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Castellammare, donna salvata da Padre Pio. Ora sei medici indagati , con lei fu operata anche donna di Positano

C’è voluto un miracolo per salvare la donna a Castellammare di Stabia, originaria di Gragnano in provincia di Napoli, ma i giudici vogliono vederci chiaro su chi avrebbe potuto portarla in coma. E’ diventata famosa per la bellissima testimonianza di ringraziamento a Padre Pio fatto con un video sul suo profilo facebook , ma prima di andare in coma fu operata a Caserta, ora la Procura vuole capire se si è trattato di un caso di malasanità, finito “miracolosamente” bene, o altro.

Con lei fu operata anche una donna della perla della Costiera amalfitana. A parlarne con dovizia di particolari  Dario Sautto sul Mattino di Napoli .

Un mese fa, in un video pubblicato sui social, Felicia Vitiello aveva annunciato di essersi risvegliata dal coma grazie all’intercessione di Padre Pio. Un miracolo voluto dal Santo di Pietrelcina, secondo la 30enne di Gragnano, che per oltre un mese aveva lottato per la vita per le conseguenze di un intervento di chirurgia estetica.

A poco meno di tre mesi da quell’operazione che ha rischiato di trasformarsi in tragedia, sono indagati a piede libero sei medici in servizio presso la clinica Iatropolis di Caserta: quel 19 febbraio altri sette pazienti (cinque donne e due uomini) con la 30enne subirono conseguenze per fortuna più lievi – dopo interventi chirurgici. Sono una 20enne residente a Positano, una 80enne di Pozzuoli, una 50enne di Napoli, un 40enne e una 72enne di Caserta, una 35enne di Castellammare e un 25enne di Avellino. Tutti furono sottoposti a piccole operazioni, mentre Felicia subì una mastoplastica, intervento più complesso e invasivo.

I cinque chirurghi dell’equipe che eseguì le operazioni sono accusati dalla Procura di Santa Maria Capua Vetere (pm Gerardina Cozzolino) di lesioni personali colpose in ambito sanitario, mentre l’anestesista della struttura privata casertana risponde del reato di somministrazione di medicinali guasti.

L’ipotesi degli inquirenti è molto lineare: escluso che potessero esserci problemi di igiene all’interno della sala operatoria, è emerso che a tutti i pazienti quel giorno fu somministrato un anestetico forse scaduto o difettoso, il Propofol, che poi avrebbe causato infezioni a tutti i degenti. Con conseguenze dal giorno successivo drammatiche, soprattutto per Felicia Vitiello.

La giovane mamma gragnanese che era stata sottoposta all’operazione più lunga e che necessitava di una dose maggiore di anestetico al risveglio accusò immediatamente un malore.

IL RISVEGLIO

La 30enne fu ricoverata in terapia intensiva, in stato di coma. Gli esami clinici stabilirono che Felicia era stata colpita da un’infezione batterica multiorgano, probabilmente proprio in seguito a quell’operazione di chirurgia estetica al seno, ed era in pericolo di vita.

Il quadro clinico precipitò e secondo i medici c’erano poche speranze di salvezza. Quando ormai la situazione sembrava compromessa e la vita della 30enne appesa a un filo, la giovane mamma di Gragnano si è risvegliata, raccontando del miracolo ricevuto per intercessione di San Pio.
Nel frattempo, però, la Procura sammaritana aveva aperto un’inchiesta, subito dopo la denuncia dei familiari di Felicia Vitiello che si sono rivolti all’avvocato Francescopaolo De Rosa per capire se ci fossero responsabilità o colpe mediche. La settimana prossima il pm conferirà l’incarico per la perizia medico-legale, anestesiologica e infettivologica a quattro consulenti per stabilire le cause dell’infezione, le eventuali conseguenze sulla salute futura dei pazienti e se ci siano responsabilità penalmente rilevanti. Tre specialisti (in medicina legale Luca Lepore, in anestesia e cardiologia Francesco Diurno e in malattie infettive Vincenzo Iovinella) effettueranno una perizia medico legale, mentre la responsabile del reparto di Microbiologia dell’ospedale Sant’Anna e San Sebastiano di Caserta, la dottoressa Rita Greco, si occuperà di analizzare i residui presenti nelle fiale di Propofol utilizzate per l’anestesia, per capire se fossero in qualche modo contaminate.

La stessa clinica, la «città della medicina» specializzata nella fecondazione assistita, era stata al centro di una vicenda simile quando una giovane donna salernitana, Annabella Benincasa, era finita in stato vegetativo dopo un intervento al seno. In quel caso la clinica Iatropolis fu condannata in sede civile a riconoscere un maxi risarcimento ai familiari della paziente, costretta a cure sempre più complesse e costose.

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