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Victim Blaming. Quando la donna vittima di violenza sessuale viene colpevolizzata

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    Victim Blaming. Quando la donna vittima di violenza sessuale viene colpevolizzata  Spesso le donne vittime di violenza vengono (anche solo in parte) colpevolizzate. Persino da altre donne. Ecco perché e come contrastare questo fenomeno
    Il Victim Blaming corrisponde al seguito che non ti aspetti. È quel meccanismo che, davanti a un episodio di violenza di genere, porta le persone ad attribuire una certa colpa dell’accaduto alla vittima. E a pensare: “Se l’è cercata”. Arrivando così a scagionare, almeno in parte, il solo e unico responsabile del reato.

    Il Victim Blaming è un fenomeno che non dovrebbe mai verificarsi e che, invece, serpeggia spesso nella collettività di fronte a casi di stupro e a quelli di violenza domestica ma anche, per citare un ulteriore e più recente filone di reati, in caso di Revenge Porn. Ossia di diffusione illecita di immagini o video sessualmente espliciti. È il caso (che tanto ha fatto discutere negli ultimi giorni) della maestra piemontse, “licenziata” a seguito della diffusione di un suo video intimo da parte dell’ex fidanzato. E in difesa della quale si sono schierati molti personaggi noti, come Claudio Marchisio, Chiara Ferragni e Fiorella Mannoia.

    Ma come è possibile che, di fronte a certi casi di cronaca (e non solo), il Victim Blaming prenda il posto di una visione più lucida dei fatti e di un atteggiamento più solidale nei confronti di chi ha subìto il reato? Quali fattori, più o meno inconsci, inducono molte persone ad attribuire anche solo una colpa parziale alla vittima di violenza di genere? Lo abbiamo chiesto a Laura Rivolta, psicoterapeuta e sessuologa di Milano.

    «Sono diversi i motivi che portano frequentemente le persone ad attribuire una “parziale colpa” dell’accaduto alla vittima. Un primo potente fattore che confonde e porta a puntare il dito contro la donna sono gli antichi retaggi culturali, di stampo maschilista. Ossia l’idea che certe libertà (per esempio, quella di fare tardi la sera, bere alcolici o vivere la sessualità senza inibizioni), siano normali per un uomo e non per una donna. E quindi, per esempio, di fronte a donne vittime di Revenge Porn, molte persone tendono a pensare che, in fondo, se la donna fosse stata più prudente e si fosse tenuta alla larga da certe situazioni, non sarebbe successo nulla».

    Quali altri fattori possono favorire il Victim Blaming?
    «Molto dipende anche da chi colpevolizza la vittima. Di fronte a un caso di violenza di genere, uomini e donne tendono ad attribuire una colpa (totale o parziale) alla vittima per ragioni diverse».

    Cosa spinge gli uomini a colpevolizzare la vittima?
    «Una sorta di solidarietà nei confronti di chi ha commesso il reato. Per esempio, nel caso di Revenge Porn, molti uomini, se sentono di avere in comune qualcosa con chi ha diffuso quel tipo di contenuti (come, per esempio, la rabbia per la fine della propria relazione o il sottile desiderio di ferire la propria ex partner) avvertono l’istinto di difenderli. Insomma, è come se scattasse in loro un meccanismo di difesa del proprio simile»

    Perché invece, in molte donne, non scatta l’istinto di difendere una propria simile? Perché spesso sono proprio le donne a puntare il dito contro la vittima?
    «Per la paura di subìre la stessa sorte, unita all’illusione che sia possibile evitarla mantenendo il controllo della situazione a monte. Individuare errori o imprudenze nel comportamento della vittima aiuta una donna a pensare: “Io non farò mai il suo stesso errore e quindi non subirò mai il suo stesso destino”. Insomma, l’attribuzione di errori alla vittima spesso aiuta la donna a sentirsi più sicura. Questo meccanismo ha proprio un nome: si chiama “illusione di controllo”.»

    Nei casi di Revenge Porn, ci sono altri fattori che portano le donne a colpevolizzare le vittime?
    «Sì. A volte, dietro lo sdegno di molte donne di fronte alla diffusione illecita di immagini o video hot, può nascondersi un sottile e vago senso di invidia per la vittima. Ossia un sottile e vago senso di invidia per un modo diverso di vivere il proprio corpo e la sfera intima. Un modo più libero e disinibito del proprio.»

    Come si può prevenire e combattere il Victim Blaming?
    «Cercando di lavorare – all’interno della famiglia e del contesto scolastico – su più aspetti legati alla sfera educativa ed emotiva. Ma anche sul linguaggio.»

    Può indicarci, nel dettaglio, qualche antidoto al Victim Blaming legato agli episodi di violenza di genere?

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