Quantcast

Carla Fracci e il ricordo delle amicizie nate a Sorrento, Ischia e Positano

«Sì, a 80 anni vado in scena con un balletto nuovo, creato apposta per me. Un viaggio tra ieri e oggi che si conclude con uno sguardo positivo verso il futuro con l’ingresso di alcune giovanissime allieve della scuola di ballo». Carla Fracci raccontava così a «Il Mattino» lo spettacolo «Domani, futuro di giovinezza- La musa della danza. Auguri Carla!», la coreografia di Picone che la vedeva protagonista al San Carlo in occasione dei suoi 80 anni, nell’ottobre del 2016. Lo scrive Donatella Longobardi nell’edizione odierna de Il Mattino.

Al suo fianco, come prestanti boys, Fabio Gison, Marco Spizzica, Massimo Sorrentino, Marcello Pepe, Fortunato D’Angelo e Giuseppe Ciccarelli. E un giovanissimo allievo della scuola di danza del teatro, Marco Fiorentino, cui la diva insegnava i primi passi. Ad invitarla era stato proprio Giuseppe Picone, allora direttore della compagnia sancarliana, suo partner in varie occasioni e nel 1988 scelto dalla Fracci e Menegatti per interpretare Nijinsky bambino quando aveva 11 anni ed era uno dei più promettenti allievi della scuola di ballo napoletana.Ma il rapporto di stima e affetto della grande étoile con Napoli risale a molti anni prima. E si lega all’amicizia del marito Beppe Menegatti con Eduardo De Filippo. «Con lui che recitava in scena, danzai nel finale di Filumena Marturano a Roma al Teatro Tenda, era il 78. Eduardo mi prestò la poltrona usata dalla sorella Titina nella commedia e mai utilizzata dopo la scomparsa dell’attrice. Un onore enorme, una cosa che non potrò mai dimenticare e che porto nell’album delle cose più care insieme alla lettera che il grande drammaturgo mi scrisse il giorno dopo: «E ora diceva dopo questa meravigliosa Filumena, cara Carla ti voglio bene come a una sorella». Anni dopo quella piéce diventò uno spettacolo di danza proprio al San Carlo, teatro che ora ha ricordato la Fracci con un semplice «Grazie» e una bella foto sulla pagina Facebook. Dal sindaco De Magistris, che del teatro è presidente del cdi, invece, alcune parole affettuose: «Carla regina assoluta della danza. Napoli e il San Carlo ti ricorderanno sempre con tanto affetto e gratitudine per ciò che hai fatto nella nostra città e per l’amore che nutrivi per il nostro teatro». E il governatore De Luca: «Un talento artistico unico per grazia, eleganza e bellezza, la ricordiamo al San Carlo con commozione e affetto». Mentre anche il rettore del Suor Orsola, D’Alessandro, memore di una giornata di cinque anni fa in cui l’étoile incontrò gli studenti del liceo coreutico e dei corsi in Scienze dello Spettacolo, ha sottolineato come «la scomparsa di Carla Fracci consegna questa artista straordinaria al pantheon delle personalità italiane di livello mondiale del secolo ventesimo».Perché la Fracci a Napoli aveva segnato la storia della danza, e non solo con il breve periodo, alla fine degli anni 80, in cui fu direttore della compagnia sancarliana. Alessio Buccafusca, celebre fotografo di danza, la ricorda nell’82 mentre si festeggiava il risultato di Italia-Germania e la vittoria nel Mondiale di Spagna e al San Carlo si teneva il festival della danza. «Lei doveva ballare Giselle ma la sala era mezza vuota, fuori c’era il pandemonio. E lei rifiutava di presentarsi in scena. Io andai alla scuola e feci scendere tutti gli allievi presenti che erano a lezione con Tony Ferrante, poi sollecitai il direttore di sala che in breve riuscì a far arrivare un altro centinaio di persone perché sentendo che c’era la Fracci in tanti corsero in teatro. E lo spettacolo si fece. Dopo lei mi dette un buffetto sulla guancia: Sei un monello’. Fu Boccafusca, poi, a ritrarla in una delle immagini più iconiche della sua arte, i capelli sul viso, le mani tremanti, lo sguardo perduto di Giselle morente.

In fondo, per anni Napoli è stata una casa per la coppia Fracci-Menegatti. Tanti i soggiorni a Chiaia ospite dell’amica Giuliana Gargiulo, corsa a Milano per stare accanto alla étoile negli ultimi momenti di vita. Segno di un’amicizia antica e sincera, nata anche questa grazie a De Filippo, e proseguita con frequentazioni intense, a Sorrento nella villa Gargiulo, a casa dei Menegatti in Toscana e a Venezia. Mentre a Ischia si ricordano le vacanze nella villa di Gaetano Altieri, a Positano quelle nella villa di Zeffirelli. Perché qui Carla tornava sempre con piacere. Sempre al San Carlo, nel salone degli Specchi, incontrò il Rotary Club Posillipo per avviare un doposcuola di danza a Vigliena per i bambini di famiglie bisognose. Nel 2016 in teatro fu anche ospite d’onore della serata organizzata da «Il Mattino» per presentare Dolce vita l’album di canzoni italiane e napoletane di Jonas Kauffman per Sony classical. Dell’anno dopo, poi, in occasione di un premio in conservatorio, la visita al museo e alla biblioteca del San Pietro a Majella dove aveva scoperto i tesori nascosti della musica napoletana e di una cultura antica tutta sempre da valorizzare. Anche lì nacque l’idea di un balletto per celebrare la città, ma non se ne fece nulla. Peccato.

Commenti

Translate »