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Assist di De Masi a Scurati presidente della Fondazione Ravello “Ora può diventare la Salisburgo del Mediterraneo”

Assist di De Masi a Scurati presidente della Fondazione Ravello “Ora può diventare la Salisburgo del Mediterraneo”. Il sociologo Domenico De Masi interviene in maniera articolata e strutturata sulla Fondazione Ravello, che era il motore della cultura e del turismo intellettuale della Costiera amalfitana, ora ancora commissariata dalla Regione Campania. De Masi è stato uno degli ideatori e fondatori della Fondazione, con Secondo Amalfitano, oltre ad esserne il primo autorevole Presidente “Sarebbe la prima volta che un ravellese arrivi a presidiare la Fondazione.. Ora potrebbero esserci le condizioni per far diventare Ravello la Salisburgo del Mediterraneo”. Una enfasi caratteristica da parte di De Masi che fa l’occhiolino al sindaco Salvatore Di Martino e al Governatore Vincenzo De Luca.

Ecco l’articolo completo come apparso oggi su Repubblica Napoli

La Fondazione Ravello ha sempre goduto di ottima salute, con i conti in ordine, una gestione impeccabile dei beni culturali a lei affidati e un festival estivo di altissima qualità, puntualmente realizzato. Ciò nonostante, per reconditi motivi, è rimasta commissariata per un paio di anni, in cui medici maldestri si sono avvicendati al capezzale di un malato immaginario e sanissimo, rischiando di ammazzarlo. Non ci sono riusciti e ora, finalmente, la Fondazione potrebbe ripartire alla grande. Manca però il presidente e la sua nomina si è trasformata in una ennesima occasione regionale per esibire il meglio del pressappochismo e della confusione mentale. Intanto si avvicina la scadenza del festival, che richiede mesi di progettazione ma che è ancora in altro mare. Dopo un primo conato di insediamento, subito finito in kermesse tragicomica, ora, miracolosamente, il toto-nomine pare essersi orientato su una personalità di massimo rispetto, con tutte le carte in regola. Antonio Scurati, infatti, è un intellettuale di fama internazionale; conosce benissimo il paese e la Costiera; è amato dai ravellesi; conosce altrettanto bene la Fondazione per avervi lavorato con ottimi risultati, dirigendo per due anni la sezione letteraria del Festival. Praticamente è la prima volta che una grande istituzione ravellese sarebbe presieduta da un ravellese. Anche la congiuntura è favorevole: ora la Fondazione ha un nuovo statuto regolarmente approvato; le cariche apicali sono coperte; ha un corposo finanziamento annuale dalla Regione; gestisce numeroso e prestigiose strutture, compreso l’Auditorium di Niemeyer, per realizzare spettacoli sia al chiuso che all’ aperto; buona parte del personale è ormai collaudato. Il contesto in cui opera è unico al mondo: un paese universalmente ammirato, di 2.500 abitanti, con diciannove alberghi (di cui molti a 5 stelle) e più di cento bed e breakfast, ville favolose e una popolazione intelligente, professionalmente capace di fornire servizi turistici di altissima qualità. Ora, dunque ci sono tutte le condizioni per fare di Ravello ciò che, insieme a Antonio Bassolino, enfaticamente chiamavo “la Salisburgo del Mediterraneo”, cioè un sistema completo di uomini e cose in cui bellezze naturali e beni culturali, strutture turistiche e locations rare per eventi rari concorrono a creare un punto di riferimento intellettuale, artistico, storico, ecologico, unico al mondo, collocato al centro del più mitico mare. Antonio Scurati ha l’ intelligenza e la capacità per riprendere la marcia impressa alla Fondazione nel primo periodo, apportando a sua volta ulteriori idee geniali e nuove spinte creative. Quella marcia era improntata a una serie di criteri poi dismessi ma che Scurati, se li riterrà tuttora validi, potrebbe riprendere. Nella sua prima fase la Fondazione adottò come priorità assoluta la crescita culturale degli abitanti di Ravello e della Costiera. Perciò il Festival uscì dal chiuso elitario di Villa Rufolo per coinvolgere l’intero territorio, con fertili puntate anche nei paesi vicini e persino a Salerno. Tutta la popolazione fruiva di una tessera con cui assistere agli spettacoli a metà prezzo, e gratuitamente a tutte le prove generali. Molti incontri letterari, scientifici, musicali e teatrali erano a ingresso gratuito per gli abitanti e i turisti. Altrettando prioritaria era considerata la formazione professionale dei giovani locali attraverso una Scuola estiva di management della cultura. D’inverno, agli allievi delle scuole elementari e medie era riservata la formazione musicale con appositi corsi realizzati in collaborazione con il distretto didattico. L’ ambizione della Fondazione era fare di Ravello la prima località di turismo destagionalizzato di tutto il Sud, con quattro festival, uno per stazione, rispettivamente dedicati alla natura (primavera), all’ interdisciplinarietà (estate), alle avanguardie (autunno) e alla spiritualità (inverno). L’ altra ambizione era quella di svezzare man mano il Festival dai finanziamenti pubblici (da convogliare invece sulla manutenzione dei monumenti e sull’ arredo urbano) per avvalersi sempre più di sponsorizzazioni drenate da aziende private, nazionale e multinazionali. Nei primi otto anni di vita della Fondazione. Il budget complessivo era di circa due milioni di euro l’anno e il contributo della Regione era di soli 300.000 euro. Questo rapporto andrebbe rapidamente ristabilito anche per evitare illegittime incursioni della politica nelle scelte culturali. Il programma di ogni edizione del Festival, pur mantenendo Wagner come nume tutelare, era articolato in oltre cento eventi distribuiti in otto sezioni dedicate ad altrettanto campi del sapere per soddisfare i vari gusti culturali degli abitanti e dei turisti. La quantità delle sponsorizzazioni e la qualità delle strategie che la Fondazione potrà mettere in forma non dipende solo dal prestigio del presidente ma anche dall’ eccellenza dei programmi, la cui approvazione dipende a sua volta dalla qualità dei membri del Consiglio di Indirizzo. È perciò necessario che il Consiglio torni ai fasti del primo periodo, con personalità di altissimo livello, apprezzate in ambito nazionale e internazionale, competenti in tutte le materie implicate nell’ attività interdisciplinari della Fondazione. Insomma, l’occasione che si presenta a Ravello con la presidenza di Scurati è tanto unica quanto attesa: si tratta, infatti, di un docente universitario e scrittore di fama internazionale che risiede periodicamente nel paese fin dall’ infanzia, ne è cittadino onorario, ne conosce l’antropologia, il valore e gli aspetti critici. Ora spetta al presidente della Regione e al sindaco di Ravello accelerare i tempi di questa nomina annunciata. E spetta ai ravellesi di corrispondere a questa fortunata congiunta assicurando al neo-presidente, quando finalmente si sarà insediato, una collaborazione generosa ed entusiasta.

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