Democratico – Castellammare di Stabia – Federazione Metropolitana di Napoli

Così il Corriere del Mezzogiorno

Suo padre è stato condannato per associazione camorristica nel 2004 e Emanuele D’Apice, nominato ieri sera presidente del consiglio comunale di Castellammare di Stabia, a chi lo critica risponde così: «Mio padre ha pagato per gli errori commessi e, in seguito, ha profuso ogni sforzo per formare e crescere nel segno della cultura della legalità tre figli, tre professionisti affermati». La vicenda sta scatenando polemiche politiche tra gli oppositori della giunta di centrodestra, guidata dal sindaco Gaetano Cimmino. Anche perché, Emanuele D’Apice, giovanissimo consigliere comunale già al suo secondo mandato ed eletto nel consesso civico con il maggior numero dei voti, dopo l’elezione a presidente del consiglio ha dedicato la sua nomina al padre defunto, per il merito di avergli saputo trasmettere «valori ed educazione» ai quali egli si ispira. Parole che i consiglieri di maggioranza hanno applaudito. Il senatore del Gruppo Misto, Sandro Ruotolo chiede per questa ragione che il prefetto di Napoli invii a Castellammare di Stabia una Commissione d’accesso, anche in considerazione di inchieste che ancora adesso pendono sul Comune. «Gli errori dei padri non ricadano sui figli — afferma il sindaco Cimmino — non ho dubbi sulla trasparenza, sul senso delle istituzioni, sui valori morali e professionali di Emanuele D’Apice. Gli errori di un genitore non possono e non devono ricadere sui figli. Emanuele è un giovane serio e perbene, cresciuto con valori sani, ed è un professionista stimato da tutti. Il vero insulto alle istituzioni arriva da chi strumentalizza l’antimafia per ragioni politiche. Queste accuse sono infamanti nei confronti di una persona che si è sempre battuta per il bene dei cittadini e si è conquistato passo dopo passo, con onestà e impegno, il suo spazio nel mondo della politica».

Le opposizioni

«È vero che le colpe dei padri non ricadono sui figli ma, pur comprendendo l’affetto umano che lega un figlio al proprio genitore, tali dichiarazioni all’interno di uno spazio istituzionale e i successivi applausi da parte della maggioranza, risultano assolutamente inopportuni a fronte di comportamenti estremamente gravi sanzionati dalla comunità», affermano i consiglieri comunali del Movimento 5 Stelle Francesco Nappi e Laura Cuomo, il consigliere regionale Luigi Cirillo e le deputate Carmen Di Lauro e Teresa Manzo che ricordano «la figura di suo padre, Luigi D’Apice, deceduto un anno fa e condannato per concorso in associazione camorristica nel 2004». «Sono grato a mio padre per gli insegnamenti che mi ha dato nel segno del riscatto: non cedere mai all’illegalità, andare sempre a testa alta – afferma con orgoglio D’Apice – Sono fiero di ciò che questa amministrazione sta mettendo in campo. Non temiamo alcunché, i nostri sforzi in materia di trasparenza, cultura e lotta ad ogni tipo di malaffare sono sotto gli occhi di tutti. Chi strumentalizza queste posizioni mi fa solo schifo. Sono questi i mezzi che usano per fare politica? Siamo veramente stufi, basta». (fonte Ansa)

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